Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 1 decennio fa

urgenteeeeeeeeeeeeeeeeee Parafrasi "IL RACCONTO DEL DILUVIO"!!!!!!!!!!?

dell'Epopea di Gilgamesh

2 risposte

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  • Anonimo
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    (DALL' EPOPEA DI GILGAMESH)

    Conosci la città di Suruppak, che sorge sulle rive dell' Eufrate? Quella città divenne vecchia e gli dei che vi erano erano vecchi. C'era Anu, signore del firmamento, loro padre, ed Enlil guerriero, loro consigliere, Ninurta l'aiutante ed Ennugi, guardiano dei canali; e con essi c'era anche Ea. In quei giorni il mondo pullulava, la gente si moltiplicava, il mondo mugghiava come toro selvaggio e il grande dio venne destato dal clamore. Enlil udì il clamore e disse agli altri dei in consesso: "Lo strepito dell' umanità è intollerabile e il sonno non è più possibile a cangione di questa babele". Così gli dei si accordarono per sterminare l' umanità. Lo fece Enlil, ma Ea, per il suo giuramento mi avvertì in sogno. Egli sussurrò le loro parole alla mia casa di canne: "Casa di canne, casa di canne! muro, o muro, ascolta case di canne, rifletti, o muro! Uomo di Suruppak, figlio di Ubara-Tutu, abbatti la tua casa e costruisci una nave, abbandona i tuoi averi e cerca la vita, disprezza i beni mondani e mantieni viva l'anima tua. Abbatti la tua casa , ti dico, e costruisci una nave. Ecco le misure del battello, così come lo costruirai: che la sua larghezza sia pari alla sua lunghezza che il suo ponte abbia un tetto come la volta che copre l'abisso; conduci quindi nella nave il seme di tutte le creature". Quando compresi dissi al mio signore: "Quello che hai comandato io lo onorerò e lo compierò, ma come risponderò alla gente, alla città, agli anziani?". Allora Ea aprì la bocca e disse a me, al suo servo: "Di loro così: ho saputo che Enlil è adirato contro di me, non oso più camminare nella sua terra o abitare in questa città; scenderò al Golfo per dimorare con Ea, il mio signore. Ma su di voi egli farà piovere abbondanza, pesci rari e selvaggina, una ricca stagione di messi. La sera, il cavaliere della tempesta vi porterà grano a torrenti". "Alla prima luce dell' alba la mia famiglia si riunì intorno a me, i bambini mi portarono della pece e gli uomini tutto il necessario. Il quinto giorno misi in posa la chiglia e le coste, poi fissai il fasciame. Di un acro era la sua area di terreno, ogni lato del ponte misurava cento e venti cubiti e costituiva un quadrato. Sottocoperta costruii sei ponti, sette in tutto; li divisi in nove sezioni con paratie fra di loro. Dove era neccessario infissi dei cunei, provvidi alle pertiche di spinta e caricai provviste. I portatori portarono olio in canestri, versai pece nella fornace e asfalto e olio; altro olio venne consumato per calafatare, altro ancora lo mise tra le sue provviste il nocchiero. Per la mia gente macellai buoi, ogni giorno uccisi delle pecore. Ai carpentieri diedi da bere vino come se fosse stato acqua di fiume, mosto e vino rosso, olio e vino bianco. Vi fu una festa allora come si fa per l'anno nuovo; io mi unsi il capo. Al settimo giorno la nave era pronta. Venne poi il varo, pieno di difficoltà, lo spostamento della zavorra di sopra e di sotto finchè due terzi rimasero sommersi. Vi caricai tutto ciò che avevo, oro e creature viventi: la mia famiglia, i parenti, gli animali del campo sia selvatici sia domestici, e tutti gli artefici. Li mandai a bordo, perchè era già compiuto il tempo che Samas aveva disposto allorchè disse: " Questa sera, quando il cavaliere della tempesta manderà giù la pioggia distruggitrice, entra nella nave e serra i boccaporti". Il tempo era compiuto, venne la sera, il cavaliere della tempesta mandò la pioggia. Guardai fuori e il tempo era terribile, così anch'io salii a bordo della nave e chiusi i boccaporti. Era tutto finito, la chiusura e la calafatura, diedi dunque il timone al timoniere Puzzur-Amurri, assieme alla navigazione e alla cura di tutta nave. "Alle prime luci del alba venne dall' orizzonte una nube nera; tuonava da dentro, là dove viaggiava Adad, signore della tempesta. Davanti, sopra colline e pianura, venivano Sullat e Hansis, nunzi della tempesta. Poi sorsero gli dei dell' abisso: Nergal divelse le dighe delle acque sotterranee, Ninurta dio della guerra abbattè gli argini e i sette giudici degli inferi, gli Anunnakku, innalzarono le loro torce, illuminando la terra di livida fiamma. Sgomento e disperazione si levarono fino al cielo quando il dio della tempesta trasformò la luce del giorno in tenebra, quando infranse la terra come un coccio. Per un giorno intero imperversò la buffera, infuriando sempre di più si riversava sulla gente come l'impeto di battaglia; nessuno poteva vedere il prorio fratello, nè dal cielo si potevano vedere gli uomini. Anche gli dei furono terrorizzati dal diluvio, fuggirono nel più alto cielo, il firmamento di Anu; si rannicchiarono contro le mura, acquattandosi come cani bastardi. Poi Istar, Regina del Cielo dalla dolce voce, gridò come una donna in travaglio: "Ahimè, antichi giorni sono ormai polvere, poichè io ho ordinato il male. Oh, perchè ho ordinato questo male al concilio di tutti gli dei? Guerre ho ordinato per distruggere gli uomini, ma non son

  • 1 decennio fa

    Il racconto biblico dell'Arca di Noè presenta delle somiglianze con il mito sumero dell'epopea di Gilgamesh, che narra di un antico re di nome Utnapishtim che fu invitato dal suo dio personale a costruire un battello, nel quale avrebbe potuto salvarsi dal diluvio inviato dal consesso degli dei. La più antica versione dell'epopea di Atrahasis è stata datata all'epoca del regno del pronipote di Hammurabi, Ammisaduqa (tra il 1646 a.C. e il 1626 a.C.), ed ha continuato ad essere riproposta fino al primo millennio avanti Cristo.

    La leggenda di Ziusudra, a giudicare dalla scrittura, potrebbe risalire alla fine del XVI secolo a.C., mentre la storia di Utnapishtim, che ci è nota grazie a manoscritti del primo millennio avanti Cristo, è probabilmente una variazione dell'epopea di Athrasis[1].

    Le varie leggende mesopotamiche sul Diluvio hanno conosciuto una notevole longevità, tanto che alcune di esse sono state trasmesse fino al III secolo a.C.

    Gli archeologi hanno trovato un considerevole numero di testi originali in Lingua sumera, accadica e assira, redatte in caratteri cuneiformi. La ricerca di nuove tavolette prosegue, come la traduzione di quelle già scoperte.

    Secondo un'ipotesi scientifica, l'evidente parentela tra la tradizione mesopotamica e quella biblica potrebbe avere come radice comune la rapida salita delle acque nel bacino del Mar Nero, oltre 7 millenni fa, a causa della rottura della diga naturale costituita dallo stretto del Bosforo.

    L'epopea di Athrasis, scritta in accadico (la lingua dell'antica Babilonia), racconta come il dio Enki ingiunge all'eroe Shuruppak di smantellare la propria casa, fatta di canne, e di costruire un battello per sfuggire al diluvio che il dio Enlil, infastidito dal rumore delle città, intende mandare per sradicare l'umanità.

    Il battello deve disporre di un tetto "simile a quello di Apsû[2]" (l'oceano sotterraneo di acqua dolce di cui Enki è signore), di un ponte inferiore e di uno superiore, e deve essere impermeabilizzato con bitume.

    Athrasis sale a bordo con la sua famiglia e i suoi animali, e ne sigilla l'entrata.

    La tempesta e il diluvio cominciano, "i cadaveri riempiono il fiume come libellule", e anche gli dei si spaventano.

    Dopo 7 giorni il diluvio cessa, e Athrasis offre dei sacrifici. Enlil è furioso, ma Enki lo sfida apertamente, dichiarando di essersi impegnato alla preservazione della vita. Le due divinità si accordano infine su misure diverse, per regolare la popolazione umana.

    Della storia esiste anche un'altra versione assira più tarda.

    La leggenda di Ziusudra, scritta in sumero, è stata ritrovata nei frammenti di una tavoletta di Eridu. Essa narra di come lo stesso dio Enki avvertì Ziusudra, (« egli ha visto la vita », in riferimento al dono di immortalità che gli fu concesso dagli dei), re di Shuruppak, della decisione degli dei di distruggere l'umanità ad opera di un diluvio, il passaggio con la spiegazione di questa decisione è andato perduto. Enki incarica allora Ziusudra di costruire una grande nave, ma le istruzioni precise sono andate anch'esse perdute. Dopo un diluvio di sette giorni, Ziusudra procede ai sacrifici richiesti e si prostra poi di fronte ad An, il dio del cielo, ed Enlil, il capo degli dei. Riceve in cambio la vita eterna a Dilmun, l'Eden sumero[3].

    L'epopea babilonese di Gilgamesh racconta le avventure di Uta-Napishtim (in realtà una traduzione di «Ziusudra» in accadico), originario di Shuruppak. Ellil (equivalente di Enlil), signore degli dei, vuole distruggere l'umanità con un diluvio. Il dio Ea (equivalente di Enki) consiglia ad Uta-Napishtim di distruggere la sua casa di canne e di utilizzarne il materiale per costruire un'arca, che deve caricare con oro, argento, e la semenza di tutte le creature viventi e anche di tutti i suoi artigiani. Dopo una tempesta durata sette giorni ed altri dodici giorni passati alla deriva sulle acque, l'imbarcazione si arena sul monte Nizir. Dopo altri sette giorni Uta-Napishtim manda fuori una colomba, che ritorna, poi una rondine, che torna indietro anch'essa. Il corvo, alla fine, non ritorna. Allora Uta-Napishtim fa sacrifici agli dei a gruppi di 7. Quelli sentono il profumo delle carni arrostite e affluiscono "come le mosche[4]". Ellil è infuriato che gli umani siano sopravvissuti, ma Ea lo rimprovera: "Come hai potuto mandare un diluvio in questo modo, senza riflettere? Lascia che il peccato riposi sul peccatore, e il misfatto sul malfattore. Fermati, non lasciare che accada ed abbi pietà [che gli uomini non periscano]". Uta-Napishtim e sua moglie ricevono allora il dono dell'immortalità, e se ne vanno ad abitare "lontano, alla foce dei fiumi".

    Nel III secolo a.C. Berose, gran sacerdote del tempio di Marduk a Babilonia, redasse in greco una storia della Mesopotamia (Babyloniaka) per Antioco I, che regnò dal 323 a.C. al 261 a.C. L'opera è andata perduta, ma lo storico cristiano Eusebio di Cesarea, all'inizio del IV secolo, ne trasse la leggenda di Xisuthrus, una versione greca di Zius

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