lovemeli ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 1 decennio fa

Qualcuno mi può fare il commento a "La giara" di pirandello?? 10 PUNTI ASSICURATI..?

ciao a tutti.. mi potete fare il commento della giara di pirandello o "io sono la maestra delle mie marmotte" di nuto ravelli??

grazie a tutti.. do i 10 punti..

1 risposta

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    Il brano “la giara” è preso da “novelle per un anno”. In questo brano si parla di un commerciante, Lollò, che acquista una giara maestosa, pronta a contenere dell’olio. Purtroppo essa si rompe, così arriva zì Dima ad aggiustarla. Purtroppo egli ci si chiude, per sbaglio dentro e, non riuscendo ad uscire, decide di viverci. Dal canto suo, Lollò si rifiuta di liberarlo, perchè ciò significherebbe rompere la giara. Così Lollò si reca dall’avvocato e questi gli dice di rompere la giara, chiedendo, però, il risarcimento dei danni all’imprigionato. Zì Dima si rifiuta di pagare, così Lollò, preso dall’ira, fa rotolare la giara, che va a rompersi contro un albero: Zì Dima è libero ed ha la meglio su Lollò. In questa storia si mettono in risalto due personalità contrapposte. All’inizio viene menzionato Lollò, detto anche Zìrafa. La descrizione delle personalità è ottenuta mediante sequenze narrative e flashback. Lo Zirafa ci appare come un commerciante irascibile e avaro, particolarmente attaccato alle sue ricchezze. Ed infatti, per ogni cosa, litiga con gli altri. Il Pirandello rende questo pensiero attraverso un’enumerazione per paradosso:” per ogni nonnulla, anche per una pietruzza caduta nel murello di cinta, anche per una festuca di paglia, gridava che gli sellassero la mula per correr in città per fare gli atti”. Ed infatti, egli approfitta della gira rotta per litigare col povero Dima. Rispetto a Dima egli è molto più iracondo e impaziente, quasi un capo. Sembra sordo ad ogni tipo di accordo, ama la sua opinione. Ed infatti, al momento della rottura della gira, lo vediamo accanito verso i suoi contadini, dicendoli colpevoli dell’accaduto. Anche il suo aspetto rispecchia la sua indole: un’enumerazione per asindeto ci mostrano un uomo burbero, arcigno, ma anche un uomo lavoratore, che si sacrifica per guadagnare. Il carattere di Zirafa parla attraverso i gesti: il cosiddetto:” appendere al muro” è risultato di una personalità ansiosa e violenta. Egli risolve le questioni attraverso ad azioni violente o andando dall’avvocato. Il secodo personaggio compare solo dopo in seguito alla disgrazia della giara. Qui le sequenze narrative sono alternate a sequenze più dialogiche che sottolineano il divario tra i due. Da un lato troviamo lo Zirafa irragionevole e dall’altro il cheto Zì Dima. Il termine Zì è un’abbreviazione di”zio”, termine onoforico siciliano. Se nel primo riscontriamo un carattere estroverso,il secondo è un mistero. Anche lo stesso Pirandello lo definisce particolarmente silenzioso e misterioso. Un miscuglio di tristezza e scontrosità innata. Anzi, egli viene assemblato, attraverso una similitudine, ad un vecchio ceppo di olivo. Oltre a differenze caratteriali, troviamo varie differenze sociali. Infatti entrambi sono umili lavoratori: se l’uno lavora nel settore dell0’artigianato, l’altro èn sicuramente del campo agricolo. Entrambi quindi sono umili servitori ed appartengono al settore primario. Purtroppo Zirafa si crede superiore e marca il divario di classe sociale, comandando il povero Zi Dima. Anzi, una frase molto significativa è quella detta dal contadino: “chi è sopra comanda, chi è sotto si danna”. Ed infatti il Dima si trova costretto a sottoporsi a questo pensiero: svolge il lavoro con i punti ed il mantice. Il mantice è il suo cavallo di battaglia. Termine del linguaggio settoriale, esso è lo strumento prediletto da Dima. La situazione è in generale comica. La giara è uno dei fattori che fanno ridere il lettore. La giara è una botte per conservare l’olio, in questo caso è metaforicamente assemblata alla badessa, perché capiente e di alta qualità. È la giara il motore di tutto. La situazione però da comica si trasforma in umoristica. Ancora una volta, come nella marsina stretta, vi è la distinzione tra situazione comica-senza riflessione- e quella umoristica-con riflessione. In effetti se riflettiamo bene notiamo che entrambi i due personaggi sono accomunati dalla testardaggine, ma soprattutto dall’avarizia, che rende l’uomo vittima di cose concrete, come della giara in questo caso. Inoltre è evidente che Dima è intrappolato in una forma, ma egli cerca di evadere, compiendo il proprio dovere, ma è soffocato da Zirafa che, invece, gli impartisce determinati ordini (svolgere il lavoroo cono i punti) che egli si trova ad eseguire. Per quanto riguarda l’economia, noto che si sta parlando di una società che vive di settore primario, la produzione dell’olio è stimata nel racconto. Secondo me si sta parlando di un’economia di sussistenza, a giudicare dai sacrifici dei lavoratori e la loro precarietà (Basti ricordare la descrizione degli occhiali sbilenchi di Dima). I contadini sono invece personaggi personali che agiscono conoscendo già il loro amico irascibile, svolgono il loro dovere e rendono la situazione ancora più comica perché organizzano feste per Dima, intrappolato nella giara, e cantano e sghignazzano, ballando attorno ad essa

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