Anonimo
Anonimo ha chiesto in Musica e intrattenimentoMusicaTesti · 1 decennio fa

traduzione sweetest maleficia e darkness incarnate dei cradle of filth?

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  • 1 decennio fa
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    L'oscurità Incarnata

    “Qualcosa di più spesso della disperazione

    Continua a cavalcare l’aria di mezzanotte

    L’odore del sangue, il gusto della preda

    Ti spiamo nasconderti Gilles de Rais”

    Sotto l’afa d’agosto

    Dopo un banchetto e una festa

    Quando il vino speziato e la canzone

    Hanno più lontano scaldato le vene

    Al nono grado come i tenacoli*

    Trattengono un altro corpo nel loro ondeggiare

    Gilles si ritira dal fuochi avidi

    Che saranno color cenere i resti

    L’oscurità incarnata

    Demoni nel suo sperma

    Che una volta restava attaccato alle gole

    Dei bambini trascinati dalle cantine alle sue stanze

    Ora permea il castello

    Tutti quelli che dormono sognano della capra

    Quell’oscuro eclettico annunciatore del destino

    Gli usignoli cantavano della tragedia

    I sussurri erano fatti di blasfemia

    Vano, pazzo, questo bruto in disparte

    Strappava veli contaminato sopra l’amara verità

    I gradini correvano confusamente

    La sua camera assediata

    Dai fantasmi che protetti

    Nelle sue pellicce, rimorso

    Cercò di oberarlo

    Come una lanterna di malattia

    Che brillava sulle facce marcite

    Di quelli uccisi in forze

    L’oscurità incarnata

    Fantasmi che fuggono così indisposti

    Per il suo amore Satanico

    Di bambini trascinati dalle celle al suo banchetto

    Lui alzò un vento carnale in opposizione

    A quelli che sedevano in alto

    Uscendo di corsa nella foresta come una bestia

    Il vento della notte cantava della tragedia

    I sussurri erano fatti di blasfemia

    Vano, pazzo, questo bruto in disparte

    Strappava veli contaminato sopra la nuda verità

    La pazzia annuvolò ogni cosa

    Come un manto da licantropo

    E tra i suoi orrendi lineamenti lui vide

    Gli alberi diventare oscenità

    Lo sperma gocciola da ogni ramo

    Come se lui attecchisse la natura come una *******

    Le driadi** linguacciute sotto gonne di foglie

    Rami che si abbandonano quelli esili compiaciuti

    I beffardi orifizi e la foresta sulle sue ginocchia

    Poi una volta infatuato, i tronchi nodosi adesso crescevano

    Marcia, venerea, cancerosa, livida

    La coagulazione del suo sangue ad una orribile irascibile melodia

    “La morte è solo un questione di un piccolo dolore”

    Sotto il giallastro chiaro di luna

    In un paese delle meraviglie di dolore

    Gilles scappò al castello

    Terrorizzato e svuotato

    Cercò il suo letto di velluto rosso scuro

    E il sonno prestabilito

    Esausto, forzato nella monotonia

    Lo strisciare degli incubi venne di nuovo

    La pazzia annuvolò ogni cosa

    Come un manto da licantropo

    E tra i suoi orrendi lineamenti lui vide

    Centinaia di bambini uccisi

    Alcuni vennero strisciando sbudellati

    Al luogo dove lui li allungò ululanti a quattro zampe

    Cadaveri lacerati alle sue gambe e ginocchia

    Mentre lui ghermiva alla croce, supplicando il rinvio

    Da un Signore che si innalzò sopra la terribile scena

    Singhiozzò e pianse, nessuna voce era rimasta

    Per urlare, il sogno non era ancora sconfitto

    Lui sentì gli orrori sibilare al suo fianco, “Erode rinnegherai…”

    “Chi ode le lacrime dell’imbrunire?

    Chi dirige i pungiglioni così dispettosi?”

    “Oh miei carissimi angeli, andate a pregare da Dio per me”

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    Dolcissima Maleficia*

    “Ti evoco Barron**, Satana, Belzebù

    Dal Padre, il Figlio e lo Spirito Santo

    Dalla Vergine Maria e tutti i santi

    Per apparire in persone, così che puoi parlarci

    Ed esaudire i nostri desideri

    Vieni al mio invito e io ti concederò

    Qualunque cosa tu voglia, per quanto vile

    E la riduzione della mia vita”

    Si sarebbe alzato trionfante

    Tutto esausto

    Su una piuma di ali di corvo

    Trafficando con adulatori

    Che condividono la sua coppa

    Tra altre cose più gravi

    Alchimisti e maghi cucirono la sua testa

    Con il puzzo della pece e della mirra

    Il devoto svanì lentamente ma il pagano rimase

    Le candele ardevano piano e ancora nulla venne

    Sopportando segreti dorati da una fredda malevola razza

    Lui avrebbe voluto avere il suo demone!

    Lui avrebbe voluto il suo vizio!

    Tutto tranne la sua anima fu soggetto al sacrificio!

    Malgrado il loro aumento non un singolo capello

    Ogni cosa puzzava di stregoneria là

    Dalla cappella macchiata al prato all’inglese ornato di statue

    Nel Caprineum*** sul lago

    Alle calme cripte illuminate e lo squarcio dell’alba

    Scivolando giù dalle torri, odorava tutto di falso

    Lui aveva bisogno di risposte non consigli

    Aveva intenzione di escogitare

    Un lungo treno di torture per lo sciocco

    Che pensava che una seduta spiritica sarebbe bastata

    O vista, coperta di libellule

    La firma di Satana su un muro

    Dolcissima Maleficia

    La planchette a Blanchet****, dai fantasmi al prete

    Ritornando con un ragno per il banchetto velenoso

    L’astrologo italiano Prelati, fila peccato

    Le punte delle sue dita erano profumate di

    Lacrime dalle guance dei serafini

    In parte fascino e un martello

    Cadaverico e loquace

    Comanda in una voce di vette gelide

    Lui avrebbe voluto avere il suo demone!

    Lui avrebbe voluto il suo oro!

    Fuori controllo l’anima di Gilles fu venduta

    Sotto il vischio e la neve scintillante

    Baciandosi nell’ombra dei salvatori abbandonati

    (Dalla sala del banchetto ai cancelli stabili

    Un cimitero muta nel tono

    Affondato sopra il castello come un peso papale

    O una profonda pietra filosofale)

    L’aria era nauseabonda di trepidazione

    Disperazione e disperazione

    Poi lui stabilì il suo accordo nel sangue

    Ora tutto era ricco e addobbato

    Vino fragrante per un mer...so prato

    Il suo nuovo mondo aperto con un’alluvione di vino rosso

    Il tempo era giusto, questa infelice notte

    Per incidere i cerchi uniformi di nuovo…

    Mentre un labirinto di rasoi condusse un uomo cieco alle stelle

    Così anche Prelati portò il buio

    Il suo nome era Barron, occhi come catrame catastrofico

    Imbevuti di fuoco

    Lo sfamavano brandelli d’infanti su un altare pieno di cicatrici

    Impigliato in un sogno

    Gli specchi pieni di vapore

    Lui inadeguato potrebbe vedere il viso di Giovanna riflettersi attraverso

    Il suo ultimo tentativo di aggrapparsi a Dio

    Giace infangato in una santa nebbia

    E adesso ci fu solo il diavolo a incalzare

    Gilles fu avvolto in un incantesimo di velluto

    Dell’Inferno e le seduzioni di lei

    I giorni assassinati come un Cesare passato

    Barron, sputando acido, come sua guida magica

    Illumina pire demoniache dove una volta braci morenti si contorcevano

    Dolcissima Maleficia

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