? ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 1 decennio fa

tema sul bullismo?? x domani urgentee?

mi serve un tema sul bullismo con parole semplici.. x favore rispondete e per domani...

3 risposte

Classificazione
  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    QUESTO MI SEMBRA ABBASTANZA SEMPLICE..:

    Negli ultimi tempi, giornali e telegiornali trattano di vicende assai gravi:

    gruppi di ragazzini e ragazzine che picchiano e filmano l’ aggressione.

    Questi ragazzi, sono soggetti al bullismo.

    In Italia viene considerato “bullo” una persona esibizionista, molte volte sbruffone, che ama fare il gradasso e che la maggior parte delle volte si approfitta dei più “deboli”.

    In verità, il bullismo non è una forza, ma debolezza e il perché lo si capisce ragionando: se un ragazzo picchia o minaccia un altro individuo è per sentirsi forte, e gli fa piacere sentirsi così perché non riesce a esprimere in un altro modo

    le sue “doti”.

    Secondo me, non serve essere violenti per far vedere che si è forti: basta essere gentili ed educati; in questo modo si dimostra anche di avere un buon carattere.

    Una cosa però è certa: i bulli hanno i loro problemi e cosa ancor più certa, non sono seguiti dai loro genitori, i quali non stando vicini ai figli per diverse ragioni, hanno dei “sensi di colpa”.

    I bulli di solito cercano di attirare l’ attenzione di altre persone e perciò si comportano stupidamente.

    Infatti pensano che la prepotenza regni; in qualche scuola i prepotenti sono ammirati dagli altri, riescono ad ottenere ciò che vogliono e hanno meno problemi di essere vittime di altri simili.

    Sono aggressivi e impulsivi, compiono azioni senza pensare alle conseguenze; trovano divertente dominare sugli altri, soprattutto quando poi si fa parte di un gruppo che molesta qualcuno. Inoltre se un bullo continua a esser prepotente per un determinato periodo, perde la “paura e la compassione” per gli altri.

    Io un bullo lo definisco come ho appena scritto, e in parole più semplici, lo vedo come un debole che ha bisogno anche del giudizio degli altri per sentirsi più forte.

    Risono poi dei gravi episodi, accaduti sempre per mano dei bulli.

    A Bari, per esempio, un ragazzino di tredici anni è stato ricoverato in ospedale per una lesione al timpano dopo che cinque suoi compagni di scuola lo hanno bersagliato con petardi che sono esplosi addosso al tredicenne.

    Un altro episodio di bullismo si è svolto in un’ altra scuola di Bari dove altri sei ragazzini, tra cui tre ragazze, hanno costretto per più giorni una ragazzina, facendole fare docce fredde nei bagni degli spogliatoi della scuola.

    Quando ho sentito tutto ciò, sono rimasta inorridita, per di più delusa dall’ atteggiamento di altri adolescenti che anno all’ incirca la mia età.

    Più che altro, sono rimasta sorpresa nel sapere che anche tra le ragazze c’è il fenomeno del bullismo.

    Di sicuro, questo si nota di più nei maschi; per le femmine però è diverso: incominciano a creare i loro “gruppetti” fin dalle elementari e man mano che crescono diventano più cattive. Sembrerebbe che siano in “competizione” con i loro compagni maschi: infatti sono molto più aggressive e spietate.

    Ma tutto ciò deve pur avere un inizio!

    Questi ragazzi diventano così prendendo esempio dai loro coetanei, fratelli o genitori stessi.

    Se un bambino cresce in mezzo all’ aggressività e alla cattiveria, sarà molto difficile che da grande sia buono e gentile, ma anche perché gli manca l’ educazione.

    Secondo me, sarebbe molto utile la presenza di un bravo psicologo nelle scuole: i ragazzi con questi problemi, segnalati dagli insegnanti e dal preside stesso, dovrebbero fare degli incontri con queste persone in modo da capire il perché del loro atteggiamento irresponsabile e cercare di correggerlo.

    Tempo fa avevo letto un libro di cui purtroppo non ricordo né l’ autore né il titolo, ma ricordo bene l’ argomento trattato: un ragazzino avendo un atteggiamento da bullo, fu mandato dalla psicologa scolastica.

    All’ inizio il ragazzo rifiutava di andarci, ma alla fine, era riuscito a ritrovare nella psicologa una figura materna; grazie all’ affetto della donna, quel ragazzino era diventato buono: tutta la sua cattiveria era sparita.

    È importante correggere l’ atteggiamento dei bulli: prima si provvede, maggiore sarà la probabilità che il ragazzo o la ragazza cambi.

    CIAO=)

    Fonte/i: 10 PUNTI?? =)=)
  • 1 decennio fa

    Ecco qui:

    - Il bullismo è un concetto ancora privo di una sua puntuale definizione tecnica, sia giuridica che sociologica, ma è usato pressoché unanimemente per indicare tutta quella serie di comportamenti tenuti da soggetti giovani (bambini, adolescenti) nei confronti di loro coetanei, ma non solo, caratterizzati da intenti violenti, vessatori, e persecutori. Il fenomeno ha anche legami con la criminalità giovanile, il teppismo ed il vandalismo.

    Il termine italiano è un calco dell'inglese bullying. In Scandinavia, dove hanno avuto inizio le primissime ricerche sul fenomeno, si usa il termine mobbing (o mobbning). Tuttavia, sia nel mondo anglosassone che in Italia, con mobbing ci si riferisce unicamente ai fenomeni di prevaricazione interni all'ambiente di lavoro. Il mobbing sarebbe dunque il bullismo che avviene tra gli adulti, e il bullismo il mobbing che avviene tra i minori. Entrambi i fenomeni, inoltre, presentano caratteristiche analoghe, di solito in forme meno esasperate, del nonnismo degli ambienti militari.

    La vittima

    Le vittime sono, perlopiù, soggetti sensibili e calmi, anche se al contempo sono ansiosi ed insicuri. Se attaccati, reagiscono chiudendosi in se stessi o, se si tratta di bambini piccoli, piangendo. Talvolta soffrono anche di scarsa autostima ed hanno un'opinione negativa di sé e della propria situazione. Le vittime sono caratterizzate da un modello reattivo ansioso o sottomesso, associato, soprattutto se maschi, ad una debolezza fisica, modello che viene rinforzato negativamente dalle conseguenze dei comportamenti sopraffattori. Tali conseguenze sono sempre a svantaggio della vittima perché non possiede le abilità per affrontare la situazione o, se le possiede, le padroneggia in maniera inefficace. Solitamente le vittime vivono a scuola una condizione di solitudine, di isolamento e di abbandono. Manifestano particolari preoccupazioni riguardo al proprio corpo: hanno paura di farsi male, sono incapaci nelle attività di gioco o sportive, sono abitualmente non aggressivi e non prendono in giro i compagni, ma hanno difficoltà ad affermare se stessi nel gruppo dei della stessa età. Il rendimento scolastico è di vario tipo e tende a peggiorare all'entrata della scuola media. Queste caratteristiche sono tipiche delle vittime definite passive o sottomesse, che segnalano agli altri l'insicurezza, l'incapacità, l'impossibilità o difficoltà di reagire di fronte agli insulti ricevuti; così le ripetute aggressioni non fanno altro che peggiorare questo quadro di incertezza sulle proprie capacità.

    Il Bullismo a scuola = Il bullismo non esiste solo a scuola, ma ha delle degenerazioni come il nonnismo e si collega a tutte le violenze che hanno in comune il considerare l'altro come un oggetto

    Nelle scuole accade di solito intimorendo il proprio compagno in aree con poca o niente soprintendenza adulta. Può accadere in quasi qualsiasi grado, elementare, media e superiore, durante le pause, nei bagni, sugli autobus ecc. L'azione di intimorire consiste in un gruppo di studenti che prendono vantaggio su una persona, o isolando uno studente in particolare e guadagnando la lealtà di spettatori che vogliono evitare di diventare la prossima vittima. Gli obiettivi di queste azioni a scuola sono quegli alunni considerati strani o diversi(troppo studiosi) dai loro pari. Dei bambini intimoriscono perché sono stati isolati e perché hanno un bisogno profondo di senso di appartenenza. Ma questi non possiedono le abilità sociali di tenere efficacemente amici. L'azione di intimorire un'altra persona può essere perpetrata anche da insegnanti e dal sistema di scuola stesso: c'è un potere nel sistema che può predisporre facilmente all'abuso sottile o celato, umiliazione, o esclusione, anche mantenendo impegni aperti a politiche anti-sociali.

    Il bullismo può essere sia "diretto" che "indiretto". Il bullismo diretto consiste nel picchiare, prendere a calci e a pugni, spingere, dare pizzicotti, appropriarsi degli oggetti degli altri o rovinarli, minacciare, insultare, offendere, prendere in giro, esprimere pensieri razzisti sugli altri o rovinarli. Il bullismo di tipo indiretto invece si gioca più sul piano psicologico, meno visibile e più difficile da individuare, ma non è meno dannoso per la vittima di "turno". Esempi di bullismo indiretto sono: l'esclusione dal gruppo dei coetanei, l'isolamento, l'uso di smorfie e gesti volgari, la diffusione di pettegolezzi e calunnie sul conto della vittima, il danneggiamento dei rapporti di amicizia.

    A differenza di quanto si pensi, il bullismo è un fenomeno che riguarda sia maschi che femmine, ma nei due sessi si esprime in due modi differenti. I maschi mettono in atto soprattutto prepotenze di tipo diretto, come aggressioni fisiche e verbali. Le femmine, invece, utilizzano in genere modalità indirette di prevaricazione e le rivolgono prevalentemente ad altre femmine. Dalle notizie di stampa sembrerebbe, poi, che ci siano delle età a rischio di bullismo, poiché i

    Fonte/i: spero di esserti stata d'aiuto ciaU KiSS
  • ecco qua:

    Nella definizione, correntemente accettata dalla comunità scientifica internazionale, "il bullismo è una sottocategoria del comportamento aggressivo, ma è un tipo di comportamento aggressivo particolarmente cattivo, in quanto è diretto, spesso ripetutamente, verso una vittima particolare che è incapace di difendersi efficacemente, perché è più giovane, o meno forte o psicologicamente meno sicura" (Ada Fonzi, 2006).

    A giudicare dalle notizie riportate dai media, che riferiscono di botte, coltellate, stupri, omicidi e suicidi maturati nell'ambito delle fasce più giovani della popolazione, si diffonde il convincimento che il bullismo sia un fenomeno che, se non in crescita dal punto di vista della frequenza numerica, lo è certamente da quello della intensità della violenza e delle crudeltà perpetrate e dal punto di vista del clima di agghiacciante disumanità che sembra circondare i ragazzi proprio durante il delicato periodo della loro crescita e formazione.

    Il bullismo è sempre esistito ed ha avuto, ed ha, come teatro principale, la scuola. Basti ricordare l'"infame" Franti di Cuore di De Amicis o, spostando i riferimenti letterari alla Mitteleuropa, l'inquietante collegio dove studia il giovane Törless dell'omonimo racconto dello scrittore tedesco Robert Musil.

    Per tanto tempo cullati dalle teorie di Rousseau, per cui l'uomo è buono, ma sono le istituzioni ad essere malvagie, forse i tempi sono maturi per ammettere che le cose non stanno affatto così: che l'uomo è spesso cattivo, come sapevano già gli antichi, e che una componente di violenza è ineliminabile dal corso delle vicende umane.

    Questo non significa che bisogni coltivare un atteggiamento fatalistico e rinunciatario, o che sia necessario avallare le prepotenze, i soprusi, le violenze, le prevaricazioni.

    La scuola sta attraversando in Italia un periodo di grave crisi, proprio nel momento a cui ad essa è demandato il compito di risollevare le sorti culturali ed economiche della nazione.

    Delegittimata e talvolta irrisa, la scuola si trova a dover fare i conti con l'imbarbarimento dei costumi nazionali. Pareti scolastiche imbrattate, aule allagate, furti, estorsioni, molestie, umiliazioni, atti vandalici di ogni tipo, intimidazioni, minacce, pestaggi, l'autorevolezza degli insegnati ridicolizzata sono il riverbero, sulla scuola, di un clima culturale profondamente mutato negli ultimi decenni, di un permissivismo e di un lassismo deteriori, di un individualismo arrogante e volgare che ha in dispregio tutto ciò che è bene comune. Il valore dello studio serio e costante viene messo alla berlina persino da programmi della televisione generalista, certo di dubbio gusto e di nessuna utilità, come il recente La pupa e il secchione. Salvo poi lamentarci della nostra scarsa competitività a livello internazionale

    Proprio in Italia, dove il fenomeno del bullismo secondo ricerche recenti è molto più diffuso che nel Nord Europa, dove le mafie e i nepotismi di ogni genere spadroneggiano sul merito e sul duro lavoro, siamo, per dirla con Pasolini, i soliti "mandolinisti", pensiamo nella vita di cavarcela a buon mercato, con l'arroganza e con l'astuzia.

    Ecco allora che, a mio avviso, proprio dalla scuola deve nascere un'offensiva convinta contro il bullismo, che da noi mi sembra andare a braccetto con certe deteriori caratteristiche nazionali.

    Spesso il bullo è uno scaldabanchi, uno che vive la scuola come insostenibile frustrazione. Spesso la vittima è uno studente intelligente, magari ansioso e insicuro, ma desideroso di apprendere. Gli insegnanti non debbono permettere che il primo impedisca al secondo di portare avanti il proprio progetto esistenziale, foriero di buoni risultati per sé e per la collettività.

    Spesso la vittima del bullo (o dei bulli) soffre in silenzio, si isola, si colpevolizza, arriva persino ad abbandonare la scuola perché sopraffatto dalla violenza dei coetanei, o delle coetanee, perché l'emancipazione femminile, senz'altro la più lodevole e grande conquista sociale del secolo, ha generato, purtroppo, questo squallido sottoprodotto: le donne stanno eguagliando gli uomini anche nella malvagità.

    I violenti vanno puniti con severità ed isolati, come suggerisce d'altronde anche il ministro della Pubblica Istruzione. La repressione non soltanto è talvolta utile, ma spesso si rivela essere un rimedio necessario. Talvolta (ma non sempre) i bulli provengono da ambienti sociali degradati. Questo non li esime dal tenere comportamenti. rispettosi e responsabili. L'età della ragione, secondo la religione cattolica, inizia già a sei anni e sicuramente già a quell'età si è in grado, sia pur approssimativamente, di distinguere il bene dal male. È, a mio avviso diseducativo, diffondere nella scuola una cultura deterministica che neghi le capacità umane di autoregolazione e di autodeterminazione. Va ripristinato il concetto che ciascuno di noi è responsabile delle proprie azioni, al di là di qualsivoglia condizionamento genetico, biologico, storico, sociale, economico o culturale.

    È difficile correggere i prepotenti. Si può e si deve tentare comunque, ma sono tanti e tali i vantaggi che essi traggono dalla loro condotta, che difficilmente sono disposti a cambiare. Si deve tentare, allora, soprattutto di agire sul gruppo, di frequente complice, a causa del diminuito controllo delle proprie tendenze aggressive, nel perseguitare e isolare la vittima. La scuola deve, magari proprio a partire dall'analisi e dalla discussione di eclatanti fatti di bullismo, insegnare ai ragazzi a confrontarsi con le proprie emozioni, a diffondere una cultura della solidarietà, della tolleranza, del rispetto reciproco anche nella differenza e nella diversità.

    Una cultura che, proprio diffondendo i principi cardine della democrazia, contribuirà a costruire una comunità nazionale più coesa e civile e di conseguenza anche più forte nell'affrontare le difficili e appassionanti sfide che il futuro ci riserva.

    Fonte/i: spero che ti sono stato utile...........................
Altre domande? Fai una domanda e ottieni le risposte che cerchi.