Anonimo
Anonimo ha chiesto in Arte e culturaStoria · 10 anni fa

sviluppo urbano nel basso medioevo?

quali sono le ragioni dello sviluppo urbano nel basso medioevo? (domanda di 1 libro a cui la classe non sa rispondere... aiutoo!!!)

3 risposte

Classificazione
  • PaDaSu
    Lv 4
    10 anni fa
    Migliore risposta

    Vedo che c’è una risposta che si rifà a ‘luoghi comuni’ (“povertà nelle campagne” ) e non ai documenti storici. Vedo pure che Campari non ha avuto voglia di intervenire e quindi mi permetto di supplire, postando un documento della rete, IMHO fatto abbastanza bene.

    In un mondo che rimarrà per tutto il Medioevo fondamentalmente rurale, l’anno Mille si apre sotto il segno dello sviluppo urbano. Che si tratti della rinascita delle vecchie città romane o della formazione di nuovi agglomerati si impone con forza sempre maggiore una realtà inedita.

    Fra il X e il XIV secolo si verificò una forte espansione delle città. Fu un fenomeno spettacolare e nuovo, che cambiò la fisionomia dell'Europa. Fu anche un fenomeno complesso, dato che nella formazione delle città medievali nessun esempio sembra uguale all'altro.

    Oltre a quelle mantenutesi tali nell'alto Medioevo, alcune città nacquero dall'evoluzione di centri di mercato o di castelli, altre da centri fortificati per motivi militari, altre ancora dallo sviluppo di località tappe di pellegrinaggi, o dalla programmata decisione di un signore. Indubbiamente si trattò di un processo favorito dalla crescita economica: l'accresciuta produzione agricola permetteva di nutrire una popolazione in aumento, le attività artigianali occupavano un numero crescente di uomini e donne; lo slancio delle costruzioni attirava in città una più numerosa manodopera e le esigenze del commercio ne facevano un polo degli scambi.

    Nella generale ripresa dell'economia europea registratasi intorno al Mille, lo sviluppo dei traffici rappresentò uno degli elementi più dinamici. Pur continuando ad occupare direttamente soltanto una piccola minoranza della popolazione del Continente, infatti, tra X e XIV secolo, il commercio passò gradatamente dalla periferia al centro della vita economica.

    Alla base di questa svolta vi furono la fine della tormentata stagione delle migrazioni, una ritrovata sicurezza sulle strade e sui mari, l'incremento della popolazione, ma soprattutto la crescita della produzione agricola, che rese disponibili prodotti in eccedenza da scambiare. Messo in moto dalla trasformazione delle campagne, il commercio trovò tuttavia il suo punto di forza nelle città e nei loro punti di scambio, e, inoltre, nell'affermarsi di un'economia più spiccatamente urbana, monetaria e mercantile.

    Nell'economia del basso Medioevo assunse un'importanza crescente la produzione di beni non agricoli. Sebbene non fosse sconosciuta in ambiente rurale, dove operavano, per esempio, il fabbro di villaggio e il tessitore, è indubbio che essa venne progressivamente concentrandosi nelle città.

    Le forme in cui tale attività si manifestò non furono, peraltro, sempre le stesse. Secondo i luoghi e i momenti, si ebbero una produzione domestica e una imperniata sulla bottega, una produzione svolta da liberi artigiani ed una effettuata prevalentemente da manodopera salariata; una produzione promossa da privati ed una organizzata dallo Stato, una produzione su scala limitata ed una di grandi dimensioni. E spesso i diversi sistemi di organizzazione del lavoro finirono per convivere e sovrapporsi.

    Possiamo immaginare l'Occidente medievale dei secoli XI-XIV come una grande foresta, nella quale i campi lavorati e seminati aprivano progressivi vuoti. Il 90% della popolazione viveva in campagna e, anche in un paese estremamente urbanizzato come l'Italia, il mondo contadino, ancora alla fine del Medioevo, concentrava più di due terzi della popolazione totale.

    Il duro lavoro dei campi, la vita regolata dal ritmo del sole, dal clima, dai cicli del suolo e della vegetazione hanno impresso tratti indelebili alle popolazioni occidentali legate, per la loro sopravvivenza, ai successi o agli insuccessi dell'agricoltura. Il mondo medievale poggiava, dunque, su ampie basi rurali, e il lavoro del contadino costituiva il cardine di un'intera società.

    Visto dalle campagne, l'arco di secoli che va dalla fine del X secolo alla fine del XIV presenta fasi molto diverse. Nella prima, prolungatasi fino agli ultimi decenni del Duecento, l'aumento graduale della popolazione europea, che attingeva a risorse disponibili in abbondanza, perché non ancora adeguatamente sfruttate, generò una prolungata espansione della produzione agricola.

    Nella seconda, collocabile fra la fine del XIII e l'inizio del XIV secolo, il motore dello sviluppo si inceppò e il sistema economico mostrò di essere giunto al suo punto-limite. Nella terza, che si aprì con la peste del 1348, la società rurale fu investita dalle conseguenze economiche e sociali di una brusca decongestione demografica.

    La popolazione dell’intera Europa che nell’anno Mille era di poco superiore ai 40 milioni e che prima della peste era più che raddoppiata, tornò ad essere di circa 40 milioni nel 1400 ed a raggiungere il nuovo raddoppio solo verso la fine del XVI secolo.

  • Anzitutto la povertà delle campagne, che non riuscivano a dare i guadagni che invece promettevano i mestieri della città. Questo fu agevolato dalla nascita dei Comuni e dei Mestieri e delle Arti, con a capo un sindacato, che teneva conto, oltre che dei doveri, anche dei diritti del cittadino lavoratore.

    L'improvvisa Peste Nera del XIV sec. troncò questa urbanizzazione, che si riprese secoli dopo.

  • Na classe di ignoranti proprio. Magari provate a girare qualche pagina prima e leggere tra "sviluppo urbano dal 1100". "Forse" troverete la risposta.

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