Il caso Eluana tra scienza e superstizione?

L’Espresso ha pubblicato in esclusiva i risultati di un esame che dovrebbero segnare un punto di arrivo per la vicenda di Eluana Englaro; o, meglio, la soluzione della coda avvelenata che quella storia ci ha lasciato. Beppino Englaro e Amato De Monte, il primario della clinica dove Eluana si è spenta, sono a tutt’oggi indagati per omicidio. Per questo la procura di Udine ha predisposto, cinque mesi addietro, indagini ulteriori, un esame encefalico approfondito per comprendere quali fossero le sue reali condizioni e se esistessero residue possibilità di risveglio dal coma persistente. I risultati sono inequivocabili: «I danni neuropatologici osservati sono morfologicamente irreversibili», anticipa uno tra quanti hanno condotto quegli esami. Ovvero, l’analisi morfologica del cervello della Englaro dimostra come la condizione clinica dell’organo fosse “coerente con lo stato vegetativo persistente”; e ciò, si badi, fin dal primo giorno del suo dramma, dal ricovero del 18 gennaio 1992. Dunque Eluana - questo si deve dedurre dal referto - non si sarebbe comunque risvegliata mai più dalla crudele condizione che ha patito per 17 lunghi anni. Sin dal primo giorno del suo coma, per lei non v’era possibilità alcuna di riacquistare coscienza (per come la possiamo intendere).

È possibile che nemmeno questa perizia metta a tacere le espressioni di superstizione ideologica di quanti attendevano che quel corpo «resistente», capace «in ipotesi anche di generare un figlio» (Silvio Berlusconi), tornasse alla veglia da un sonno lunghissimo; men che meno cambieranno idea quei signori e mon-signori che hanno dato degli assassini a Beppino Englaro e a quanti hanno fatto sì che la volontà di Eluana venisse rispettata. Il punto, però, è che se questi referti avranno un peso in una vicenda giudiziaria incomprensibile, non ne avranno alcuno rispetto alla ratio della storia personale e processuale di Eluana Englaro. La sentenza della Corte di Cassazione che disponeva l’interruzione delle cure che le venivano somministrate da oltre tre lustri, poggiava solo in parte sulle condizioni di salute della giovane donna: si limitava, piuttosto, a ribadire il dettato costituzionale in virtù del quale nessuno può essere sottoposto a terapie contro il proprio volere. Se anche queste ultime indagini avessero dimostrato una qualche residua possibilità di “risveglio” per Eluana, la questione non sarebbe cambiata: avrebbe avuto diritto, comunque, all’interruzione delle cure somministratele. E che tale interruzione – una prassi medica protocollare – possa tramutarsi in accusa di omicidio, poi, è cosa che si commenta da sé.

1 risposta

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  • Anonimo
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    Gennaio 92. Dicembre 2009.

    Ma io non capisco per quale càzzo di motivo questa povera ragazza nonostante sia morta 17 anni fa non possa essere rispettata neppure adesso, che è racchiusa in una cassa di legno. Tribunali, udienze, omicidi (?). E' terribile sentire che ancora ravanano su sta storia e che non lasciano in pace quel pover uomo del padre, che mi fa una tenerezza immensa e che non penso meriti neanche la metà di quello che sta passando.

    Metterla sul piano religioso è assurdo, si parla di umanità.

    Berlusconi poi, chi lo ascolta più..

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