Anonimo
Anonimo ha chiesto in Società e cultureReligione e spiritualità · 1 decennio fa

Perché abbiamo paura del buio?

“Ora sapranno perché hanno paura del buio.” Così la voce profonda e minacciosa di Thulsa Doom in Conan il Barbaro. Il sacerdote del ferro e dei serpenti forse non lo sapeva, e nemmeno John Milius, ma con quelle parole assumeva la prospettiva psicoanalitica, che quodammodo coincide proprio con lo scoprire il perché, archetipico o storico, di una tale questione. E la minaccia non viene dal personaggio interpretato da James Earl Jones sventolata nei confronti dei bambini, ma degli adulti, che impareranno la dura legge del’acciaio. I bambini sono infatti niente altro che “i veri uomini”, considerato che la stagione del peterpanismo non si conclude- pare- mai. E la status di puer di James Hillman indicato dallo psicanalista americano come “eterno.” Abbarbicati a forme sociali produttrici di certezze di senso su scala industriale, viviamo dicotomicamente il rapporto con la nostra ombra, e con il lato oscuro della nostra personalità. Che ovviamente nelle nostre proiezioni superegoiche non esiste. Noi non siamo quello che una società solare, maternalistica, non vorrebbe noi fossimo. I modelli prevalenti della cultura cattolica, con i suoi “valori immutabili” (la famiglia, signori, la famiglia…!) e quella postmarxiana, con la sua utopia ipertutelante, fungono come l’azoto liquido di ogni velleità consapevolizzante. Rendendo fragili le persone, alla eterna rincorsa di ciò che si pensa pareneticamente di dover essere, mai pacificanti con quello che effettivamente si è.

Per fortuna, poi, esiste la paura.

Nei nostri sogni liquidi, nella compulsione di vedere un film horror, nel raccapriccio per un delitto agghiacciante, nel terrore di un corpo riverso sull’asfalto- tutti a rallentare per vedere-, nella simulazione del nostro stesso sfracellamento, quando ci si lancia bardati per il banging jumping da ponti sospesi, lanciandoci in quella parte della realtà che non vogliamo ammettere come esistente, ma che si infiltra continuamente negli interstizi del nostro placido esistere.

Certo, usciamo dal cinema senza essere stati accoltellati, ci rassicuriamo nella certezza che i nostri vicini non sono come Rosa e Olindo (ma forse temevamo più di poterlo essere noi), ci gratifichiamo attraverso delle condotte produttive che ci preverranno dal rischio di incidenti catastrofici (non importa rispettare davvero le distanze di sicurezza, conta solo la fruizione del pensiero rassicurante…), e un robusto elastico ci riporta verso la sommità del ponte dove abbiamo solo finto di poter abbandonare le certezze metafisiche su un mondo che se non fosse così come noi ce lo rappresentiamo, ci farebbe saltare ogni istante dal ponte della angoscia. Non sia mai!

Quell’elastico produce in noi la sensazione- effimera- di vivere in un eterno briefing, una simulazione di tutto, e una consustanzione di nulla. Abbiamo più paura della paura, di quanto non ne abbiamo di qualsiasi altra cosa.

Perciò siamo alla ricerca compulsiva di ogni cosa che renda- come quell’elastico- la nostra stessa esistenza reversibile, e ogni istante clessidrificabile in quello precedente. Non si va da nessuna parte, se non nella paventata certezza che si possa “tornare indietro.” Se poi, con un ultimo sussulto di onestà, realizziamo che non si può, eccoci a produrre grandi sistemi metafisici che neghino il divenire. A tentare di ripetere ogni singola circostanza all’infinito. Ogni cambiamento è ansiogeno per definizione.

Da qui la paura di ogni buio. Perché esso è il fluido ove si proiettano angosce ancestrali, e da dove emerge la natura ambivalente di ogni onticità. Il luogo della rappresentazione dell’altro io che noi, fosse l’ultima cosa al mondo, non ammetteremo mai di poter essere. Come attraverso compressioni e amputazioni all’infinito, ci siamo guadagnati il diritto di poterci illudere.

L’esito è rassicurante. E devastante, cioè diabolico. Proprio la perdita della ambivalenza, o del senso del tragico- e qui ci soccorrono in molti da Nietzsche financo a Luigi Zoia (“Contro Ismene, considerazioni sulla violenza”)- conducono alle maggiori atrocità perché commesse in società in cui le si giudicava impossibili. Sono le stairways to Heaven a grondare di sangue- paradisi laici o religiosi non sono molto diversi-, e i più grandi genocidi li si è compiuti nel nome della bontà e della giustizia.

Diabolica è infatti- dia-ballein- la divaricazione tra l’ombra e la luce, laddove una coscienza simbolica, syn-ballein a “nutrire insieme” il nostro io e ciò che vi soggiace. Ad affrancare da ogni metafisica forte e ingessata la coscienza di ciò che effettivamente si é. Sapendo cioè di avere paura del buio, diventando addirittura agenti di ciò che ci ha agito, ci si spalanca alla grande avventura della novità. Senza elastico ovviamente.

11 risposte

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  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    Un tempo,ma tanto, tanto tempo fa, si sarebbe forse capito che nel buio c' è il sacro e la paura del buio è la paura che il sacro ispira quando non è ancora sacralizzato, tenuto a bada nel suo recinto a mezzo della ripetizione instancabile dei riti e dell' offerta sacrificale di una vittima espiatoria da caricare della maledizione di tutto il buio per poi divinizzarla a salvatore (liberaci dal male).

    Oggi il sacro non sappiamo più nulla, come non sappiamo nulla degli esseri terrificanti nella loro sovrumana distruttiività che lo abitano e che a volte avvertiamo solo come un' eco lontana e ancestrale, un' immagine fugace intravista con la coda dell' occhio e subito dimenticata come un sogno.

    E' rimasto il buio per i bambini che ancora sentono l' angoscia del mistero, del radicalmente inspiegabile e spaventati si rifugiano nell' abbraccio materno, oppure il buio da sfidare dell' adolescente che vi si immerge baldanzoso convinto della propria eroica, disperata invincibilità, fiero del proprio impeto che squarcia ogni utero risucchiante l' abisso, il buio del vecchio che non vuole sprofondarvi e si abbarbica impotente sul ciglio di un abisso che ogni giorno frana di più.

    Quel buio attira, perché in quella oscurità profonda e oscena c' è la matrice di ogni vita e di ogni morte per quanto negata e derisa alla luce solare quando le cose si vedono di fronte, piatte, per quello che sono.

    Ma è proprio sotto il sole più abbacinante dell' oggettualità pura che si desidera il buio come si cerca la linfa vitale e allora il mercato ce lo offre nei suoi surrogati affinché per un attimo se ne possa godere ancora, pagando il giusto si intende, e poi riderne sollevati, come bambini di nuovo al sicuro tra le sue braccia, scienza e tecnologia che smascherano l' infantilismo di ogni paura della mente come gioco da baraccone.

    La festa della luce di inizio secolo XIX, l' elettricità che avrebbe dissipato ogni buio, illuminò con i suoi fari diafani il sangue e l' orrore della follia estrema, di quel sacro che ora poteva apparire mostrando senza pudore la sua incontenibile volontà annientante. Il buio ha dominato il secolo passato e c' è sempre, più potente che mai, perché il buio è la nostra essenza, anche quando fingiamo che non lo sia, anche quando accendiamo tutti i fanali di cui la tecnica e la razionalità ci premuniscono.

    Il buio dell' ombra profonda è in noi, fa parte di noi e per questo ne abbiamo tanta paura. La luce, questa luce artificiale lo sottolinea ancora di più, proprio come in un quadro del Caravaggio, solo che ormai questo Caravaggio è impazzito non sapendo più cosa ancora raffigurare di sensato, perché non vi è più nessun senso in tutta questa finta luce e in tutto questo tremendo buio.

  • C'era proprio bisogno di usare parole come "quodammodo" e "clessidrificabile" per far vedere al mondo quanto sei colto e intelligente?

  • 1 decennio fa

    Bella come supercazzola.

  • 1 decennio fa

    non abbiamo paura del buio, ma di ciò che esso non ci permette di vedere.

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  • a parte l'uso di neologismi a dir poco cacofonici (spesso la semplicità stilistica denota maggiore padronanza della lingua rispetto a ridondanti "barocchismi")

    direi che il concetto è giusto, il buio è molto redditizio basti pensare al contenuto delle pubblicità dei film "horror" che a me sinceramente stupiscono sempre più

    primo perchè dubito della loro veridicità ("il film che ha terrorizzato l'America"... ma de che???)

    secondo perchè anche se fosse vero, perchè dovrei avere un interesse a farmi terrorizzare (mi domando io persona sicura di me stesso)?

    la verità è che queste forme di esorcismo del terrore sono funzionalizzate alla catarsi a giovamento della gran massa di persone insicure che il mondo moderno ha prodotto, basti pensare alla crescita esponenziale dell'uso di psicofarmaci e droghe

    tutto questo perchè il nostro stile di vita si è evoluto, ma la nostra mente (con buona pace dei catto e creazionisti vari) è rimasta quella di una scimmia, e difatti recenti studi di neurologia mostrano come meccanismi ancestrali quali ad esempio l'ansia, che quando nacque la nostra specie aveva una importante funzione legata alla sopravvivenza oggi si è trasformato nella "epidemia del secolo" perchè di fronte a situazioni nuove la nostra mente risponde con strumenti "vecchi" e inadatti allo scopo

    ___________________________

    "Meditate gente, meditate" P.P.

  • 1 decennio fa

    perchè amiamo la luce.

  • ckrok
    Lv 4
    1 decennio fa

    Semplice semplice ,con la scoperta del fuoco, l' uomo non ha potuto + far meno della luce ,e si è evoluto in ragione di essa,perdendo la dimestichezza che aveva col buio .

    Un altro buio ,il buio della anima ,quando si prega tutto intorno si forma un aurea nera , la nostra anima in quell'attimo è sola, immersa nel buio + completo, il mistero della fede ,spazio che appartiene solo alle anime (facci caso se sei uno che prega )e l' unica luce che si vede è quella di Dio.

    Poi esiste il buio della cecità fisica ( aggiungo anche cecità culturale ) , quello di non vedere i colori della vita,esistenza condannata a vedere un solo colore , il nero . Ciao ciao

    Ps :a parte il buio fisico ,non ho paura del buio anzi a nascondino si gioca meglio .

  • 1 decennio fa

    belli i monologhi eeeeeeeehhhhh sii

  • 1 decennio fa

    Sei peggio del peggior Baricco.

  • 1 decennio fa

    Leggendoti ho avuto una gran paura del buio.

    Di quel buio che la mia piccola mente non riesce a dissipare.

    Poi un lampo di luce che mi diceva di non aprire quella porta.

    Ma amo avventurarmi nei meandri di speculazioni contorte e sapere che ho un robusto elastico che mi riporterà su dandomi l'illusione di poter entrare e uscire a piacimento dal labirinto cerebrale che nessuno mai riuscirà a percorrere completamente.Esploro un nuovo piccolo tratto e torno indietro.

    Non mi basterà la vita e nemmeno l'eternità per venirne a capo.

    In fondo siamo solo animali.

    Siamo bestie pensanti.

    Il maggior risultato ottenibile è quello di accettare le paure e il buio.

    Temerli e accettarli.

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