Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 10 anni fa

Miti di Eracle:eracle e cicno; e. nel giardino delle esperidi; e. e il toro di creta.?

Ragazzi mi servirebbero 3 miti di eracle: eracle e cicno; eracle nel giardino delle esperidi; eracle e il toro di creta. ho già cercato su internet ma del primo non trovo nulla e degli altri nn sn molto sicura. qualcuno potrebbe trovarmeli o se conosce qualche libro da consultare! mi servono entro lunedì, grazie in anticipo! :)

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  • Anonimo
    10 anni fa
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    PRIMA FATICA: IL LEONE NEMEO

    La prima fatica che Euristeo impose a Eracle, quan do egli si stabilì a Tirinto, fu di uccidere e scuoiare il leone Nemeo o Cleoneo, una belva enorme invulnerabile da ferro, bronzo o pietra. Alcuni dicono che questo leone fosse nato da Tifone o dalla Chimera e dal cane Ortro, altri sostengono che Selene lo generò e lo lasciò cadere sulla terra, e precisamente sul monte Treto presso Nemea, dinanzi a una grotta a due uscite. E che per punire il mancato adempimento di un sacrificio, là lo lasciò, affinché divorasse la sua gente. Chi ne soffrì di più furono i Bambinei. Giunto a Cleone, tra Corinto e Argo, Eracle alloggiò nella casa di un contadino o pastore chiamato Molorco, il cui figlio era stato ucciso dal leone. Molorco già si preparava a offrire un capro a Hera come sacrificio propiziatorio, ma Eracle lo trattenne dicendogli di aspettare il suo ritorno, così avrebbero sacrificato il capro a Zeus Salvatore. Eracle raggiunse Nemea a mezzogiorno, ma, poiché il leone aveva fatto stragi nel vicinato, non trovò nessuno che potesse dargli indicazioni. Eracle, allora si recò sul monte Treto e finalmente vide da lontano il leone che ritornava alla sua tana, il mantello chiazzato dal sangue della sua quotidiana strage. Eracle scagliò delle frecce, ma tutte rimbalzarono sulla fitta pelliccia allora uso la spada, però questa si piegò quasi fosse di stagno. Infine agguantò la sua clava e vibrò un tale colpo sul muso del leone che la belva entrò nella sua tana scrollando il capo: non per il dolore, però, ma perché gli ronzavano le orecchie. Eracle, fissando con rammarico la sua clava infranta, decise allora di bloccare uno degli ingressi della caverna ed entrò dall'altro. Certo ormai che il mostro fosse invulnerabile dalle armi, iniziò con lui una lotta terribile. Il leone gli amputò un dito con un morso; ma, immobilizzatagli la testa, Eracle gli premette il braccio contro la gola finché lo soffocò.

    Con la carcassa del leone sulle spalle, Eracle ritornò a Cleone, e trovò Molorco sul punto di offrirgli un sacrificio eroico, invece, sacrificarono assieme a Zeus Salvatore. Compiuto il sacrificio, Eracle si fabbricò una nuova clava e portò la carcassa del leone sino a Micene. Euristeo, stupito e terrorizzato, gli ordinò di non mettere mai più piede in città. In futuro avrebbe dovuto deporre i frutti delle sue Fatiche dinanzi alle porte. Eracle si adoperò inutilmente per scuoiare il leone, finché, per divina ispirazione, pensò di servirsi degli artigli della belva, affilati come rasoi, e ben presto poté indossare la pelle invulnerabile a guisa di armatura, mentre il cranio del leone gli copriva il capo come elmo. Nel frattempo Euristeo ordinò ai suoi fabbri di forgiargli un'urna di bronzo, che seppellì sottoterra. E da quel giorno, ogni qual volta veniva annunciato l'arrivo di Eracle, egli si rifugiava in quell'urna e trasmetteva i suoi ordini per mezzo di un messagero.

    Gli onori tributatigli dai cittadini di Nemea in segno di gratitudine per l'impresa da lui compiuta Eracle, in seguito, li cedette ai suoi alleati di Cleone che combatterono con lui durante la Guerra Elea e caddero nel numero di trecentosessanta. Quanto a Molorco, egli fondò la vicina città di Molorca e piantò il Bosco Nemeo, dove ora si svolgono i Giochi Nemei.

    Eracle non fu il solo che strangolò un leone in quei giorni. la stessa prodezza fu compiuta dal suo amico Filio, come la prima delle tre prove d'amore impostegli da Cicno, figlio di Apollo e Iria. Filio aveva inoltre catturato vivi alcuni mostruosi uccelli antropofagi, simili ad avvoltoi e sostenuto un'aspra lotta con un toro selvaggio che poi guidò all'altare di Zeus. dopo queste tre fatiche Cicno non contento, pretese anche un bue che Cicno avea into in certi giochi funebri. Eracle consigliò a Filio di rifiutare, insistendo invece affinchè Cicno tenesse fede ai patti. Cicno allora disperato, si gettò in un lago che fu poi chiamato lago Cicneo. sua madre Iria lo seguì nella morte e ambedue furono trasformati in cigni.

    SETTIMA FATICA: IL TORO CRETESE

    Euristeo ordinò ad Eracle, come sua settima fatica, di catturare il toro di Creta, ma ancora oggi si discute se si trattasse del toro di Zeus che trasportò Europa fino a Creta, oppure di quello che Minosse si rifiutò di sacrificare a Posidone e che generò il Minotauro in Pasifae. il toro a quel tempo devastava la terra cretese, soprattutto la regione bagnata dal fiume Tetride, sradicando le piante e abbattendo i muri degli orti. quando Eracle veleggiò verso Creta, Minosse gli offrì ogni aiuto possibile, ma Eracle preferì catturare il toro da solo, benchè l'animale sputasse fiamme dalle narici. dopo un'aspra lotta Eracle riuscì a riportare il toro a Micene, dove Euristeo, dedicandolo a Era lo rimise in libertà. Era tuttavia considerava odioso un dono che le ricordava la gloria di Eracle, guidò così il toro dapprima a Sparta, poi di nuovo attraverso l'Arcadia e oltre l'istmo fino a Maratona in Attica, dove Perseo lo tra

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