Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 1 decennio fa

parini il giovin signore inizia la sua giornata?

ciao a tutti mi servirebbe sapere URGENTEMENTE quali sono i termini aulici, i latinismi e gli enjambement presenti dal verso 1 al 157 del "Mattino" di Parini....GRAZIE!!!

Aggiornamento:

Acquario87 grazie,ma non è quello che stavo cercando...ho bisogno per favore di sapere quali sono i LATINISMI, i TERMINI AULICI e gli ENJAMBEMENT presenti dal 1° verso al 157°...grazie!

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  • Anonimo
    1 decennio fa
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    Il Giovin Signore si sveglia sul tardi, in quanto la sera prima è stato sommerso dai suoi onerosi impegni mondani. Una volta alzato deve scegliere tra il caffè (se tende ad ingrassare) o la cioccolata (se ha bisogno di digerire la cena della sera prima), poi verrà annoiato da delle visite importune, ad esempio un artigiano che richiede il compenso per un lavoro. Seguono le cosiddette visite gradite (per esempio il maestro di francese o di piano); dopodiché non resta che fare toeletta e darsi ad alcune letture (in senso mondano, tese a sfoggiare poi la propria "cultura"). Prima di uscire, viene vestito con abiti nuovi, si procura vari accessori tipici del gentiluomo settecentesco (quali coltello, tabacchiera, parrucca etc.), e sale in carrozza per recarsi dalla dama di cui è cavalier servente (secondo la pratica del cicisbeismo, di cui lo stesso Parini è forte critico).

    L'opera in questione è tratta dalla prima edizione del Mattino del 1763. In essa è presente la battaglia illuministica combattuta in quegli anni. Il metro del componimento è l'endecasillabo sciolto. Il passo comincia con la descrizione del risveglio del contadino e dell'artigiano, giocata in contrasto con quella del risveglio del nobile, che seguirà subito dopo: la contrapposizione mette in risalto la vita virtuosa dei primi e quella corrotta del secondo. In Parini la figura del contadino è rivestita di una serie di valori positivi. Entra in scena sullo sfondo di una natura luminosa che mette in risalto il senso della vita sana e gioiosa. I segnali della sua funzione sono alcune scelte lessicali: l'uso degli aggettivi, come “buon villan”, “caro letto”, “fedel sposa”, o verbi, come “intiepidir”. Questo lessico evoca il calore familiare e l'intimità degli affetti. Una funzione analoga possiede poco dopo il sintagma (vv. 8-9) “sacri arnesi che prima ritrovar Cerere e Pale”: l'aggettivo “sacri” sottolinea il valore del lavoro che è indispensabile alla vita dell'uomo ed è fonte di benessere e moralità. Quest' esaltazione del lavoro nei campi entra in contrasto con la figura del giovin signore che comparirà in scena subito dopo: egli è ozioso ed inutile alla società e stravolge i sacri valori della famiglia. La descrizione successiva del contadino che scuote la rugiada dai rami rivela il gusto descrittivo che sarà proprio di tutta l'opera: quel fermarsi insistentemente sul particolare minuto. Ma la scena possiede anche un forte valore connotativo: l'indugio sulle gocce di rugiada non è solo un elemento descrittivo fine a se stesso. Evoca un'idea di purezza e di neutralità: il contadino non è solo integro e laborioso ma anche innocente e vicino alla natura. Alla figura del lavoratore di campagna si affianca quella del lavoratore di città. È una figura meno ricca di significati; tuttavia Parini cerca di nobilitarlo allo stesso modo: il termine “sonante” riferito all'officina, non è solo un epiteto esornativo. Suscita, infatti, una serie di echi: evoca sicuramente un'immagine mitologica, quella di vulcano, il dio fabbro, e della sua officina situata alle viscere dell'Etna. La mitologia è usata qui ad innalzare la vita quotidiana e prosaica del lavoro, rivelandone l'intima ed autentica dignità. Subito dopo entra in scena il giovin signore, e si presenta con una fisionomia comica e grottesca che stride violentemente con le immagini di alta dignità del contadino e del fabbro. A contrasto con il signore la figura del contadino torna di nuovo ad affacciarsi per un momento (vv. 56-60), ma la prospettiva appare ora diversa: viene messa in rilievo la durezza ingrata della sua vita. Il contadino viene visto come portatore esemplare di un valore, la semplicità, ma questa vita dura non è effetto di una scelta morale, bensì solo di necessità.

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