Dudo ha chiesto in Società e cultureFestivitàPasqua · 1 decennio fa

che significato ha il pane azzimo durante la pasqua?

la pasqua cristiana

4 risposte

Classificazione
  • Anonimo
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    Il pane azimo (dal greco ἀζύμη = senza lievito), o meno correttamente pane azzimo, è un tipo di pane preparato con farina di cereali e acqua, come tutti gli altri pani, senza tuttavia aver subito il processo di fermentazione mediante il lievito.

    Storia

    Il pane azimo è stato per molto tempo l'unico conosciuto dall'umanità. Si preparava con farina integrale, e si cuoceva mettendo l'impasto su pietre arroventate o cenere calda. In seguito la preparazione del pane si evolse fino a produrre le numerose varietà di pane conosciute. L'evoluzione prese avvio grazie all'invenzione dei forni, alla scoperta del lievito, all'estrazione della farina ed eventualmente all'aggiunta di altre sostanze come olio, burro, spezie, ecc. Tuttavia molti continuano a preparare il pane azimo sia per motivi di praticità, essendo il pane azimo più facile da preparare, che per motivi religiosi e dietetici. Il pane azimo è pertanto utilizzato come pane tradizionale in molte località, anche in Italia; viene utilizzato inoltre nei casi in cui occorra un tipo di pane che si debba conservare per lunghi periodi di tempo[1].

    L'uso del pane azimo è importante nella religione ebraica e in quella cristiana. Gli ebrei mangiano pane azimo (matzah) durante la settimana pasquale (15-21 di Nisan), celebrata in ricordo dell'uscita del popolo israelita dall'Egitto, secondo la prescrizione contenuta nel capitolo XII dell'Esodo; la preparazione del pane azimo spettava ai leviti. Alcune confessioni religiose cristiane, in particolare la Chiesa cattolica, utilizzano per l'eucaristia un particolare tipo di pane azimo di forma circolare, l'ostia[2].

    Controversia degli azimi

    L'uso del pane azimo nella religione cristiana suscitò una accesa disputa sorta tra il 1052 e il 1053 ad opera del patriarca di Costantinopoli Michele Cerulario contro la Chiesa latina accusata di utilizzare per l'Eucarestia il pane azimo, e non quello fermentato come si usava nelle Chiese orientali antiche. L'uso del pane azimo nelle Chiese latine veniva spiegato con il fatto che Gesù Cristo istituì il sacramento dell'eucaristia nella settimana pasquale durante la quale, secondo la prescrizione delle leggi ebraiche, ci si serviva soltanto di pane azimo. La Chiesa bizantina, invece, utilizzava per l'eucarestia del pane fermentato. La controversia venne discussa con passione da ambo le parti, ma i testi utilizzati non furono dirimenti perché troppo vaghi o apocrifi[3]. Solo più tardi, nel II concilio di Lione (1274) e in quello di Firenze (1439) la Chiesa latina dichiarò, che per la consacrazione eucaristica, sono ugualmente validi sia il pane azimo che quello fermentato e che i sacerdoti delle due Chiese, la Latina e l'Orientale, dovevano seguire l'uso invalso presso la propria Chiesa, ma senza pregiudizio

  • Gina D
    Lv 5
    1 decennio fa

    Gli ortodossi non lo mangiamo durante la pasqua, ma soltanto 40 giorni prima, è sempre Lunedi e la chiamiamo Lunedi Pulita (non saprei se esiste per i cattolici). Praticamente, da questo giorno inizia il digiuno dei 40 giorni fino alla sera del Sabbato Santo.

    Si mangia assieme a cibi senza olio, latte, carne.

  • 1 decennio fa

    Credo che Dio lo usasse nell'ultima cena.Ma per il resto nella religione cristiana non ha significato.Ha molto significato nella pasqua ebraica,significa che gli ebrei non hanno avuto il tempo di far lievitare il pane e lo dovettero cuocere subito,in questo modo rimase azzimo.Il pane azzimo è l'equivalente della piadina.

  • Anonimo
    1 decennio fa

    credo che sia,secondo il vangelo,il pane usato da gesù nell'ultima cena.e comunque gesù mi pare stava rispettando un usanza ebraica che si tramanda,la liberazione degli ebrei dall'egitto che per portarsi dietro qualcosa da mangiare e per fare più veloci fecero cuocere del pane azzimo cioè senza lievito,in quanto non c'era il tempo di aspettare che lievitasse.

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