Alis Sole ha chiesto in Arte e culturaLibri ed autori · 1 decennio fa

Leggete e commentate il prologo del mio libro?

Premettendo che il resto del libro è in flash back (quindi nelle pag. successive ho spiegato i vari particolari del quadro, che costituiscono una sorta di trama del libro stesso), che ve ne pare?

Ho solo 15 anni e per me è importante sentire il commento di persone più esperte di me. Grazie.

PROLOGO:

E’ passato un anno ormai, ma non ho più lasciato Parigi. Se qualcuno mi chiedesse il perché sono ancora qui probabilmente non saprei cosa rispondere, ci sarebbe troppo da dire. E così ancora passeggio tra queste strade, solcando i marciapiedi ricoperti da foglie autunnali. Via veloce, senza lasciare spazio al mio pensiero, solo una sequenza di movimenti che non hanno peso, che non hanno più significato.

Ci sono persone nel corso della vita che quasi si confondono con il nero asfalto del nostro cammino, minimamente degne di nota, altre che invece rappresentano il cammino stesso. Be’ io penso di aver trovato la mia strada.

Svolto via e mi ritrovo per l’ennesima volta davanti al museo d’Arte Moderna. Mi stringo nelle spalle e quasi mi manca il respiro, che fino a pochi secondi prima condensava l’aria tagliente come il ghiaccio. Decido di entrare, spinta dalla stessa forza invisibile che mi tiene incollata a questa città.

Mi aggiro tra le sale urtata e spinta da turisti disattenti che sembrano non notare per niente la mia presenza. Quando arrivo davanti al famoso dipinto, accerchiato da un gruppo di persone, inconsciamente mi avvolgo ancora di più nella lunga giacca a vento e nella sciarpa, come per nascondermi, come se qualcuno potesse sapere.

Cerco di farmi spazio tra quelle persone sconosciute. Alcune che criticano, altre che apprezzano l’opera, che comunque provano a ricondurla a una qualsiasi tecnica pittorica o movimento artistico. Persone colte che credono di capire tutto o ignoranti che vogliono far vedere di sapere tutto. Per me in questo momento non fa alcuna differenza questa distinzione, tanto nessuno conosce la vera storia del quadro.

Alzo gli occhi verso i tratti del dipinto che ormai conosco a memoria: il grande albero del Parco Montsouris, la sua chioma autunnale e il manto d’erba ricoperto in parte da foglie secche.

E fin qui tutto normale: un bellissimo e semplice paesaggio che ritrae uno dei luoghi famosi di Parigi. Se solo non fosse per il brusco cambiamento del tono di colore del cielo, all’inizio sereno e poi così cupo che con il suo nero sembra invadere il dorato delle foglie. E lo sfondo che inganna la vista e sembra proseguire con verdi vallate e invece viene interrotto bruscamente da una linea di confine, da un nastro spuntato da chissà dove, come una rete. Un inaspettato gioco ottico che fa sentire quasi in trappola l’osservatore.

Strizzo gli occhi, d’improvviso offuscati, come sempre d’altronde quando arrivo a guardare questa parte del quadro. Al limite dell’orizzonte si intravede l’ombra di una persona, confusa nella nebbia, che eppure emana più luce di quanto qualunque colore possa fare. O forse solo per me è così.

Non un nome, non un luogo o una data che possa riportare lontanamente all’autore di questa opera. Solo poche persone del museo conoscono chi l’ha dipinta e non riescono a capire la ragione del suo anonimato.

Riesco ancora a sentire il tremolio della mia mano quando avevo deciso di finire di dipingere il quadro. Si, perché l’autrice anonima dell’opera sono io. Ci sono stati dei momenti in cui sarebbe stato molto più facile dipingere tutto di bianco, cancellare tutto e fuggire. Ma poi le linee, i tratti, le sfumature si sono succedute e sovrapposte da sole sulla tela, uno sfogo delle mie emozioni. Un concentrato di sentimenti e fatti racchiusi in così pochi centimetri. Un turbine che sembra risucchiarmi nel vortice di quel periodo, ogni volta, senza scampo.

Solo adesso capisco di quanto a volte si guardano superficialmente le opere d’arte. Quanto a volte si guarda superficialmente la vita. Solo adesso capisco tante cose. Adesso che nulla sembra avere più un senso.

3 risposte

Classificazione
  • Anonimo
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    Allora, per la media della tua età non è male, però si vede che hai ancora poca esperienza, i consigli che ti do sono questi:

    -cura di più la scelta lessicale e occhio alle ripetizioni (ne ho trovate diverse, leggendo)

    -la descrizione del quadro non rende. Probabilmente tu sai benissimo come è fatto, ma io non sono riuscita a capirlo. Prova a rifarla e a falla leggere a qualcuno chiedendogli poi di descriverti a parole sue come immagina il quadro, in modo da vedere se combacia con come vorresti che fosse

    -non indugiare troppo su riflessioni che non siano particolarmente illuminanti o necessarie, ad esempio qui: " Ma poi le linee, i tratti, le sfumature si sono succedute e sovrapposte da sole sulla tela, uno sfogo delle mie emozioni. Un concentrato di sentimenti e fatti racchiusi in così pochi centimetri. Un turbine che sembra risucchiarmi nel vortice di quel periodo, ogni volta, senza scampo." usi ben tre righe per esprimere lo stesso concetto, ed è una cosa che ogni tanto puoi anche fare, ma se ne abusi il risultato finale diventa un po' pesante: se prendi tutto il prologo le azioni compiute dal personaggio sono pochissime, e le riflessioni che vengono fatte non aggiungono nessuna nuova informazione alla storia.

    Dalla lettura so che c'è questa donna che vive a Parigi e che ha dipinto un quadro in cui è raffigurata una persona molto importante per lei dietro cui c'è probabilmente una storia travagliata. Sono neanche due righe di informazioni! Chiaramente in un romanzo non puoi scrivere così, però devi cercare di "asciugare" il più possibile quanto scrivi dalle informazioni non necessarie!

    In ogni caso brava, è bello vedere che ci sia ancora qualcuno a cui piace coltivare le proprie passioni! Ti auguro buona fortuna nel proseguimento del lavoro! :)

  • 1 decennio fa

    Bravissima, fai bene a riproporlo ma io vorrei il continuo!! me lo manderesti?

  • 1 decennio fa

    *.* bello bello

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