Antonino C ha chiesto in Arte e culturaPoesia · 1 decennio fa

Parafrasi de "La ginestra" di Giacomo Leopardi?

per favore mi servono solo le ultime due strofe, il resto l'ho gia fatta, grazie.

1 risposta

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  • Anonimo
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    Sono trascorsi ben mille ed ottocento anni da quando i centri abitati sparirono, sepolti dalla forza del fuoco, e il misero contadino, dedito ai vigneti, che in questi campi la terra morta e bruciata nutre a stento, ancora solleva lo sguardo timoroso verso la vetta funesta, la quale, per nulla divenuta più mite, ancora sorge tremenda, ancora minaccia distruzione a lui, ai suoi figli ed ai loro miseri beni. E spesso il poveretto, stando tutta la notte insonne all’aria aperta sul tetto della sua abitazione rustica, e balzando più volte in piedi, controlla il corso della lava temuta, che si riversa dalle viscere instancabili sul fianco arido, al cui riflesso brilla la costa di Capri e il porto di Napoli e Mergellina. E se lo vede avvicinare (il corso della lava), o se nel fondo del pozzo domestico ode per caso l’acqua bollire per il calore, sveglia i figli, sveglia in fretta la moglie, e fuggendo via con quanto possono afferrare delle loro cose, vede in lontananza la sua abitazione consueta, e il piccolo campo, che fu per lui unico riparo contro la fame, preda del liquido rovente che giunge crepitando, e inesorabile si distende per sempre sopra di essi. La distrutta Pompei torna alla luce del sole dopo l’antico oblio, come uno scheletro sepolto, che l’avidità o la pietà restituisce all’aperta terra; e dal foro deserto il visitatore in piedi tra le file dei colonnati troncati contempla in lontananza la vetta divisa e la cima fumante, che ancora minaccia le rovine sparse. E nell’orrore della notte oscura il bagliore della lava luttuosa, che in lontananza rosseggia attraverso le tenebre e tinge i luoghi tutt’intorno, come una torcia lugubre che si aggira tenebrosa attraverso palazzi disabitati, corre tra i teatri deserti, tra i templi sformati e tra le case distrutte, dove il pipistrello nasconde i figli. Così la natura resta sempre giovane, incurante dell’uomo e delle epoche che egli chiama antiche, incurante del succedersi delle generazioni da padri a nipoti, e anzi si muove per una via così lunga che sembra stare immobile. Intanto cadono i regni, passano i popoli e i linguaggi ma di tutto ciò ella non se ne avvede: eppure l’uomo pretende il vanto di essere eterno.

    E tu, flessibile ginestra, che adorni di selve profumate questi campi spogli, anche tu soccomberai presto alla crudele potenza del fuoco sotterraneo, che ritornando ai luoghi già noti, distenderà il suo mantello serrato sulle tue foreste cedevoli. E allora piegherai senza ribellarti la tua testa innocente sotto il peso mortale: ma non la avrai piegata invano fino allora per supplicare vigliaccamente davanti al tuo futuro oppressore; ma non la avrai innalzata con orgoglio folle né verso le stelle né contro il deserto, dove sia la sede sia la nascita hai avuto non per scelta ma per caso; ma tu sei tanto più saggia dell’uomo, perché non sei, come lui, malata di orgoglio, in quanto non credesti che i tuoi fragili arbusti furono fatti immortali né dal fato né da te stessa.

    mv.

    Fonte/i: Internet
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