Anonimo
Anonimo ha chiesto in Politica e governoPolitica e governo - Altro · 1 decennio fa

L'università e la cultura dell'esamificio: quanti studenti stanno veramente imparando qualcosa?

Contrariamente a come siamo abituati a vederlo, il sistema scolastico non è un’istituzione no profit, pubblica o privata, nata per formare le giovani menti in nome della conoscenza: se pensate questo allora dovreste anche aspettarvi di trovare la primavera, nella credenza della cucina, ogni volta che aprite un pacco nuovo di merendine.

Un’università è quanto di più simile esista ad un’azienda ed ha, come oggetto principale del proprio business, l’ottenimento di finanziamenti pubblici o privati. Per ottenere questi finanziamenti uno dei fattori chiave sono gli studenti, che pagano l’ateneo sotto forma di retta e/o tasse universitarie. Che voi studenti impariate o non impariate poco cambia a chi amministra l’azienda: proprio come avviene per l’agricoltura di massa e l’allevamento intensivo, si predilige la quantità in nome della qualità, sacrificando il controllo. E’ esattamente in questa falla che va inserito il piede di porco per scardinare l’ingresso al sapere accademico!

Il sistema scolastico del quale fanno parte gli studenti è strutturato per fornire una preparazione apparente e fittizia: il giocattolo funziona se lo studente crede di imparare.

Se vuoi imparare davvero non studiare come ti chiedono di fare: l’istruzione non è una catena di montaggio; superare l’esame, accantonare la materia e passare alla successiva, veloce, se perdete il ritmo l’azienda non vi aspetta! Di fatto pochissimi studenti si rendono conto di quanto poco l’università li stia preparando, per il semplice fatto che pochissimi di loro studiano ed approfondiscono quegli stessi argomenti, senza lo spauracchio di un esame in vista. D'altronde, hanno disimparato in anni di scuola ad associare piacere allo studio.

Aggiornamento:

Infatti non sai quanto sono stufo di vedere frotte di miei coetanei riversarsi in questi diplomifici solo per l'ottenimento di un pezzo di carta. E' quando mi rendo conto di queste cose che mi viene da pensare in che chiavica di mondo viviamo...

Aggiornamento 2:

@Francesco

mi piacerebbe risponderti in modo più approfondito, ma t sciorinerei tutta la mia filosofia e ci verrebbe fuori un papiro. Però posso dirti che dal canto mio cerco veramente di valorizzare questa mia esperienza universitaria appena cominciata. Quello che più mi demoralizza, è il constatare come i questi ambienti l'impegno individuale di approfondimento non venga valorizzato come merita, colpa alcuni professori che prendono molto alla leggera il loro lavoro, e pretendono davvero uno sforzo minimo dai loro studenti. Anch'io mi ero fatto tutta una serie di illusioni sul mondo universitario: credevo fosse un centro di aggregazione culturale e di dibattito, ma c sono voluti pochi giorni prima che svanisse l'incanto. Nn potendo agire sull'indole della maggiorparte dei miei colleghi, consolidata da anni e anni di formazione scolastica troppo nozionistica, io cerco d fare del mio meglio per quanto riguarda me. Sarebbe meravigliosdo poter vedere nei miei colleghi lo spirito del 68..

8 risposte

Classificazione
  • Anonimo
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    Sono d'accordo con quanto scrivi...

    Ti chiedo: cosa proponi tu personalmente, quale tuo consiglio personale, per cercare di eliminare questa situazione? Cosa può fare lo studente per opporsi, culturalmente s'intende, alla logia dell'ormai consolidato sistema universitario?

    Mi sembra uno spunto interessantissimo per una discussione che potrebbe portare per tutti molto frutto...

    --------------------------------------------------

    Caro Delfino Freddie,

    per me potresti continuare benissimo!

    Ti chiederei, magari per tua maggiore facilitazione personale, di farlo in privato, ma mi sembra una cosa così utile che mi fermerei a leggere quanto hai da scrivere...

    Quindi non temere nel farlo!

    Penso anche io al '68 e penso che hai fatto bene a parlare di "spirito del '68": io chiaramente sono giovane coem te (matricola come te) e quindi di quel periodo non ne ho sentito che parlare.

    C'era uno spirito forte, si, però bisogna vedere i risultati a cui ha portato.

    Sembra opinione comune che in Italia non abbia dato gli stessi esiti che negli altri Paesi, ad esempio gli Stati Uniti; insomma, sembra che da noi si sia trattato di un movimento non così forte da poter cambiare le cose, tanto che possiamo dire che oggi ne subiamo le conseguenze (negative, s'intende).

    A proposito, che facoltà frequenti? E, sempre se posso, in che città?

    Sai, ho un mio professore che i più (compreso il sottoscritto) lo ritengono... un po' matto... o quantomeno sui generis...

    Eppure mi è capitato di leggere la prefazione di un suo libro che dovremo usare, e ti dirò che lui stesso aveva gli stessi sentimenti: non mi piace tanto la soluzione che propone, ma almeno mette in luce il problema.

    Quando avrò a portata di mano il testo te la manderò per riceverne un'opinione.

    Tornando al nostro argomento, si potrebbero dire molte cose, come ad esempio il fatto che la cultura spaventa; un intero popolo lasciato nell'ignoranza implica di conseguenza una relativa facilità di chi governa.

    Se a questo, poi, ci agginugiamo lo svuotamento scaturito dall'uso sbagliato dei mass-media allora abbiamo trovato la ricetta per impoverire gli uomini piuttosto che arricchirli...

    Il problema rimane quello: come facciamo a cambiare e a migliorarci? Me lo chiedo spesso.

    Il risvolto della medaglia è che anche quelle poche persone che hanno voglia di essere diversi (tra le quali, modestia a parte, sento di includere me stesso) rimangono coraggiati da uno scenario simile a quello che hai scritto.

    Ecco perché mi è venuto naturale domandare (a te e a tutti) come potremmo fare a cambiare partendo da noi.

  • 1 decennio fa

    Il problema non e' solo come studiare ma anche quanto.

    Poi ne escono ex-magistrati che non sanno mettere insieme due parole in croce in Italiano.

    (ogni allusione a politici dell'IDV non e' casuale)

    http://www.corriere.it/cronache/09_dicembre_22/orb...

    ----------------------

    @Crocco

    "Io l'ho sempre detto che tra una scuola e un lager non c'è una grande differenza.."

    Scherzi???

    La nostra scuola, comparata a quella di una o due generazioni fa, e' un paradiso... ed i risultati si vedono (vedi l'articolo da me linkato)

    ----------------------

    @Diamond89

    Il problema e' che oramai ci si prepara per l' "interrogazione programmata" o per l'esame, non perche' quello che studi ti servira' nella tua vita lavorativa, convinti che sia il misero pezzo di carta con la scritta "LAUREA" sopra (e non il lavoro, la fatica e lo studio che c'e' dietro), che ti possa dare l'accesso ad un lavoro remunerato.

    Col risultato che, dopo due giorni dall'esame, quello che ti rimane delle nozioni memorizzate malamente, probabilmente la notte prima dell'esame, e' un misero 10%

    --------------------

    @io non sono cosi'

    concordo.

    Mio padre mi "sparava" interi pezzi dell'inferno di Dante a memoria, come reminescenze scolastiche di 40 anni prima, quando il massimo che a me si chiedeva era un riassuntino.

    ----------------------

    @fiorellina sincera

    In parte si, ma il l'universita' e' solo la punta dell'iceberg.

    Non e' che la grammatica l'impari all'universita', l'intera struttura scolastica si e' declassata ed ammollita, permettendo ad individui ignoranti di proseguire il corso di studi senza averne le basi.

    ---------------------

    @delfino

    Scusami, ma il '68 e' stato, per moltissimi versi, proprio l'inizio della fine.

  • 1 decennio fa

    La domanda capita a fagiolo, oggi si faceva in famiglia il paragone fra me e mio padre, identica formazione umanistica, identici studi. Un vero sconforto constatare la mia ignoranza paragonandola al suo sapere.

    E' come tu dici la suola sempre più azienda profit.

  • 1 decennio fa

    Un laureato è l'individuo che è.

    La scuola ti deve dare gli "strumenti" perchè tu possa approcciarti alla disciplina che hai scelto di fare tua

    e con la quale vuoi influenzare il mondo

    (o con la quale cercherai di farlo).

    Una volta la cultura era appannaggio di chi aveva mezzi di sussistenza garantiti

    e molto tempo libero da dedicare alle arti, alla letteratura e alle scienze

    oggi molti, pur avendo i suddetti mezzi,

    dedicano il tempo libero ad attività meno edificanti,

    e non credo che la colpa di ciò che un individuo sceglie di mettere nel suo cervello

    sia solo della scuola...

    Poi possiamo parlare certo dell'università "facile"

    della necessità degli atenei di promuovere più studenti possibile,

    frutto anche del bisogno di appiattire l'Italia al resto dell'Europa

    che sfornava molti più laureati (peccato che essere avvocato in Italia è molto diverso dall'esserlo in UK,)

    e arriviamo alla stessa conclusione

    ovvero che è l'università promuove anche i non meritevoli.

    Ma l'università continua anche a laureare i meritevoli

    e la vita vera, il mondo del lavoro,

    sa riconoscere un individuo in gamba

    che si è anche laureato (ma ha anche voglia di lavorare

    e fare la sua parte)

    dai tanti altri laureati inutili e mediocri.

    Nella vita non tutti possono essere ugualmente brillanti

    e ogni tanto bisognerebbe ammetterlo

    soprattutto in una società che illude che tutto sia facile e possibile,

    quando è vero il contrario

    che tutto è difficile e soltanto probabile

    (e che la fortuna fa sempre la sua parte).

    Fonte/i: Una ex collega raccontava di aver avuto la fortuna di fare un Erasmus in Finlandia; io incuriosita le chiesi qual'era l'esperienza più significativa che aveva fatto in quei paesi e lei sai cosa mi rispose? Giocare a nascondino in pieno pomeriggio, nel buio dell'inverno boreale. Ci siamo capiti? Una laureata con master con 110 e lode di un erasmus ti pare normale che racconti che giocava a nascondino e che questa sia stata l'esperienza più significativa che ha fatto? Non tutti i laureati sono come ce li si aspetta.
  • Che ne pensi delle risposte? Puoi accedere per votare la risposta.
  • Anonimo
    1 decennio fa

    Oddio, sono d'accordo, ma solo al 70%... non so quanti libri di università hai aperto, ma non credo che quello che è scritto sopra sia solo un miraggio!!

  • Anonimo
    1 decennio fa

    Da quanto avete scritto voi faccio una sintesi:

    L'università non ti prepara in tutto e per tutto, non è come all'asilo, che ti segue ad ogni passo. é solo uno povero strumento al quale ti appoggi nel tuo persorso di STUDIO INDIVIDUALE motivato dall'interesse personale.

    Inoltre 3 'università di oggi equivalgono a una dei tempi di papà. Ai tempi davano una seria preparazione.

    Bene, grazie a voi ho capito che non puoi contare sull'università di oggi. Bisogna studiare da soli SOPRATTUTTO, per avere risultati seri.

    L'esempio con la Finlandia e il nascondino è ambiguo (anzi, cinquiguo):

    1) la tua collega intendeva che l'università Finlandese è debole e non ha imparato altro che giocare

    2)nelle università Finlandesi il gioco è qualcosa di normale, contrariamente a quelle italiane

    3)è abituata a studiare, ma la cosa alla quale non era abituata era giocare, per cui ha scoperto un altro lato piacevole delle università finlandesi?

    4) è facile nascondersi nel buio

    5)Quello che ci rimane da fare nella società di oggi, oscurata dal buio in pieno pomeriggio,è di nasconderci in esso?

    ____________________________________________________________________________________________

    Delfino da quello che scrivi mi sembra che stai facendo il primo anno? Io faccio il secondo e ... mi sono oramai abituata all'atteggiamento dei prof totalmente disinteressati, indifferenti e menefreghisti verso gli studenti e verso l'insegnamento della propria materia. Loro sono il principale focolare che può provocare gli studenti all'essere attivi.

    E gli studenti sono abituati al modo di fare degli insegnanti e pensano sia normale.

    Anch'io mi sto dando una svegliata...non si può continuare così. Almeno noi possiamo impedire al sistema di guidarci come gli pare.

    Ah, dimenticavo. Quoto la domanda che ti ha fatto Francesco...

  • Anonimo
    1 decennio fa

    in italia finche dura tutto fa brodo.

  • Anonimo
    1 decennio fa

    E come si associa il piacere allo studio,me lo spieghi?I professori si comportano come tiranni e si divertono a torturare gli studenti in tutti i modi,la scuola distrugge psicologicamente i giovani.

    Dopo la maturità col cavolo che uno è contento di studiare!Si va all'università per la qualifica della laurea e basta.

    E' ora di smetterla di dare la colpa di tutto agli studenti,è ora che i professori si assumano la loro responsabilità..Io l'ho sempre detto che tra una scuola e un lager non c'è una grande differenza..

Altre domande? Fai una domanda e ottieni le risposte che cerchi.