Anonimo
Anonimo ha chiesto in Arte e culturaLibri ed autori · 1 decennio fa

Ciao sono tornata vi posto un capitolo di un racconto vecchio, consigli educati? XD?

Faceva freddo quella sera, la neve aveva steso un tappeto bianco sulle strade e sulle macchine, e nel cielo una pallida luna adornava il cielo buio che ospitava qualche timida e spenta stella.

Ero in ritardo per la festa di compleanno della mia migliore amica, Eva, ci conoscevamo dalle elementari e quella sera aveva compiuto diciassette anni.

Stringevo al petto il suo regalo, stanca ed eccitata, quando d’improvviso i lampioni della via si spensero. Rimasi nel buio più totale in preda al panico incapace di emettere un suono o di muovermi.

Tesi l’orecchio, qualcosa non lontano i stava muovendo, lo percepivo…

Tentai di alzarmi, ma lo stivale in gomma scivolò giù dal marciapiede, mi aggrappai alla prima cosa che avevo avanti e tentai di non gridare dal dolore. Avevo sbattuto il ginocchio contro, molto probabilmente, una macchina parcheggiata.

Sbuffai e mi alzai decisa, i lampioni erano ancora spenti, così frugai nelle tasche in cerca del mio vecchio telefono, ma qualcosa mi colpì in pieno.

Caddi a terra e in quello stesso istante i lampioni si accesero.

Aprii gli occhi irritata e indolenzita, davanti a me c’era un ragazzo alquanto strano: era molto alto, magro e di una strana bellezza, capelli mossi un po’ lunghi, occhi chiari e uno sguardo ambiguo.

Mi alzai indolenzita e riacciuffai lo zainetto, attendendo delle scuse.

<<Era buio.>>

Mi disse.

La sua voce era profonda, non avevo mai sentito una voce come quella.

<<Avresti potuto non correre allora, oppure avresti potuto farti luce con il telefonino o come minimo aiutarmi ad alzarmi.>>

Mi guardò perplesso, come se non capisse cosa gli stessi dicendo.

Mi voltai avvolta da una strana sensazione e ripresi a camminare, stringendo i denti per il dolore alla gamba.

Era ancora lì immobile lottai contro me stessa per non voltarmi, mi aveva fatto uno strano effetto guardarlo, mi girava la testa. Mi fermai e chiusi gli occhi.

“Su ce la posso fare, mi volto solo un attimo”, e così feci, mi voltai.

<<Aah!>>

Era apparso silenziosamente alle mie spalle.

<<E comunque non avrei potuto toccarti.>>

Trattenne un sorriso e ricominciò a correre, per poi sparire nel buio.

Rimasi immobile qualche minuto, ignorando il gelo, ignorando il ritardo e ignorando il dolore al ginocchio.

Chi era quel ragazzo così misterioso? Che cosa intendeva con quelle parole?

<<Ok, dimmi se ho capito bene, questo ragazzo alquanto affascinante ti si è catapultato addosso fingendo di non vedere…>>

<<Non si vedeva nulla veramente Eva!>>

<<Oh Athena chi mai si mette a correre nel buio più totale? Ti devo insegnare tutto? Comunque sia… E poi ti ha detto che non avrebbe potuto toccarti? Uao! E tu ti saresti presa di un elemento simile?>>

<<Io non mi sono presa di nessuno!>>, ribattei sbattendo il libro sul tavolo <<ci sto pensando perché mi ha colpito la sua voce e il suo viso, non l’ho mai visto in città.>>

Eva mi guardò di sbieco e sorrise compiacendomi.

<<Oh beh, allora scusa, quanti saremo a Torino? Un milione di persone? Strano che tu non li conosca tutti!>>

Mi alzai e non risposi offesa.

<<Sapevo che mi avresti derisa.>>

<<Oh ma va, è solo che tu hai l’innamoramento facile.>>

Squittì sorridendo.

<<Smettila di sorridere in quel modo… Mi irriti.>>

Si alzò e fece lo zaino, mordendosi il labbro come suo solito.

<<Cambiamo discorso allora, stasera usciamo vero? Hanno aperto un nuovo locale, una specie i inaugurazione, tutto gratis! Non sto più nella pelle, chissà quanti ragazzi, ma ci pensi?>>

<<No… Non ci penso…>>

Eva sbuffò forte e si sedette di fronte a me, prendendomi le mani.

<<Dimenticati di Matt, è uno scemo lo sappiamo entrambe, la vita continua e stasera ti divertirai!>>

<<Se lo dici tu.>> Risposi sorridendole.

<<Beh io vado a casa a farmi un bagno caldo, tu curati quel ginocchio, fa venire da vomitare con tutto quel sangue secco, ciao!>>

E chiuse la porta.

Mi buttai sul divano tentando di sollevarmi il morale, non avevo nessuna voglia di uscire e di vedere altri ragazzi, era tutto così caotico e stancante, talmente tanto che mi addormentai poco dopo.

Aggiornamento:

Piccola Stella snz cielo davvero ti piace? Non l'ho mai continuata perchè non mi dava nulla

Aggiornamento 2:

Grazie Chiara XD sì è il primo capitolo e resterà tale grazieeee

Aggiornamento 3:

Camilla: Grazie per le correzioni le apprezzo molto, non posto un pezzo più recente perchè ce ne sono solo due: uno è il mio caro romanzo e sinceramente ho paura a metterlo su yahoo answers, l'altro invece è ancora in fase di ristrutturazione. Per quanto riguarda le tue correzioni ho visto anche io che hai ragione perciò ti ringrazio!!!

3 risposte

Classificazione
  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    Sinceramente il pezzo non é male, ma ci sono alcune cose che non mi convincono. Prima su tutte, quelle prime righe che stonano con il resto del racconto: sarà una cosa personale, ma trovo terribile le espressioni "tappeto bianco" e "timida e spenta stella". La voce narrante é, credo, un'adolescente: ma hai mai sentito adolescenti parlare così? Io no. Sarebbe stato molto più efficace un punto di vista più aderente all'indole della protagonista, sopratutto guardando le parti successive (ad esempio la conversazione con Eva).

    Inoltre, alcune frasi hanno parti slegate tra di loro. Qui, ad esempio: "Ero in ritardo per la festa di compleanno della mia migliore amica, Eva, ci conoscevamo dalle elementari e quella sera aveva compiuto diciassette anni." Oltre ad esserci un brutto errore narrativo, chiamato inforigurgito, credo che la frase andrebbe spezzata. Non c'entra nulla, logicamente, il fatto che la ragazza sia in ritardo per la festa e che lei e l'amica si conoscano dalle elementari, così come il pezzo successivo. E' come rispondere alla domanda "Quanti anni hai?" con: "Ho diciassette anni e mi piace scrivere." Non c'entra, insomma. Meglio sarebbe stato, a mio parere, scrivere così: "Ero in ritardo per la festa di compleanno della mia migliore amica, Eva, che quella sera aveva compiuto diciassette anni. Ci conoscevamo dalle elementari." Anche qui l'informazione delle elementari stona, ma almeno stona di meno. E qui ritorniamo al discorso dell'inforigurgito: ossia, come dice il nome, vomitare addosso al lettore informazioni non richieste e, sopratutto, non necessarie alla storia. Non é basilare per il lettore sapere se Eva e la sua amica si conoscono dalle elementari, da qualche anno o dall'altro ieri; quello che conta é sapere che sono migliori amiche, solo quello conta.

    Comunque, questo pezzo mi piace abbastanza. Sono così criticona non perché sono acida o invidiosa, ma semplicemente perché credo che tu possa migliorare. Perché non posti un pezzo recente, così da poter valutare realmente le tue capacità?

    Capisco! Buon lavoro!

  • 1 decennio fa

    WOw

  • 1 decennio fa

    Carino :-) immagino sia il primo capitolo....

    Uniche annotazioni:

    Faceva freddo quella sera, la neve aveva steso un tappeto bianco sulle strade e sulle macchine, e nel cielo una pallida luna adornava il cielo buio che ospitava qualche timida e spenta stella.

    Quel "cielo" ripetuto due volte è poco gradevole....

    e poi altri errori piccoli di ortografia...Correndo questi piccoli errorini il tuo libro sarà ancora più scorrevole!

    In bocca al lupo!

    Fonte/i: Eheheh l'esperienza!
Altre domande? Fai una domanda e ottieni le risposte che cerchi.