Mimmo L ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 1 decennio fa

tema.. scuola 2 superiore dove lo posso trovare?

rimozione dagli uffici e dai luoghi publici il crocifisso....tu cosa ne pensi??

3 risposte

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  • Anonimo
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    In Italia, dopo che il Tribunale de L'Aquila, aderendo alla richiesta di Adel Smith, presidente dell'Unione Musulmani d'Italia, aveva autorizzato la rimozione del crocifisso dalle aule della scuola di Ofena, si è fatto un gran parlare sulla questione di togliere o no il crocifisso dalle scuole. Per avere un'idea serena ed obbiettiva sull'argomento si riportano alcune affermazioni e considerazioni sul problema.

    Secondo Adel Smith e seguaci, il crocifisso andrebbe tolto da ogni scuola perchè quel "cadavere in miniatura" turba l'animo sensibile dei bambini. Un'insegnante di scuola media di La Spezia ha fatto staccare dal muro della sua aula il crocifisso, dichiarando che così favoriva l'integrazione in classe di un'alunna musulmana. Un docente metodista di Bologna ha dichiarato di aver insegnato per molti anni con il crocifisso alle spalle, senza mai notare che la presenza del crocifisso suscitasse negli alunni riflessioni profonde sul destino umano o sul senso della vita. Anzi, a suo parere, gli sguardi distratti degl alunni degradavano l'immagine sacra al rango di una banale suppellettile, paragonabile agli attaccapanni o alla lavagna. Nessuno si accorgeva che la quotidiana attività didattica si svolgeva di fronte alla rappresentazione del Cristo crocifisso, per cui, a suo parere, la croce può essere considerata un insignificante ornamento della parete.

    Alcuni sostengono che uno stato laico non deve privilegiare alcuna religione e che nessuno dovrebbe esporre in pubblico i simboli della propria religione. Qualcuno vorrebbe che sia lasciata a tutti la libertà di scelta e che nelle scuole siano insegnanti, genitori e studenti a prendere decisioni per ciò che concerne la religione. Fa riflettere il fatto che, mentre in Italia ci si mobilita contro il crocifisso, simbolo della fede cristiana per eccellenza e segno della partecipazione di Dio alla vicenda umana, negli Stati Uniti il presidente della nazione nell'assumere l'incarico giura sulla Bibbia e invoca la bendizione di Dio sulla nazione, e questo appare normale a tutti.

    La maggior parte degli italiani sono contrari alla rimozione del crocifisso dalle scuole. Molti ricordano con nostalgia quando alle elementari pubbliche la maestra prima di inziare la lezione faceva dire una preghiera. Si vedeva il crocifisso sulla parete, e a nessuno veniva in mente che l'immagine del crocifisso potesse provocare traumi o far del male a qualcuno. Si potrebbe sottolineare che in una Società in cui a Dio si pensa troppo poco, un'immagine sacra aiuta a ricordarsi che esiste Dio. Se si toglie qualsiasi simbolo religioso è come se si fosse tutti atei. Non è da sottovalutare che la religione cristiana cattolica è tuttora quella seguita dalla maggior parte degli italiani, anche se non tutti sono assidui praticanti.

    Sul problema del crocifisso si è cominciato a discutere a causa della presenza di alunni musulmani e di altre religioni nelle scuole italiane. Per alcuni sarebbe conveniente che ai ragazzi non cattolici presenti nelle scuole in Italia, come segno di rispetto per gli italiani, si dovrebbe dare la possibilità di conoscere la religione cattolica, non per imporre una religione diversa dalla loro, ma per far loro capire che vivono in un paese dove c'è una religione diversa dalla loro. In questo modo sarebbero educati a conoscere e rispettare la civiltà e la cultura del popolo che li ha accolti.

    Anche gli alunni cattolici dovrebbero essere educati a prendere coscienza che esistono amici e compagni che seguono altre religioni per evitare che ci siano discriminazioni basate sulla religione. Questo dovrebbe essere attuato in modo particolare durante l'ora dell'insegnamento della religione. Il cristiano dovrebbe portare sempre impresso nella propria mente e nel proprio cuore il ricordo di Gesù che è morto in croce per la salvezza di tutti e testimoniare con una vita onesta e coerente la propria fede. Il cristiano dovrebbe esprimere la propria fede non solo conducendo una vita onesta, ma anche curando la propria vita spirituale e la propria istruzione religiosa.

    Lo sguardo al crocifisso appeso ad una parete dovrebbe aiutare a ricordare che in Gesù "Dio si è fatto uomo ed è venuto ad abitare tra noi". Lui innocente ha sofferto per noi e ha portato la croce di tutti. Poichè non è facile pensare alle verità spirituali ed invisibili, le immagini sacre aiutano a non dimenticare l'esistenza di queste verità che fanno riferimento a Dio. Nei tempi in cui a pochi era data la possibilità di avere dei libri, sulle pareti delle chiese venivano dipinti episodi e scene della Bibbia, in modo che tutti potevano ammirare e conoscere il contenuto del testo sacro. Anche se l'nflusso dei cattolici nella vita sociale diventa sempre meno visibile, tutti riconoscono che la storia dell'Italia è impregnata di elementi che fanno riferimento alla religione cristiana cattolica.

    Si potrebbe dire che se dalle città italiane si togliessero tutti i monumenti artistici che direttament

  • girl87
    Lv 4
    1 decennio fa

    La corte di Strasburgo ha emesso una sentenza che è destinata a incendiare le polveri. I crocifissi vanno rimossi dalle scuole, dicono, perchè sono discriminatori nei confronti degli adepti di altre fedi e altri culti. Si tratterebbe, insomma, di un intervento di livellazione delle differenze tra i paesi e le relative istituzioni all'interno del contenitore noto come UE. In Italia esplodono le reazioni. Più che prevedibili: si tratta infatti di un organo sovra-nazionale che si esprime sulle nostre faccende di casa. Il presidente della Camera, Fini, dichiara: "La laicità delle istituzioni non neghi il Cristianesimo"; ma tutti gli uomini politici interpellati sulla sentenza esprimono lo stesso sconcerto. Negare il Cristianesimo, per l'Italia, significa negare un pezzo eminente della tradizione storica del paese, nonché della stessa tradizione culturale. Si parla di storia e di cultura; dicono che dobbiamo essere democratici, dobbiamo essere uguali agli altri membri della Comunità Europea, ma il prezzo da pagare non può essere il sacrificio delle nostre stesse radici. E' stupido andare a rivangare il folklore romano, di un'antichità perduta di cui restano le briciole nei musei. Ma questo non è folklore; la religione, in Italia, è ancora qualcosa di vivente.

    Le istituzioni cambiano nel tempo; si aggiornano, si modernizzano. Cambiano gli uomini, ma le istituzioni restano le stesse. Si può dire che le istituzioni combattono una lotta contro il tempo, e nella lotta sono più abili a vincere quando hanno la forza di mantenere la posizione.

    Il significato che per un popolo ha un simbolo - qual è appunto la croce appesa al muro - non può esser compreso dai signori che amministrano un ente geografico astratto come la UE. Astratto, sì, perchè è articolato in maniera troppo incomprensibile, che trova espressione in un ghirigoro che è infinitamente lontano dalla vita dei suoi abitanti, che si dicono "francesi", "tedeschi", "italiani", "irlandesi" e così via, ma dove mai un contadino dirà di sentirsi un "comunitario" o un "europeo". Non è solo questione di abitudini. Abbiamo detto del contadino: questo infatti è il caso dell'uomo radicato nella terra, l'uomo che avverte il nesso intimo fra l'uomo e il territorio. Che ne sa, un uomo del genere, del nesso astratto che può trarre direttive dalla corte di Strasburgo? E che ne sa l'uomo della Tradizione, che vive di un passato e di una cultura che si è acquisita nel tempo, delle sentenze di un simile tribunale? Non parliamo del caso particolare dell'Italia e del crocifisso: ci riferiamo invece alla situazione generale che si configura ove si lede un piccolo frammento di memoria storica, frammento ancora vivo e palpitante, che cementa il sentimento di coappartenenza di un popolo, o almeno ne spiega le istituzioni secondo qualche logica.

    Ma soffermiamoci un attimo su alcuni commenti espressi a seguito della sentenza.

    QN (del 4 novembre), tra gli altri, pubblica il commento di Margherita Hack, che è a favore di Strasburgo, e quello di Mario Scialoja, che è contro. La prima intervistata è una scienziata; la sua opinione è che la simbologia religiosa sia appunto discriminatoria nei confronti di chi non la professa, e perciò la si debba esporre solo in ambiti privati. Vabbè. Molto più interessante è l'opinione di Scialoja. Chi è quest'uomo? Ambasciatore italiano in Arabia Saudita, convertito all'Islam. Dice: "in Italia il crocifisso si considera come un segno dell'identità culturale. Dobbiamo rispetto a coloro che lo vedono come un segno importante. Perciò, a vietarlo, si commette un errore nei confronti di una parte della cultura del Paese". Insomma, se ci sono tanti fedeli, a vietarlo si offendono gli stessi fedeli. "Le tradizioni contano, la fede merita rispetto" dice Scialoja. Che conclude l'intervista notando: "se si inizia con l'intolleranza verso un simbolo religioso come il crocifisso, si imbocca un brutto piano inclinato e poi magari si risponderà con l'intolleranza di segno opposto contro altre religioni o simboli. E noi ci teniamo molto ad avere il diritto di culto". Il diritto di culto: per mantenerlo, bisogna prima concederlo. Le parole dell'ambasciatore italiano e musulmano devono far riflettere.

    Va bene la società multietnica, multiculturale, multiquelchevipare, e vanno bene pure i kebab accanto ai McDonald. Ma non si arriva a vietare i ristoranti in cui fanno la bistecca, pur di non offendere il gusto dei vegetariani. Il crocifisso deve restare lì dov'è, per questo motivo fondamentale: per garantire l'uguaglianza, è prima necessario conservare la diversità.

  • Lovely
    Lv 6
    1 decennio fa

    troverai tanti articoli di giornale sull'argomento quindi fai una ricerca e poi cerchi di mettere insieme la vicenda e la tua opinione

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