Quanto conta la sudditanza psicologica nell' assunzione di un farmaco?

Ad esempio in un farmaco calmante, ansiolitico, antidepressivo, quanto conta ciò?

Quanto conta il fatto che dopo un certo periodo di tempo ci si fa l' abitudine ed è come se non se ne possa fare a meno?

Questo non poterne fare a meno è il risultato dell' effetto del farmaco o dell' abitudine/sudditanza psicologica?

2 risposte

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  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    conta moltissimo. è il motivo per il quale gli psicofarmaci sono in discussione estrema: che senso ha prendermi un antidepressivo se poi quando lo smetto mi ritorna la depressione? Non è meglio risolvere il problema comportamentale con un'opportuna psicoterapia?

    Ora il discorso è più complesso di quello che sembra: se io ho una malattia con substrato organico (come le patologie psichiatriche più gravi [anche se ancora non si è scoperto con certezza quale sia questo substrato organico]) allora lo psicofarmaco è utile, sempre affiancato alla psicoterapia.

    Ma se una persona ha un o' di depressione, oppure delle ansie, o attacchi di panico, ha veramente senso dare il farmaco?

    Facciamo un esempio: io ho paura della macchina, quindi non prendo la macchina. MA se DEVO salire su un'auto che faccio? mi prendo le gocce. E se le dimentico a casa? e se le finisco? e se non dovessero funzionare sempre?

    Dunque, ho creato

    1) una dipendenza dalle gocce

    2) un'ulteriore motivo di ansia.

    Le nuove fronitere della psicoterapia dicono che bisogna affrontare il problema alla base, lavorando sulla tentata soluzione, senza bisogno di farmaco, se non strettamente necessario (e qui gli psicologi devono rimandarsi alle scelte degli psichiatri).

    Nell'esempio di prima dunque: io ho paura della macchina, quindi non salgo in macchina. QUI si deve interrompere il circolo, quindi lo psicoterapeuta darà una terapia comportamentale: "tu sali in macchina e fai cento metri, in quei cento metri devi contare quante sono le macchine parcheggiate e poi mi chiami e me lo riferisci"(ovviamente facendo guidare altri)

    In questo modo il paziente sarà concentrato sulla conta delle macchine e con alta probabilità riuscirà a non farsi prendere dal panico. Procedendo con queste strategie potrà piano piano riallenare la sua mente anon farsi intrappolare nelle ansie.

    Obiezione legittima: creo la dipendenza dalla strategia. Risposta:

    1) la strategia è un comportamento che attua il paziente, quindi non fa riferimento ad alcunchè di esterno

    2) la psicoterapia mira a sbloccare entro breve le paure, sicchè il pz riesce ad andare in macchina pur attuando la strategia, in seguito a liberare il pz dalla strategia stessa e ritornare a una normalità.

    Ti consiglio un paio di libricini al riguardo, molto divertenti scritti da uno psicologo austriaco: Paul Watzlawick,

    .Istruzioni per rendersi infelici

    .Di bene in peggio

    Fonte/i: studente di medicina p.s. non sono psicologo e non studio psicologia, quello che ho scritto deriva da puro interesse personale
  • 1 decennio fa

    tutti gli psicofarmaci portano assuefazione e dipendenza..è come una droga.. io li prendo e quando ne dimentico per un giorno soffro sia mentalmente che fisicamente (giramenti di testa etc). questo non è dovuto al fatto che so di non prenderli (a volte sto male e chiedendomi il motivo ricordo di aver dimenticato di prendere il farmaco). Questo non significa che abituandoti al farmaco non avrai l'effetto desiderato( a meno che non sia adatto a te o alla situazione attuale) ma semplicemente che, nel momento in cui dovrai smettere di assumerlo, dovrai procedere con un percorso molto graduale).

    spero di esserti stata un minimo d'aiuto.

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