Che ve ne pare di questo breve frammento? Consigli e critiche son bene accetti?

Nella mia testa prendono spazio tutti questi cattivi pensieri, è tipico di me. Son sempre stato un ragazzo introverso e riservato, non ho mai aperto seriamente i miei sentimenti verso gli altri, non ho mai spalancato le porte del mio cuore verso qualcuno, mi son sempre limitato a una facciata gentile e finta.

Un carattere costruito ma debole, come un’impalcatura fatta di legno e ferro arrugginito. Un po’ come una maschera sorridente proveniente da un qualche rito tribale, fatta in legno, impenetrabile ai più. Questo è il mio passato, e le mie emozioni hanno sempre sguazzato in questo scenario di fondo.

Tutto ciò si ripropone davanti al mio incontro con quest’omaccione.

Indosso questa finta maschera generosa e gliela sbatto davanti, qualche parola buttata lì e poi sbarro le porte dei miei sentimenti. Mi conosco fin troppo bene, sono un maestro indiscusso della mia psicologia.

Sarà anche causa del posto in cui vivo….freddo e campi coltivati…sterminati…questa mia solitudine così imperiosa.

La sua proposta però…allettante e inconsueta! Il viaggio eterno…un sogno superbo, che ristagnava nei miei desideri fin da quando non ero che un bimbo.

Già quando vedevo mio padre, sudato e abbronzato, con i calli sulle mani, che faticosamente curvava il capo e la schiena su queste difficili terre. La sua fronte cupa, le sue rughe, gli occhi che riserbavano mille sogni inconclusi davanti al suo grano e ai suoi pomodori. Fu per questo che ci lasciò. Per scoprire, conoscere, provare tutto. Non ci volle portare con sé. Aveva una trentina d’anni, e io ne avevo solo sei. Io già allora provavo questo suo stesso sentimento vitale, ma non ne parlavo con nessuno. Ecco che questo medesimo si ripropone in quest’istante.

Osservo dalla finestra la luna. Luna piena. Sotto ci sono le distese innevate. Tutto neve, tutto gelo. Io questo purgatorio, questa anticamera tra vitalità e morte, l’ho osservata per anni. Gli spaventapasseri e le macchine che passano. I ragazzi che prendono l’autobus, perché la scuola dista trenta chilometri. Le madri che aspettano i ragazzi. I padri che lavorano la terra, la terra che si lascia cullare dalle loro mani ruvide. Pochi alberi e qualche timido fiumiciattolo. Questo era ed è il mio universo ironicamente idilliaco, la mia Arcadia , e io non so se uscirne e diventare un alieno, che viaggia anni-luce per cadere in una qualche galassia lontana , o in un buco nero che sia.

Lanciare la pietra e vedere dove va? Cosa dovrei fare? Buttarmi? Uscire dalla casa? LA CASA!

Il mio baule del passato, stracolmo di sorrisi antichi e di passate esperienze! Abbandonare pure quello? In fondo io…io…io tornerò qua! Te lo prometto mamma! La mamma è fuori, sottoterra, ma lei riposa e sente i miei pensieri . Lei sa che io…io non posso stare qua, io devo vivere! Bene, questo baule…lo lascerò sotto la sua custodia, ci sarà solo la sua anima a vegliare su questo infinitesimo universo casalingo. Solo lei. Nessun altro entrerà, e io tornerò. Lo giuro sulla mia vita.

Aggiornamento:

Son contento di averti fatto rizzare il gulliver...a qualcosa servono i miei frammenti inconclusi :)

3 risposte

Classificazione
  • Anonimo
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    Molto bello. Ben scritto. =)

  • 1 decennio fa

    ******* con sto brano m hai fatto venire un fallo k nn te lo immagini!!mazza k fallo m hai fatto venire su!

  • Anonimo
    1 decennio fa

    interessante

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