* S☀le * ha chiesto in Arte e culturaLibri ed autori · 10 anni fa

Giochino per tutti gli aspiranti scrittori (e non): "Creiamo un personaggio!"?

Il gioco è semplice, in poche righe dovete creare un personaggio. Non ci sono regole, potete utilizzare tutto ciò che credete opportuno per delineare gli aspetti del vostro personaggio. Sarete poi voi con le stelline a votare il vincitore. So che è una cosa sciocca, ma almeno ci allenniamo e confrontiamo i nostri scritti.

Inizio io:

Erano le sette di sera quando Mason rincaso dal lavoro. La casa era vuota e buia, come sempre. Non c’era una moglie e nemmeno bambini pronti ad accoglierlo a braccia aperte. Mason sapeva di essere solo, ma non se ne faceva un problema. Dopo essersi tolto l’imperniabile e indossato abiti più comodi si diresse in cucina. Come al solito il frigo era vuoto, solo qualche litro di latte e una scatola di sottaceti. Prese quella rammentandosi che il giorno dopo avrebbe dovuto fare la spessa. Con le mani tozze prese un cetriolo e lo ingoiò voracemente. Guardò l’orologio e dandosi una grattata al sedere raggiunse la sala. Qualche schizzo d’olio cadde sul tappeto quando sprofondò nel divano. Appoggiò i grossi piedi al tavolino sommerso da vecchie riveste di pesca e accese la televisione. Mason era contento e fiero della sua indipendenza, di lasciare panni sporchi a terra e di restare ore a guardare le partite di calcio alla tv. Ma c’era un momento della giornata, precisamente quando si coricava a letto, che una piccola parte del suo cervello, si chiedeva come sarebbe stata la sua vita, se quel giorno di tanto tempo fa avesse scelto l’amore invece della carriera.

E ora tocca a voi....3, 2, 1....VIA!

Aggiornamento:

Mi sono sbagliata prima. Volevo dire che sarete voi mediante i pollici in su o in giù a votare il vincitore..Piccolo errore!

5 risposte

Classificazione
  • ?
    Lv 5
    10 anni fa
    Migliore risposta

    Jessica si passò con cura il rossetto sulle labbra. Rimase un attimo di troppo a fissarsi allo specchio e si sentì in colpa per quello che stava per fare. Un'altra volta, solo un'altra votla e avrebbe ottenuto il lavoro che voleva. Indossò i tacchi a spillo, controllò di avere il seno bene in mostra e si buttò tra le braccia del suo fidanzato. Doveva illuderlo ancora un giorno e poi avrebbe ottenuto il lavoro che voleva.

    Breve ma credo che la personalità si capisca in fretta...

  • 10 anni fa

    Justin attraversò di corsa il cortile della scuola, di nuovo. Tre ragazzi lo stavano inseguendo, il primo era grosso e basso, aveva gli occhi di un marrone nocciola, cosi come i suoi capelli lisci, unti, come la pizzetta che teneva in mano, il secondo era magrolino, con i denti infuori, la sua faccia era piena di disgustosi brufoli con il pus giallo che schizzava fuori. L' ultimo doveva essere il capo della banda, era un ragazzo muscoloso, alto, i suoi capelli erano neri come la pece, gli occhi invece parevano pozzi oscuri. al collo portava un collare nero con delle punte aguzze, sul dito medio della mano sinistra portava un anello a forma i teschio. Tutti e tre rincorrevano Justin.

    Justin correva più velocemente che poteva, anche quel giorno i bulli della scuola avevano intenzione di picchiarlo, era sempre sto cosi, tutte le persone più cattive se la prendevano con lui, si chiese per l'ennesima volta che cosa avesse fatto di male, forse era il suo aspetto, i suoi capelli biondi, i suoi occhi ocra, o forse perche anche se aveva dodici anni era alto come uno di dieci? O forse perchè amava i videogiochi? Era sempre stato uno sfigato. non restava mai nella stessa città per più di due settimane, attorno a lui succedevano cose strane, era il ragazzino da evitare, ogno volta che era arrabbiato, triste o spaventato, alle persone che lo tormentavano capitava sempre qualcosa di oscuro.

    La suo corsa finì, in palestra, era in trappola, i tre ragazzi tenevano in mano delle mazze da basebal, erano pronti a picchiarlo. il cuore di Justin batteva all'impazzata, come se stesse per schizzargli fuori dal petto da un momento all'altro. Al suono del suo cuore lentamente si unì un altro rumore. I ragazzi avanzavano lentamente come per dargli il tempo di recitare le sue ultime parole, Justin contava nella sua testa quanto mancava alla sua fine, intanto il romore aumentava, ora ai poteva distinguerlo chiaramente, era il suono dei pallonoi da basket che rimbalzavano sul suolo. I bulli sembravano impauriti, ma non tornarono in dietro.

    6,5,4, il rumore si fece sempre più fortee il suo cuore batteva sempre più forte, la sua fine era vicina, i bulli erano a soli cinque metri da lui. 3,2,1, BOOOOOOOOOOOM la porta del ripostiglio della palestra si sfondò ed emersero una trentina di palloni da basket, che puntavano dritti contro i bulli, che gridarono terrorizzati, eraggiunsero la porta della palestra, era chiusa! Cercarono in tutti i modi di aprirla, senza ottenere risultarti. I tre ragazzi si girarono di scatto i palloni erano saltati in aria e sierano lanciati contro di loro, con la potenza di un carro armato, stendendo i bulli a terra, svenuti.

    Fonte/i: Sono una aspirante scrittrice
  • 10 anni fa

    E come per la gran parte delle domeniche della sua vita, Drew si sveglia in compagnia di una nuova ragazza, carina, la solita Nancy, Bezzy, o Lizzy del momento, nel proprio appartamento con vista situato nel pieno centro di Manhattan. Il sapore che ha in bocca è quello del Jack trangugiato la sera precedente, e l' amaro di una vita vuota, senza amore, senza riferimenti affettivi. Stende la mano, ancora assonnato e tormentato dall' immancabile mal di testa del dopo sbornia, verso il comodino, in cerca del solito pacco di sigarette. Drew non ha mai avuto una marca preferita, ha iniziato a fumare così, un pò per svago, un pò per sembrare uno di quelli tosti ai tempi del liceo. E' uno scrittore, o almeno lo dovrebbe essere. Il mondo è troppo tristemente commerciale per apprezzare il suo stile, gli editori non pubblicano nulla che sia piu' analitico di un paio di tette rifatte, ergo lui si rifugia nell' autoeditoria, che basta per la sussistenza e per i suoi svaghi malsani. Ecco che un altro giorno ha inizio, ecco un altra donna a cui dare false promesse, ecco il solito vuoto creativo. La vita è davvero qualcosa di malsano.

  • Paola
    Lv 6
    10 anni fa

    Richard aspirò un'ultima boccata di fumo, poi gettò la sigaretta sul pavimento e la spense col tacco della scarpa. Guardò l'orologio. Mancava esattamente mezz'ora. Trasse un lungo sospiro, poi aprì lo zaino e prese ad armeggiare con la strumentazione, lentamente, con movimenti precisi e sicuri. Non poteva rischiare che la troppa fretta o la distrazione gli mandassero a monte il lavoro. Sebbene avesse alle spalle vent'anni di carriera senza mai un'errore, un solo sbaglio avrebbe potuto essere molto pericoloso per lui.

    Richard terminò i preparativi e rimase in attesa. La pazienza era un requisito indispensabile per poter svolgere il suo mestiere. Si passò una mano tra i capelli brizzolati e indugiò con lo sguardo nella stanza circostante. A giudicare dallo strato di polvere che ricopriva i pochi mobili rimasti, l'appartamento doveva essere disabitato da diversi anni. Un telo di plastica copriva un vecchio tavolo di legno, pochi libri giacevano riversi sugli scaffali di una libreria, le ragnatele penzolavano dagli angoli come tristi decorazioni di un Natale ormai finito.

    Inaspettatamente, Richard si trovò a pensare che la sua vita era come quella casa: la polvere copriva ogni cosa, la passione come il dolore, rendendo ogni sentimento opaco e sfocato, tramutando pian piano il suo cuore in un organo arido ed insensibile.

    Troncò le proprie fantasticherie. Era giunto il momento.

    Fuori della finestra, il cielo era tanto luminoso da sembrare quasi trasparente. Una brezza leggerissima accarezzava lievemente le fronde degli alberi, che iniziavano a tingersi di giallo sotto il sole tiepido e clemente dell'autunno.

    Ma tutta l'attenzione di Richard era rivolta alla strada, dove un uomo era appena sceso dalla sua macchina, una berlina grigio metallizzata, e aveva rivolto un cenno di saluto all'autista. Poi si era sistemato il nodo della cravatta. Lo faceva sempre. Richard conosceva perfettamente ogni sua abitudine. La cura dei dettagli era un altro elemento fondamentale del suo lavoro.

    Appoggiò i gomiti sul davanzale e accostò l'occhio al mirino.

    Attese che, come ogni giorno, l'uomo si fermasse a scambiare qualche parola con l'edicolante. A quel punto, Richard respirò profondamente e premette il grilletto.

    Nessuno vide da dove giungeva il proiettile che perforò il cervello dell'uomo, facendone stillare sangue come da una macabra fontana.

    Richard si rilassò per qualche istante contro lo schienale della sedia, poi smontò il fucile e ne ripose con cura le parti nello zaino. Subito dopo aver svolto un lavoro, cercava di impedire a sé stesso di pensare, per trovare ancora una volta il coraggio di guardare in faccia Rosalie, la sua compagna, che l'attendeva a casa. E, forse, per convincersi di non essere un mostro.

    Si avviò lentamente verso la porta, ripetendo tre frasi nella mente, come un mantra, tentando di convincersi della loro veridicità: "E' solo un lavoro. Faccio soltanto ciò che è necessario. Non li faccio soffrire inutilmente."

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  • Anonimo
    10 anni fa

    Peppino non ne poteva piu',prima o poi a quella putt@na della sua vicina l'avrebbe uccisa.Lo sentiva nelle ossa,nel sangue,nel cuore che da un momento all'altro sarebbe scoppiato,ma non solo nei confronti di quella poco di buono della signora Mistocchina,coinquilina del piano di sopra che 3 volte a settimana innaffiando le sue piantine inesorabilmente infangava tutto il suo modesto balconcino,lui ,Giuseppe Martorella era diventato intollerante a tutto e tutti da 2 anni a questa parte.

    Per la precisione dl 24 Gennaio 2008,giorno in cui Peppino ebbe un incidente in moto,la sua ex amatissima Suzuki SV650S,disrtrutta contro un Faggio.

    Giuseppe miracolosamente uscì quasi illeso dall'urto,ma Anna,sua moglie,da quel giorno è diventata un vegetale,e con il suo cervello è morto anche Alex,il bimbo che aveva in grembo.

    Giuseppe Martorella da quel 24 Gennaio ce l'aveva col mondo intero,con le moto,con i faggi,con i cani che d'improvviso attraversano la strada,con se stesso.

    Di quel Giuseppe che dal lontano 78 al 2008 era sempre stato un tipo sulle sue,timidissimo,religiosissimo e calmissimo non era rimasto piu' nulla,il resto di niente.

    Nel tragitto da casa sua all'ospedale Giuseppe ebbe un flashbaak della sua breve vita matrimoniale,la vedeva ancora bellissima e sorridentissima la sua Anna,la donna della sua vita in quel candido vestito da sposa.

    Ecco,mai come oggi Giuseppe era decisissimo a fare quello che stava facendo,per lui nn aveva assolutamente piu' senso la vita di sua moglie,se la si puo' considerare veramente vita.Doveva firmare,poichè Anna era orfana toccava a lui dare l'ordine ai medici di staccare la spina.

    Firmò.Tra 48'ore la sua Anna volerà in cielo.

    Andò di fretta verso il ponte.

    Guardò giu'....quel fiume lo stava chiamando,voleva il suo corpo.

    Giuseppe prese la corda che aveva in macchina,lego' un estremita' al collo,l'altra a una grossa pietra di 20 kg,guardò il cielo per l'ultima volta e lei era lì....la sua Anna era in quella nuvola che le assomigliava tantissimo,capelli,occhi ,naso, bocca,si si era proprio lei...Dio quanto l'aveva amata!

    -Amore mio ci vediamo tra poco!!!

    Si buttò.

    In quei 32 anni di vita Giuseppe non era mai stato così orgoglioso di se stesso come lo era stato l'attimo prima di lanciarsi nel vuoto.

    15 secondi,15 lunghissimi secondi di apnea in quell'acqua gelida,con quella corda che lo tratteneva e gli tagliava il collo,quei 15 secondi che aspettava da piu' di 2 anni!

    Fonte/i: ;-( Sto un po' depressa si vede??
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