Elena D ha chiesto in Arte e culturaLibri ed autori · 1 decennio fa

cosa ne pensate di questo inizio?

critiche e consigli sono ben accetti!

Viola si era svegliata presto quella mattina, doveva studiare trenta pagine di storia e il grosso tomo la scrutava dal comodino, la copertina illuminata dall’abat-jour. Distolse lo sguardo e aspirò per l’ultima volta la lucky strike. Ci aveva impiegato due minuti a finirla perché l’aveva cominciata la sera prima, per poi spegnerla con cura e conservarne la seconda parte per il risveglio. Era l’ultima sigaretta nel pacchetto. In balcone faceva piuttosto freddo. L’alba del primo lunedì di novembre preannunciava una giornata grigia e uggiosa e Viola pensò a come si sarebbe potuta vestire. Voleva provare il nuovo paio di jeans, finalmente una taglia 40, ma non sapeva con che felpa abbinarli. Alla fine entrò in camera, chiuse la porta del balcone tremando e tirò un calcio al salame, il piede urtò la poltrona di ferro e Viola imprecò a voce bassa. Stupida camera piena di spifferi, come poteva studiare con un freddo simile? Si rannicchiò sotto le coperte con il libraccio, consumato dopo essere passato di mano in mano nel corso degli anni, chissà quanti ragazzi avevano studiato e contemporaneamente odiato quel libro e chissà cosa facevano in quel momento. Qualcuno dormiva, chi abitava in America era sveglio e lavorava, chi faceva sesso e in quell’esatto momento stava per raggiungere l’orgasmo… magari qualcuno era addirittura morto. Le palpebre diventavano sempre più pesanti, Viola si addormentò sull’unità sette, paragrafo due: “Crisi del ‘300: cause e conseguenze”, un rigolo di bava le scendeva dalla bocca aperta e si posava sulle conseguenze.

Aggiornamento:

Milena spense con un pugno degno di quegli stupidi lottatori di wrestling la sveglia, aprì lentamente gli occhi, li strizzò e cercò a tastoni sul comodini gli occhiali. Dalla cucina proveniva l’odore di caffè e biscotti appena sfornati accompagnato dalla dolce e insopportabile voce di sua madre che canticchiava una canzoncina. Che ***** si cantava alle sette di mattina? Non c’era nulla di cui rallegrarsi, era una donna di quarant’anni, sposata con un uomo stupido quanto rozzo e con una figlia tutt’altro che brillante. Evidentemente aveva preso dai genitori. Milena si alzò e si trascinò verso la cucina, salutò e cominciò a bere il latte caldo-ma-non-troppo, ovviamente sua madre aveva già apparecchiato, manco fossero la famiglia mulino bianco.

Aggiornamento 2:

Masticava i biscotti, sua madre canticchiava ancora una canzone di Rino Gaetano, la tv era sintonizzata su canale 5 e descriveva l’andamento delle borse: sterlina. euro. dollaro, wall street… another brick in the wall, quelli erano i Pink Floyd e non c’entravano nulla. Adesso pure quella canzone nella sua testa, la bocca piena di biscotti che sarebbero finiti sui suoi fianchi. Gettò a terra la metà del biscotto che aveva in mano, mille pezzi, mille briciole per terra, cominciò a piangere. Vide distintamente una lacrima lenta scendere, plof, nel latte; questo era veramente il colmo. La madre si girò, spense la televisione e sempre canticchiando le portò le medicine, le sorrise e le accarezzò la testa dai preparati che fai tardi e c’è il compito. Milena corse in camera per vestirsi, i soliti jeans, all star rosse e felpa con cappuccio.

Aggiornamento 3:

scrittrice: io,ho 17 anni. appunto la semplicità di cui parli non mi convince molto...però scrivere non è facile... :) quindi non se andando avanti sprecherei tempo, anche se una storia ce l'ho in mente! magari dovrei cominciare con semplici racconti

titolo; non ci ho pensato. se vuoi pubblico la seconda parte.

Aggiornamento 4:

In bagno si truccò leggermente gli occhi con la matita e coprì con fondotinta e cipria le chiazze rosse apparse sulle guancie dopo la crisi. Approfittò del momento di lavarsi i denti per osservarsi meglio allo specchio. I capelli lunghi fino alle spalle, ondulati e biondicci. Gli occhiali rettangolari nascondevano gli occhi castani, poco male, tanto erano inespressivi. Almeno il seno c’era. Si coprì bene ed uscì di casa al freddo.

Aggiornamento 5:

Gli alberi avevano già perso le foglie, il freddo era secco e ti entrava profondamente nelle ossa, trovava le fessure, gli orifizi del nostro corpo che penetrava e si insediava nelle ossa, saldamente attaccato al midollo; con l’arrivo dell’estate si sarebbe sciolto. Però ne rimaneva sempre un pochino, ogni anno di più...il freddo si sarebbe impadronito del corpo con il passare del tempo, sino all’arrivo della morte, gelo infinito, gelo finale.

Aggiornamento 6:

@lena la prima descizione degli abiti del primo personaggio è "importante", la seconda effettivamente non molto. grazie :)

3 risposte

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  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    In alcune parti le frasi sono troppo brevi, sembrano periodi lasciati a metà: prova ad utilizzare qualche "punto e virgola" o "due punti" in più qui e lì. Ho notato che ti soffermi molto nel descrivere gli abiti indossati dai personaggi: se il pubblico al quale ti vuoi rivolgere è puramente adolescenziale va bene, altrimenti secondo me quelli sono dettagli un po' troppo particolareggiati, un po' "stile Moccia", diciamo. Ciao!

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  • 1 decennio fa

    Ripeto Moccia 2 la vendetta...Povera Italia

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  • 1 decennio fa

    Non so dirti se il libro sarà bello, ma posso dirti che sembra scritto con semplicità ed un buon ritmo. Probabilmente, leggerei ancora qualche pagina per capire come evolverà la storia e per scoprire se i personaggi sono in grado di "catturarmi".

    Posso chiedere il titolo e lo scrittore?

    Ciao e buona lettura.

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