inciota ha chiesto in Arte e culturaLibri ed autori · 1 decennio fa

Condividete l'opinione di David Randall?

Apparsa nell'ultimo numero di Internazionale sulla narrativa?

Eccola:

"Per me la fiction ha valore solo quando non cerca di riprodurre la realtà, quando supera i limiti di ciò che è fisicamente possibile e diventa rivelatrice o commovente, scrive David Randall.

Qualche sera fa ero a cena con una mia amica che insegna giornalismo. A un certo punto l’ho scandalizzata. Da come ha reagito sembrava che avessi fatto proposte indecenti alla cameriera suonando l’inno nazionale italiano sui bicchieri con il coltello e la forchetta. Ma non avevo fatto nulla di tutto questo. Mi aveva chiesto se avevo letto un certo romanzo, e io le ho semplicemente risposto che non leggo un’opera di narrativa dal 1971.

Mentre mi guardava a bocca aperta, le ho spiegato che la mia decisione risale all’epoca in cui studiavo a Cambridge. Ero seduto nella mia stanza a leggere un romanzo, quando all’improvviso mi venne in mente che avrei usato meglio il mio tempo leggendo un libro di storia, la materia in cui mi stavo laureando. Misi da parte il romanzo e da allora non ne ho più aperto uno.

Per quanto possa sembrare strano, ne ero convinto, e lo sono ancora. M’interessano solo le cose successe veramente, e non ho voglia di leggere storie inventate. “Ma”, ha protestato lei, “a volte la narrativa rivela verità più profonde”. Mi avevano già fatto quell’obiezione. “Se la pensi così”, le ho risposto, “devo raccontarti la storia di Jimmy’s world“.

Jimmy’s world era il titolo di un articolo di cronaca apparso sulla prima pagina del Washington Post il 28 settembre del 1980. Cominciava così: “Jimmy ha otto anni ed è un eroinomane di terza generazione… Si droga da quando ne ha cinque… e tutti i giorni Ron, l’amante di sua madre, gli infila un ago nel braccio e fa cadere il povero bambino di quarta elementare in un sonno ipnotico”.

La notizia fece sensazione, la polizia e i servizi sociali della città cominciarono freneticamente a cercare il piccolo Jimmy per salvarlo. L’articolo era ben scritto, e qualche mese dopo vinse il riconoscimento più ambito dai giornalisti americani: il premio Pulitzer.

L’aveva scritto una giovane e ambiziosa cronista di nome Janet Cooke. Era nata a Toledo, in Ohio, e il quotidiano locale decise di scrivere un articolo sulla sua concittadina più famosa. Utilizzando le note biografiche che Cooke aveva fornito alla commissione del Pulitzer, il giornale telefonò alle università in cui diceva di aver studiato per le sue varie lauree. Tutte risposero che Janet Cooke non aveva studiato lì. A quel punto la redazione chiamò il Washington Post per chiedere spiegazioni. Il Post fece le sue indagini, ottenne le stesse risposte, e cominciò a suonare un campanello d’allarme. La direzione convocò Cooke per interrogarla.

Nel suo curriculum aveva dichiarato di parlare portoghese, e le chiesero di dire due parole in quella lingua. Non fu in grado di farlo. Le chiesero di mostrare ai colleghi del Post dove abitava Jimmy. Non poteva. Allora le chiesero di presentare qualche prova della sua storia. Non poteva fare neanche quello, e alla fine confessò che Jimmy era una sua invenzione. Rifiutò il premio Pulitzer e si dimise dal giornale.

Finito il racconto, ho fatto una domanda alla mia amica: “Se invece di uscire sulle pagine di un giornale questo articolo fosse stato pubblicato in un libro di racconti, dove sarebbe stata la verità più profonda?”. La mia amica mi ha risposto che la scrittrice aveva usato la sua fantasia per colpire i lettori e descrivere i terribili effetti della droga. Era un avvertimento, e l’immagine di un bambino di otto anni tossicodipendente era molto potente.

Dato che era altamente improbabile che esistesse un drogato così giovane, ho replicato che la storia non era potente ma assurda. Non conteneva nessuna verità perché era stata inventata. Era come il film su un processo che avevo visto in tv la sera prima. L’ho trovato abbastanza piacevole fino a quando non ho cercato notizie sul caso su Google e ho scoperto che lo sceneggiatore aveva cambiato alcuni punti essenziali della storia per renderli più vicini allo stereotipo delle fiction di questo genere, secondo cui il giudice crudele vuole assolutamente che l’imputata sia giudicata colpevole (in realtà il magistrato aveva ritenuto che le prove contro di lei fossero così inconsistenti da chiedere alla giuria di dichiararla innocente).

In conclusione, quello che penso della narrativa è che se un fatto o un personaggio sono plausibili, non ho alcun desiderio di leggere il frutto della fantasia di uno scrittore. Per me la fiction ha valore solo quando non cerca di riprodurre la realtà, quando supera i limiti di ciò che è fisicamente possibile e diventa una fantasia rivelatrice o commovente. Preferisco Pinocchio, il Canto di Natale di Dickens, o Mary Poppins a una storia che racconta di persone inventate in situazioni “reali”, o di persone reali in situazioni inventate.

4 risposte

Classificazione
  • cassie
    Lv 6
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    De gustibus...

    Per quanto mi riguarda quando leggo un libro mi interessa relativamente se la storia è vera, plausibile o assurda: leggo per il piacere di leggere e per le emozioni che una storia (vera o inventata che sia) mi sa dare.

    Per citare l'esempio di Randall, anche se la vicenda del bimbo tossicomane era solo un'invenzione, ciò non impedisce di soffermarsi a riflettere sulla possibilità che cose del genere possano accadere. In conclusione, anche una storia inventata può avere in sè delle "verità profonde".

  • 1 decennio fa

    Esistono diversi lettori che la pensano come Randall e in parte sono d' accordo con loro. Tendo ad evitare opere che in copertina riportano "tratto da una storia vera" perché, se desidero conoscere una storia realmente avvenuta, preferisco cercare informazioni tramite fonti più attendibili. Questo è anche il motivo per cui non amo molto i film storici (mai visto Il gladiatore o Trecento, ad esempio) perché purtroppo spesso tende a rimanerti in mente la storia romanzata piuttosto che quella reale. Questo tipo di narrativa però possiede un pregio che manca ai saggi: mi ha colpito e fatto infuriare molto di più la drammatica esperienza di "Se questo è un uomo" che tutti quei saggi che ricostruiscono la vita dei prigionieri nei campi di sterminio, ho imparato molto della società russa e francese dell'Ottocento attraverso "Guerra e Pace" e "I miserabili". L' unica cosa che mi impongo prima di iniziare a leggere, è di non prendere per buona ogni informazione scritta in un romanzo e, se necessario, approfondire il discorso attraverso altre fonti.

    Randall è un po' troppo categorico per i miei gusti, mi trovo più d' accordo con le persone che non leggono opere di narrativa (reali o fantastiche) perché a loro basta la propria fantasia ed è per questo che amano solo la saggistica. La prima è una scelta arbitraria, ho deciso così e basta, la seconda è frutto di considerazioni che portano il lettore a scegliere il proprio percorso letterario sulla base di gusti personali.

  • Anonimo
    1 decennio fa

    Sicuramente sì...

  • 4 anni fa

    Ne sono convinta anche io, l'informazione è pilotata, si dà maggiore peso advert alcune notizie in keeping with distogliere l'attenzione su altre. Ma io aggiungo ancora che sono convinta che la crisi economica sa stata creata a tavolino in keeping with arricchire le banche. Vi siete mai chiesti il motivo in keeping with cui gli unici tassi di interessi che sono sostanzialmente diminuiti sono quelli a tasso variabile? Perchè gli interessi dei mutui a tasso fisso sono diminuiti di pochissimo? Eppure le banche ricevono soldi allo stsso tasso, che ora è bassissimo. Risposta: le banche ci guadagnao adesso sui mutui a tasso fisso e ci guadagneranno domani su quelli a tasso variabile perchè, quando decideranno che la crisi deve finire, questi tassi subiranno un aumento vertiginoso. E questo è solo un esempio. in keeping with quanto riguarda quello che hai detto sui suini, un'altro motivo in keeping with diventare vegetariani, secondo me non è un caso che qualcuno ha sostenuto che l'evoluzione dell'umanità avrebbe portato advert un nuovo rispetto in keeping with la vita animale e al vegetarianesimo. Non lo sono ancora, ma sto provando a diventarlo gradatamente. Ciao Angie :-) @ Angie: anche a me capita sai? Il mio corpo ha iniziato a non gradire la carne, non mi sta capitando con il pesce però...

Altre domande? Fai una domanda e ottieni le risposte che cerchi.