e.inglese ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 1 decennio fa

Tema su attila e gli unni.?

perfavore mi potete dire come impostarlo, mi fata un inizio, una parte centrale e una finale. aiuto e per il compito in classe di domani.

2 risposte

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  • Risposta preferita

    questo lo feci come compito l'anno scorso:Il popolo degli Unni, poco noto agli antichi storici, abita al di là delle paludi Meotiche lungo l’oceano glaciale e supera ogni limite di barbarie.

    Siccome hanno l’abitudine di solcare profondamente con un coltello le gote ai bambini appena nati, affinchè il vigore della barba, quando spunta al momento debito, si indebolisca a causa delle rughe delle cicatrici, invecchiano imberbi, senz’alcuna bellezza e simili ad eunuchi.

    Hanno membra robuste e salde, grosso collo e sono stranamente brutti e curvi, tanto che si potrebbero ritenere animali bipedi o simili a quei tronchi grossolanamente scolpiti che si trovano sui parapetti dei ponti.

    Per quanto abbiano la figura umana, sebbene deforme, sono così rozzi nel tenor di vita da non aver bisogno né di fuoco né di cibi conditi, ma si nutrono di radici di erbe selvatiche e di carne semicruda di qualsiasi animale, che riscaldano per un po’ di tempo fra le loro cosce ed il dorso dei cavalli. Non sono mai protetti da alcun edificio, ma li evitano come tombe separate dalla vita d’ogni giorno.

    Neppure un tugurio con il tetto di paglia si può trovare presso di loro, ma vagano attraverso montagne e selve, abituati sin dalla nascita a sopportare geli, fame e sete. Quando sono lontani dalle loro sedi, non entrano nelle case a meno che non siano costretti da estrema necessità, né ritengono di essere al sicuro trovandosi sotto un tetto. Adoperano vesti di lino oppure fatte di pelli di topi selvatici, né dispongono di una veste per casa e di un’altra per fuori.

    Ma una volta che abbiano fermato al collo una tunica di colore sbiadito, non la depongono né la mutano finché, logorata dal lungo uso, non sia ridotta a brandelli. Usano berretti ricurvi e coprono le gambe irsute con pelli caprine e le loro scarpe, poiché non sono state precedentemente modellate, impediscono di camminare liberamente. Per questa ragione sono poco adatti a combattere a piedi, ma inchiodati, per così dire, su cavalli forti, anche se deformi, e sedendo su di loro alle volte come le donne, attendono alle consuete occupazioni.

    Stando a cavallo notte e giorno ognuno in mezzo a questa gente acquista e vende, mangia e beve e, appoggiato sul corto collo del cavallo, si addormenta così profondamente da vedere ogni varietà di sogni. E nelle assemblee in cui deliberano su argomenti importanti, tutti in questo medesimo atteggiamento discutono degli interessi comuni.

    Non sono retti secondo un severo principio monarchico, ma, contenti della guida di un capo qualsiasi, travolgono tutto ciò che si oppone a loro. Combattono alle volte se sono provocati ed ingaggiano battaglia in schiere a forma di cuneo con urla confuse e feroci. E come sono armati alla leggera ed assaltano all’improvviso per essere veloci, così, disperdendosi a bella posta in modo repentino, attaccano e corrono qua e là in disordine e provocano gravi stragi.

    Senza che nessuno li veda, grazie all’eccessiva rapidità attaccano il vallo e saccheggiano l’accampamento nemico. Potrebbero poi essere considerati senz’alcuna difficoltà i più terribili fra tutti i guerrieri poiché combattono a distanza con giavellotti forniti, invece che d’una punta di ferro, di ossa aguzze che sono attaccate con arte meravigliosa, e, dopo aver percorso rapidamente la distanza che li separa dagli avversari, lottano a corpo a corpo con la spada senz’alcun riguardo per la propria vita.

    Mentre i nemici fanno attenzione ai colpi di spada, quelli scagliano su di loro lacci in modo che, legate le membra degli avversari, tolgono loro la possibilità di cavalcare o di camminare. Nessuno fra loro ara né tocca mai la stiva di un aratro. Infatti tutti vagano senza aver sedi fisse, senza una casa o una legge o uno stabile tenor di vita. Assomigliano a gente in continua fuga sui carri che fungono loro da abitazione.

    Quivi le mogli tessono loro le orribili vesti, qui si accoppiano ai mariti, qui partoriscono ed allevano i figli sino alla pubertà. Se s’interrogano sulla loro origine, nessuno può dare una risposta, dato che è nato in luogo ben lontano da quello in cui è stato concepito ed in una località diversa è stato allevato. Sono infidi ed incostanti nelle tregue, mobilissimi ad ogni soffio di una nuova speranza e sacrificano ogni sentimento ad un violentissimo furore.

    Ignorano profondamente, come animali privi di ragione, il bene ed il male, sono ambigui ed oscuri quando parlano, né mai sono legati dal rispetto per una religione o superstizione, ma ardono d’un’immensa avidità di oro. A tal punto sono mu-tevoli di temperamento e facili all’ira, che spesso in un sol giorno, senza alcuna provocazione, più volte tradiscono gli amici e nello stesso modo, senza bisogno che alcuno li plachi, si rappacificano.

  • Anonimo
    1 decennio fa

    Pare che gli Unni europei fossero il ramo occidentale della stirpe degli Xiongnu (Xiōngnú, 匈奴), tribù nomadi antenate dei Mongoli e dei Turchi, originarie della Cina nord-orientale e dell'Asia centrale. Gli Unni riuscirono ad ottenere la supremazia militare sulle popolazioni rivali, più acculturate e civilizzate, grazie alla loro abilità nel combattimento, alla capacità di spostarsi con una straordinaria facilità e di usare armi come l'arco unno.

    La data di nascita di Attila si aggira intorno al 406. Perse il padre da bambino. Secondo il costume unno, imparò ad andare a cavallo prima ancora di imparare a camminare. A cinque anni già sapeva combattere con arco e frecce. [4]

    All’inizio del V secolo Roma concluse un trattato di pace con il re Rua, zio di Attila, in base al quale l’Urbe doveva pagare un tributo annuale di 160 chili d’oro ed entrambi gli schieramenti trattenevano ostaggi di alto rango come garanzia. Tra gli ostaggi, ci fu anche Attila, mandato a vivere a Ravenna, nell’Impero Romano d’Occidente. Qui Attila imparò il latino e fu testimone oculare del declino e della corruzione dell’Impero Romano. È durante questo soggiorno che Attila cominciò a disprezzare i costumi decadenti dei Romani e maturò l’odio che lo avrebbe fatto diventare il più pericoloso nemico di Roma. [5]

    A vent’anni Attila tornò tra la sua gente partecipando a numerose invasioni scatenate dallo zio Rua. Alla morte di questi nel 434, diventò re Bleda, il fratello ventisettenne di Attila, che si

    In quel periodo gli Unni stavano concordando con gli ambasciatori dell'imperatore Teodosio II il ritorno di numerosi fuggiaschi rifugiatisi entro i confini dell'Impero Bizantino. Un anno dopo, Attila e Bleda si incontrarono con i legati imperiali a Margus (l'odierna Požarevac) e, seduti a cavallo secondo l'usanza unna, conclusero un accordo molto vantaggioso con il quale i Romani accettarono non solo di riconsegnare le tribù dei fuggitivi, dai quali avevano ottenuto l'appoggio contro i Vandali, ma anche raddoppiarono il tributo in oro, allora pari a 350 libbre romane (circa 114,5 kg), aprirono i mercati ai commercianti unni e pagarono un riscatto di otto solidi per ogni Romano fatto da loro prigioniero. Soddisfatti dell'accordo, gli Unni levarono gli accampamenti dall'impero spostandosi verso i territori interni del continente, forse con l'intento di consolidare e rafforzare il proprio dominio. Teodosio ne approfittò per fortificare le mura di Costantinopoli, costruire le prime mura verso il mare ed erigere baluardi difensivi lungo il corso del Danubio.

    Gli Unni non ebbero scontri con i Romani durante i cinque anni successivi, e mirarono all'invasione della Persia; ma una sconfitta subita in Armenia per la controffensiva persiana, li costrinse a rinunciare alla conquista del paese. Nel 440 fecero di nuovo la loro comparsa sui confini dell'impero sanciti con il trattato aggredendo i mercanti sulla sponda settentrionale del Danubio. Attila e Bleda minacciarono una nuova guerra, asserendo che i Romani non avevano rispettato gli accordi presi e che il vescovo di Margus, nei pressi dell'odierna Belgrado, aveva attraversato il Danubio per saccheggiare e violare le tombe dei re degli Unni sulla riva settentrionale. Passarono il fiume e devastarono le città dell'Illiria e le fortezze, tra cui, secondo lo storico Prisco di Panion, Viminacium, iniziando la loro offensiva da Margus, poiché, quando i Romani negoziarono la liberazione del vescovo che li aveva offesi, costui passò in segreto dalla parte dei barbari ai quali, a tradimento, consegnò la città.

    Poiché Teodosio aveva rimosso i baluardi sul fiume dopo la presa di Cartagine da parte di Genserico, re dei Vandali nel 440, e l'invasione dell'Armenia da parte di Yazdegerd II della dinastia dei Sassanidi nel 441, nello stesso anno fu facile per Attila e Bleda aprirsi un varco attraverso l'Illiria per raggiungere i Balcani. L'esercito degli Unni, dopo aver saccheggiato Margus e Viminacium occupò Sigindunum (l'attuale Belgrado) e Sirmium (l'attuale Sremska Mitrovica), e poi sospese le operazioni militari. Seguì un periodo di stasi fino al 442, anno in cui Teodosio richiamò le truppe dal nord Africa ed ordinò che fosse coniata una nuova moneta per finanziare l'azione offensiva contro gli Unni; con questi preparativi, riteneva fosse meglio rifiutare le richieste dei loro re.

    La risposta di Attila e Bleda fu la ripresa della campagna d'invasione nel 443; compiendo razzie lungo il Danubio sottomisero i campi militari di Ratiera e conquistarono Naissus, oggi Niš con l'uso di arieti e torri d'assedio, equipaggiamenti militari di nuova concezione. Si racconta che quando Attila attaccò e devastò Naissus, le rive del fiume della città si coprirono di un tal numero di cadaveri che a causa del fetore di morte diventò impossibile per chiunque entrare a Naissus per anni e che Attila gongolasse davanti alle gesta di devastazioni compiute dai suoi uomini.[7] In seguito, le armate di Attila si impos

    Fonte/i: Le ho trovate su wikipedia, Stammi bene.
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