? ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 1 decennio fa

inforzamione su libro= se questo è un uomo?

ciao a tutti, volevo chiedere se potete scrivere un riassunto dettagliato del libro se questo è un uomo. L'avevo segnato per venerdi del mese priosssimo invece è dopodomani.. ragazzi...vi prego help...

3 risposte

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  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    Il romanzo autobiografico “Se questo è un uomo” è stato scritto da Primo Levi nel 1946, e descrive il suo periodo di prigionia nel campo di concentramento tra il 1944 e il 1945. Qui, insieme a tutti gli altri ebrei, viene privato di tutto, costretto a vivere in strette e sporche cuccette, soffrire il freddo e la fame e lavorare duramente con ritmi insopportabili, senza poter reagire, fino all’arrivo degli alleati.

    È evidente che il tema centrale del romanzo è l’odio dei nazisti verso gli ebrei convertito nella persecuzione e la deportazione nei campi di concentramento.

    In questi brutali luoghi i tedeschi si misero all’opera, umiliando, facendo lavorare duramente e costringendo a sottostare ai loro ordini i prigionieri, al fine di trasformarli dagli uomini che erano alle bestie che vedevano in loro.

    Questo è anche uno dei motivi per cui vengono applicate leggi che regolano la vita del lager, atte soprattutto a distruggere la dignità di ogni singolo individuo. Come apprendiamo dal romanzo, per prima cosa gli “Haftlinge”, ovvero i deportati, venivano privati di tutto, dai vestiti ai capelli, dai documenti al nome, sostituito con un numero tatuato sul braccio sinistro.

    Dormivano in cuccette strette e fitte “come celle d’alveare” spesso condivise con un altro prigioniero; il pranzo era rappresentato da una misera razione di pane raffermo e la cena da una zuppa acquosa di patate, mentre il lavoro disumano cui erano sottoposti consisteva nel trasportare pesantissimi carichi senza mai potersi riposare, neanche alla presenza di pioggia, neve e vento o di domenica.

    Poiché i giorni di riposo erano veramente rari, l’unico luogo di tregua era l’infermeria, il cosiddetto Ka-Be; tuttavia per essere ricoverati bisognava attendere per più di dieci ore in piedi nudi per la visita e passare la selezione tra ricoverabili e malati terminali, mandati alle camere a gas.

    Ad aggravare ulteriormente la situazione, ogni tanto, c’erano le selezioni durante le quali tre SS passavano per le baracche e dopo aver osservato per pochi secondi il fisico dei prigionieri decidevano chi dovesse vivere e chi morire “con un sì o con un no”.

    L’unico modo per sopravvivere era quello di rubare e barattare con camicie, coltelli o qualunque altro genere di prima necessità ciò che si era rubato oppure il proprio rancio, ma così facendo la quantità di cibo rimasta non permetteva di recuperare le energie consumate durante il lavoro, e di conseguenza spesso i prigionieri si indebolivano e si ammalavano.

    Ecco quali erano le condizioni di quei poveri uomini e quelle povere donne colpevoli unicamente di essere ebrei. Ridotti ad animali, automi, vivi solo nel corpo, ma non nell’animo.

    Nonostante ciò, i primi bombardamenti risvegliarono in loro un sentimento di speranza che diede loro motivo di resistere fino al giorno in cui sarebbero stati liberati. In effetti questo accadde e finalmente quelli che prima erano solo “numeri” ritornarono ad essere “uomini”, ma Levi troppo debole a causa della scarlattina contratta pochi giorni prima, non poteva affrontare un lungo viaggio attraverso il freddo e la fame, così dovette rimanere nel lager in attesa dell’arrivo dei russi.

    Passarono dieci giorni, e non vi era più cibo, se non patate, non vi era più animo umano, se non gli ammalati lasciati alla loro sorte nel Ka-Be. Per fortuna Primo e altri suoi compagni ricoverati anche loro, organizzarono una vera e propria lotta per la sopravvivenza fino alla conquista della libertà grazie alla venuta dei Sovietici.

    Non credo che ci sia di bisogno di spiegare il perché di questo libro, il significato è chiaro: far conoscere, farci percepire tutti i dolori e le sensazioni che si provano a vivere in un lager, nel quale si deve lottare per difendere la propria dignità pur sapendo che il destino è ormai segnato, nel quale vedi migliaia di compagni morire e sai che prima o poi arriverà anche il tuo turno.

    Questo per non dimenticare quello che è stato, quello che l’uomo è stato capace di fare e far sì che cose del genere non si ripetano mai più.

  • 1 decennio fa

    vai su wikipedia

    http://it.wikipedia.org/wiki/Se_questo_%C3%83%C2%A...

    scusa ma adesso nn ho tempo di farti il riassunto devo fare un tema x domani

    ciaoooooo :-)

  • ire
    Lv 4
    1 decennio fa

    Primo Levi, chimico torinese, aveva ventiquattro anni quando fu catturato dalla milizia fascista alla fine del 1943 e, essendo ebreo oltre che partigiano, consegnato ai nazisti che lo deportarono ad Auschwitz. In questo periodo, il governo tedesco, data la scarsità di manodopera, aveva deciso di sospendere le uccisioni arbitrarie dei singoli e di allungare la vita media dei prigionieri da eliminarsi. E’ forse questa una tra le ragioni per le quali Primo Levi fu una delle quattro persone su quarantacinque contenute nel suo vagone che ha rivisto la sua casa.

    La letteratura sui campi di sterminio nazisti, sull’inferno dei Lager, è certamente nutrita, ma questo suo libro, ricco di particolari atroci, testimonianza sconvolgente ed efficacissima, è anche un capolavoro letterario.

    “Nulla è più nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga.”

    “Si immagini ora un uomo a cui, insieme con le persone amate, vengano tolti la sua casa, le sue abitudini, i suoi abiti, tutto infine, letteralmente tutto quanto possiede: sarà un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico di dignità e discernimento, poiché accade facilmente, a chi ha perso tutto, di perdere se stesso; tale quindi, che si potrà a cuor leggero decidere della sua vita o morte al di fuori di ogni senso di affinità umana; nel caso più fortunato, in base ad un puro giudizio di utilità. Si comprenderà allora il duplice significato del termine << Campo di annientamento >>, e sarà chiaro che cosa intendiamo esprimere con questa frase: giacere sul fondo.”

    “ Eccomi dunque sul fondo. A dare un colpo di spugna al passato e al futuro si impara assai presto, se il bisogno preme. Dopo quindici giorni dall’ingresso, già ho la fame regolamentare, la fame cronica sconosciuta agli uomini liberi, che fa sognare di notte e siede in tutte le membra dei nostri corpi; già ho imparato a non lasciarmi derubare, e se anzi trovo in giro un cucchiaio, uno spago, un bottone di cui mi possa appropriare senza pericolo di punizione, li intasco e li considero miei di pieno diritto. Già mi sono apparse, sul dorso dei piedi, le piaghe torpide che non guariranno. Spingo vagoni, lavoro di pala, mi fiacco alla pioggia , tremo al vento; già il mio stesso corpo non è più mio: ho il ventre gonfio e le membra stecchite, il viso tumido al mattino e incavato a sera; qualcuno fra noi ha la pelle gialla, qualche altro grigia: quando non ci vediamo per tre o quattro giorni, stentiamo a riconoscerci l’un l’altro.”

    E’ un libro da leggere e poi ancora rileggere per ricordare l’orrore di quanto accaduto e la disumanità non di mostri, o per lo meno non solo di mostri, ma anche di uomini comuni pronti a credere e obbedire senza discutere; per diffidare di chi vuole convincere con strumenti diversi dalla ragione; per sospettare di tutti i profeti, data la difficoltà di distinguere i veri dai falsi e infine per accontentarsi di verità meno entusiasmanti e più modeste che si conquistano con fatica, con studio, con discussione e ragionamento, senza scorciatoie e un passo alla volta, piuttosto che verità semplici e comode che non costano nulla.

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