Vorrei sapere cosa ne pensate della mia storia :)?

PROLOGO

Nella penombra della sua stanza, una ragazza stava leggendo.

Era adagiata scomodamente sotto le coperte, tirate fin sopra la testa, il libro sulle ginocchia e in mano aveva una torcia. La usava per riuscire a leggere ciò che stava scritto tra le pagine ingiallite dagli anni. Quel libro, era stato scritto circa 1000 anni prima, e lei l’aveva trovato per caso, girovagando tra gli scaffali della biblioteca.

La trama l’attirava molto, per questo, l’aveva preso in prestito. Aveva, però, subito notato lo sguardo d’avvertimento che la bibliotecaria le aveva rivolto, lasciandola sorpresa. Tornata a casa, si era rintanata nella sua camera, aveva chiuso la porta, e si era infilata nel suo letto caldo, iniziando così la lettura di questo nuovo libro.

Aveva subito capito, che in quel libro c’era qualcosa di strano, perché facendo scorrere le pagine, non riusciva ad arrivare mai alla parola FINE.

1.

La ragazza si girò di lato, sollevando stancamente la testa dal cuscino e sporgendosi per spegnere ciò che l’aveva disturbata dal suo sonno senza sogni: la sveglia.

Sbuffando, scostò le coperte, e subito una folata di vento la investì, facendole venire la pelle d’oca. Infastidita, si voltò e vide la finestra semiaperta, dalla quale entravano spifferi d’aria gelida, tipica dell’inverno.

Si mise seduta, infilò le pantofole con un grande cane di peluche alla punta, e si alzò. Piano, si avvicinò alla finestra e la chiuse, curandosi di non lasciar che neanche un rivolo di aria entrasse più nella sua camera, finché non l’avesse nuovamente aperta lei stessa.

Non capisco come ha fatto ad aprirsi, pensò, mentre apriva la porta che portava nel corridoio del piano superiore della casa di Zia Margaret. Viveva con la zia, poiché i suoi genitori erano venuti a mancare, e con suo fratello George.

Entrò nella stanza di fronte alla sua, e, spogliandosi dalla leggera camicia da notte, s’infilò sotto la doccia. Ne uscì 15 minuti più tardi, si vestì velocemente e si guardò allo specchio. Quella notte aveva dormito molto poco, a causa della lunga lettura che l’aveva intrattenuta. Sotto gli occhi, aveva dei marcati solchi violacei che coprì immediatamente con un filo di trucco. Non era il tipo di ragazza che andava di moda in quel periodo. Lei era semplice, con un’immensa cascata di capelli castano chiaro e gli occhi blu mare. La maggior parte dei ragazzi della cittadina in cui viveva, era ai suoi piedi, ma lei non se ne curava minimamente.

Quando uscì dalla stanza da bagno, s’imbatté nella zia.

«Ciao Margaret», la salutò. Non riusciva a darle l’appellativo di “zia”, perché la donna era poco più grande di lei.

«Buongiorno», le sorrise Margaret. «Oggi hai scuola?»

«Si. Marge se l’hai dimenticato, quest’anno io ho gli esami»,le disse sorridendo.

La donna ricambiò il sorriso, «Buona fortuna, tesoro», disse, scoccandole un bacio sulla guancia. La ragazza le sorrise nuovamente e scese le scale.

«Prezzemolo, sei ancora qui?! Fila a scuola.», disse scherzosamente.

«Oh, buongiorno anche a te, Dania. Sì, anche io ti voglio bene» , la salutò ironicamente suo fratello minore. George frequentava il terzo anno dello stesso Liceo di Dania.

«Meno chiacchiere e muoviti prima che ti porti a scuola a calci nel didietro!», lo minacciò, mentre apriva il frigo e ne prendeva un succo all’arancia e una ciambellina. Addentò quest’ultima, continuando ad osservare imperterrita, il fratello che giocava all’X-Box.

«Sì, sì! Ho capito, smettila di fissarmi in quel modo»,e lasciò il salone per salire in camera sua.

«Sono preoccupata per lui! Non si è ancora ripreso...la notte, è un incubo!». Stava entrando a scuola con le sue due migliori amiche, Katherine e Alexandra. Aveva appena raccontato loro l’atteggiamento di George quella mattina, e le ragazze ridacchiavano. «Sto parlando seriamente!», esclamò facendo sobbalzare le due.

«Dany, non credi di esagerare? Insomma, è normale, i vostri genitori sono morti da...». Katherine non continuò la frase, ammonita dallo sguardo severo di Alexandra.

Quella mattina soffiava un vento freddo, gli alberi erano spogli e il cielo era ricoperto da grosse nuvole grigie, che minacciavano l’arrivo di un temporale.

«Oggi mi sento strana», disse Kate, mentre oltrepassavano il cancello del Liceo Jeffersonian.

«Tu sei sempre strana», ridacchiò Dania. A dir il vero, anche lei dalla sera precedente si sentiva strana, ma questo non l’avrebbe mai detto. Non era il tipo da far trasparire molto facilmente le proprie emozioni, neanche con le sue migliori amiche.

Si voltò verso di loro che chiacchieravano tranquillamente; sarebbe piaciuto anche a lei essere così spensierata, senza alcun problema da affrontare. Ma purtroppo, lei aveva il compito di badare a suo fratello oltre che a se stessa, e oltretutto aveva alle spalle la recente morte dei genitori.

Una mano le si posò sulla spalla e quando si voltò, sussultando, incrociò gli occhi nocciola di Adam: il suo migliore amico.

«Scusa se ti ho spaventata

Aggiornamento:

», le sorrise. Adam era il ragazzo più in gamba che avesse mai conosciuto. Avevano frequentato le elementari e le medie insieme, ed erano diventati amici fin da subito. Il rapporto con lui non aveva secondi fini, ne era assolutamente certa.

«Tranquillo, è tutto ok». Si sistemò lo zaino sulle spalle e poi rivolse lo sguardo in quello del ragazzo.

«Sembri strana, oggi».

Sì, il suo miglior amico era bravo a leggere dentro le persone. «Non ho nulla, sono solo un po’ stanca tutto qui...». All’occhiataccia dell’amico aggiunse: «Davvero».

«Urge confessione immediata», disse in tono minaccioso. «Dopo scuola. Alle 5, al Cromie.»

«Ma..», la ragazza tentò di replicare, ma fu del tutto inutile. Adam stava già percorrendo il parcheggio che portava all’ingresso dell’edificio.

«Ehi Dania!», sentì chiamare il suo nome, mentre due braccia l’afferravano dalle spalle. Sicuro, era Rebecca.

«Rebby, cosa c’è?!», esclamò esasperata.

Aggiornamento 2:

Era il suo primo giorno di scuola dalla morte dei genitori, ma non aveva assolutamente dimenticato la Miss Perfettina Rebecca. L’anno precedente, era stata eletta come Miss Culetto, al ballo di fine anno, e da allora era inavvicinabile. Da tutti, tranne che da lei. Sì, perché Dania aveva ricevuto l’onore – ma poi, che onore! – di averla tra i piedi in ogni istante. Era esasperante.

«Bentornata!»,urlò e tutti i ragazzi presenti nel parcheggio si voltarono nella loro direzione. «Ci sei mancata così tanto!».

«Oh, davvero?», rispose con noncuranza. Non poteva importargliene di meno, se a loro era mancata oppure no. Per certi versi poteva apparire acida...ma era tutt’altro.

«Ti siedi con noi a mensa, vero?!», le chiese, indicando il folto gruppetto di Cheerleader dietro di lei. Dania scosse la testa, «No, mi dispiace. Sto con loro» e indicò Alex e Kate.

Aggiornamento 3:

«Oh...», era sbalordita. «Oh. Frequenti ancora quelle sfigate?» disse con tono sdegnoso.

«Sì. Qualche problema?». Senza attendere risposta, Dania girò sui tacchi e raggiunse le sue amiche, che la stavano aspettando.

Pochi minuti più tardi, era davanti la segreteria per recuperare il suo orario, con Katherine.

«Alla prima ora ho Letteratura Inglese», stava dicendo l’amica.

«Io ho Storia...non ci siamo proprio con l’orario», sbuffò. Se c’era una materia che odiava più di ogni altra, quella era Storia. Le sembrava estremamente inutile imparare a memoria mille date, tra cui non ne ricordava neanche una. Anzi no, forse una la ricordava...ma solo quella.

«Tu però hai la maggior parte delle lezioni con Alexandra... non ti lamentare!», Kate era sul punto di una crisi isterica. «Abbiamo solo Biologia insieme, uffa», piagnucolò.

Dania ridacchiò. «Dai, non è mica la fine del mondo! Quella avverrà nel 2012!», concluse saggiamente.

«Ancora con questa storia!» sbuffò l’altra.

Aggiornamento 4:

Risero insieme per un po’, poi d’improvviso Kate tornò seria. «Guarda» bisbigliò.

Seguì lo sguardo dell’amica fuori dall’ingresso. Due ragazzi, uno biondo l’altro moro, stavano scendendo dai loro mezzi. Il primo da una decappottabile, il secondo da una grossa moto nera e grigia. Si somigliavano, ma allo stesso tempo erano diversi. Completamente. Questo lo si poteva notare dai movimenti e dal modo di vestire simile.

Il biondo aveva una camicia nera, le maniche erano ripiegate fino al gomito nonostante il freddo, e un paio di jeans bianchi. Indossava degli occhiali da sole che Dania riconobbe come

Ray-Ban, le mani in tasca e avanzava elegantemente verso la scuola.

L’altro, il moro, aveva una polo rigorosamente nera, un giubbotto di pelle nero, e un jeans bianco. Anche lui aveva gli occhiali da sole, ma questa volta lei non ne riconobbe la marca.

Aggiornamento 5:

A differenza dell’altro, lui giocherellava con le chiavi della moto, passandosele da una mano all’altra, mentre arrivava alla scalinata che precede l’ingresso.

Niente borchie, niente piercing. Niente di niente. Solo un portamento innaturale.

Si tenevano a distanza l’uno dall’altro, come se non volessero scontrarsi.

Al loro passaggio, i ragazzi che stavano osservando i nuovi arrivati, dovettero dividersi per permettere loro di passare. Si crearono, così, tre file. La fila di mezzo, faceva da sipario tra i due, che passarono come se la cosa non li sfiorasse minimamente.

Quando furono spariti, in direzioni opposte, la folla si diradò commentando l’arrivo di quei ragazzi. Dania ne era rimasta meravigliosamente

Aggiornamento 6:

affascinata. Doveva ammettere, però, che non poteva esistere una cosa del genere, dato che non li aveva visti in volto. Potevano anche avere un fisico da sballo – cosa che sicuramente avevano – ma non significava nulla, per lei.

A lei non importava se un ragazzo fosse bello, perché se era senza cuore e senza cervello non le sarebbe mai e poi mai interessato. Poi, però se c’era sia la bellezza che l’intelligenza quello era un altro discorso.

«Che fighi da paura», stavano strillando delle ragazzine di seconda o prima. Dania si passò distrattamente una mano tra i lunghi capelli mossi, e iniziò ad avviarsi in direzione degli armadietti dove custodiva gelosamente tutte le sue cose – di scuola.

Ma quando arrivò, ciò che vide la lasciò completamente sconvolta.

Camilla Bronte, studentessa del suo stesso anno, era appoggiata letteralmente al suo armadietto. In mano aveva alcuni fogli bianchi, le unghie laccate di rosso notò mentre si avvicinava alla bionda figura slanciata.

Aggiornamento 7:

«Camilla », disse, «ti serve qualcosa?». Richiamò a se tutta la pazienza che possedeva: stare più di un secondo in compagnia di quella ragazza, richiedeva dei nervi davvero saldi.

La ragazza che aveva di fronte, accennò un sorriso sollevando l’angolo sinistro delle labbra, poi tornò neutrale. «Il comitato studentesco ti da il bentornata.» disse come se niente fosse, «Per questo, ha deciso di dare una festa in...tuo onore», marcò teatralmente le ultime parole.

«Oh, wow». Era scioccata. «Avete deciso di fare una festa in mio onore. Beh...non mi resta altro che dire, grazie!», le sorrise nel modo più naturale che riuscisse ad avere.

In realtà, fremeva dalla voglia di stampare tutte e cinque le dita su quella pelle ben curata che possedeva la ragazza che si ergeva dinnanzi a lei. Non bastava la morte dei genitori, non bastava neanche la depressione che tentava di avere la meglio su di lei. Non bastava neanche lo stato in cui trovava suo fratello ogni maledettissima sera.

Aggiornamento 8:

No, non era nulla quello che le era successo, ora ci si metteva anche una stupidissima festa tra mocciosi figli di papà, che le chiedevano come stesse ogni volta che si spostava due metri.

Ma non poteva rifiutare, purtroppo. Conosceva bene le regole della scuola: se non partecipi ad un evento organizzato da essa, avrai meno crediti per accedere al college. Ed era già abbastanza incasinata con il recupero che era costretta a fare, a causa dei tre mesi in cui era mancata da scuola. Il motivo? La morte dei genitori.

Melissa ed Anthony Forbes, erano presenti durante la sparatoria che aveva avuto luogo nella banca più grande della città, e ne erano stati colpiti. Fatalmente.

Aggiornamento 9:

Da quel giorno, Dania si sentiva tremendamente inutile...in cuor suo, voleva ricongiungersi ai genitori. Ma era davvero troppo presto per lei, avrebbe dovuto aspettare come minimo mezzo secolo, prima di unirsi a loro. A meno che...

Scacciò bruscamente quei pensieri dalla mente, dimenticandosi completamente chi aveva davanti.

Camilla era spazientita, e ridicola. Talmente ridicola che Dania non riuscì a trattenersi e le scoppiò a ridere in faccia, senza preoccuparsi assolutamente della cosa.

La ragazza imprecò. «Se hai finito», disse acida, «dovrei consegnarti questi», continuò porgendole alcuni fogli che aveva in mano.

Quando l’attacco d’ilarità si placò, Dania tornò seria. «Cos’è?», le domandò con curiosità.

Aggiornamento 10:

«Oh, solo la lista per l’iscrizione al ballo di San Silvestro, la notte di Capodanno», spiegò tranquillamente. «Avresti dovuto riceverla qualche settimana fa, ma non c’eri e non ho trovato nessuno che potesse consegnartela». Bugiarda. C’erano ben tre persone, che avrebbero potuto consegnargliela. Evidentemente, aveva atteso fin da 3 mesi prima quel momento, ovvero dall’inizio delle assenze di Dania.

«Ah, ok», disse semplicemente. «Ora, se gentilmente ti sposti, dovrei prendere i miei libri. Sai, quello è il mio armadietto».

La bionda se ne andò, non senza prima averle rifilato lo sguardo d’odio che riservava solo a pochi. Quando fu liberata dalla presenza opprimente della ragazza, Dania recuperò i libri delle prima tre ore di lezioni e s’incamminò verso l’aula di Storia. Solo quando si fu seduta al suo posto, si accorse della mancanza improvvisa dell’amica, di Kate, che era dietro di lei proprio mentre guardavano i nuovi ragazzi entrare a scuola.

Aggiornamento 11:

Il resto potete leggerlo qui http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=490980 dove pubblicherò ogni capitolo... ci terrei molto a conoscere il vostro parere

5 risposte

Classificazione
  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    L'ho letta e come inizio non è male...ma se permetti vorrei fare alcune osservazioni:

    - il libro antico di mille (scrivilo in lettere non in cifre) anni: è impossibile che venga preso in prestito in biblioteca (per di più in una ideale città americana, dove mi sembra di aver capito sia ambientata la storia), non e verosimile. Se il libro fosse vecchio al massimo di un secolo o due...potresti dire che è stato trovato in una cantina/soffitta ed apparteneva a qualche antenato di famiglia oppure che è stato comprato da un antiquario..o rigattiere (se particolarmente sgualcito)

    - perchè legge il libro sotto le coperte con la torcia, tanto più che è in una posizione scomoda? e poi, perchè si mette a letto se è pomeriggio, visto che è appena tornata dalla biblioteca?

    - in che stato si trova il fratello ogni sera?? ha incubi? grida? piange? fa la pipì a letto?

    - Miss Culetto secondo me stona proprio..mi limiterei al classico "reginetta del ballo"

    - chiarirei il punto in cui dici che Dania non va di moda al momento ma ha tutti i ragazzi ai suoi piedi... la vedo un po' contraddittoria

    - dall'impressione che ho avuto, Dania è una ragazza un po' "fuori dal coro" rispetto ai suoi compagni di scuola...se è così... perchè Rebecca, la classica ragazza bella e snob (sai..il classico stereotipo della cheerleader) che evita tutti, si interessa a lei al punto di invitarla a mangiare insieme? Io metterei due righe di spiegazione

    - discorso simile per la festa in suo onore....come mai se lei non sta simpatica a Camilla e viceversa?

    -se Dania odia la storia... perchè si sarebbe messa a leggere un libro vecchio addirittura di mille anni (quindi un manoscritto medioevale..con tutti i problemi linguistici connessi)?

    - qual è l'unica data storica che lei ricorda, e come mai? Io lo spiegherei..perchè altrimenti la frase mi sembra troncata lì senza motivo.... sempre se non sia una scelta ai fini della trama della tua storia

    - cambierei "...scendevano dai loro mezzi",parere personale ma non mi piace

    - che addirittura la folla si spartisca al passaggio dei due ragazzi mi sembra esagerato... troppo scena da telefilm con tanto di musica in sottofondo

    - "...non esiste una cosa del genere" non mi ispira come frase... ho capito il concetto ma lo renderei con "si voltò a guardarli senza sapere nemmeno lei il perchè, visto che a lei l'aspetto fisico..... "

    - il punto in cui dici che Dania vorrebbe morire per ritrovare i genitori... è un interessante approfondimento della psicologia del personaggio... ma sinceramente toglierei "...avrebbe dovuto aspettare come minimo mezzo secolo"; cioè...hai praticamente calcolaro l'età in cui deve morire..ipotizzando che abbia sui 16 anni (va al liceo no??)..la vuoi far morire a 66 anni?? :)

    secondo me starebbe meglio: "blablabla avrebbe voluto ricongingersi ai genitori, ma era davvero troppo presto per lei, aveva ancora tutta la vita davanti, dei sogni e dei progetti da realizzare, e un fratello che non avrebbe mai potuto abbandonare"... o qualcosa di simile

    questi sono solo dei miei suggerimenti.. non vogliono essere critiche al tuo lavoro; in ogni modo se continuerai leggerò volentieri il seguito

  • 1 decennio fa

    Ti do un consigli:

    E' del tutto impossibile che una biblioteca dia in prestito libri antichi di 1000 anni. Sicuramente sarà ritenuto un pezzo antico è di troppo valore. Libri del genere vengono tenuti sotto teca o al massimo ben conservati, non lasciati li in balia dei venti.

    Scrivi abbastanza bene, perché non provi a dedicarti ad un genere di scrittura di maggior rilievo?

  • 1 decennio fa

    Caro è carino ma posso obiettare una cosa? Xchè lo ambienti in america? L'Italia è un paese meraviglioso, pieno di mistero e con dei nomi bellissimi. Xhè questa esterofilia? Ti stai già preparando alla traduzione in inglese? Per tutto il resto dò ragione all'utente sopra di me, inutile scrivere le cose 2 volte.

  • 1 decennio fa

    Complimenti,mi piace molto la tua storia,ha una trama interessante.^^

    Dato che sono iscritta su EFP la metto tra le mie seguite e quando ho abbastanza tempo me la leggerò tutta. Spero che sia un fantasy!

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  • Anonimo
    1 decennio fa

    bravo

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