Cosa ne pensate della presenza di gerarchie all'interno di realtà "politiche" autonome ed extraparlamentari?

Ritenete che, all'interno degli ambienti autonomi (centri sociali, movimenti, gruppi extraparlamentari etc..), vi sia necessità di gerarchie più o meno rigide per perseguire gli obiettivi preposti?

Oppure, ritenete che sia più utile la partecipazione attiva , organizzata ma libera dalle gerarchie, che consentirebbe l'espressione dei pareri di tutti, senza elevare alcuna concezione rispetto alle altre, ma degnando tutte della medesima considerazione?

Non credete che, la presenza di gerarchie nell'ambito di tali ambienti, possa correre il rischio di renderli sempre più simili agli ambienti politici istituzionali, mandando a farsi benedire molte delle ragioni che han spinto chi vi partecipa a rifiutare la politica istituzionale per abbracciare l'attivismo autonomo?

Non ritenete altresì che la possibilità di esporre e proporre liberamente le proprie concezioni, senza che queste vengano annichilite a causa della non-condivisione da parte di chi si mostra ai vertici di ipotetiche gerarchie, dovrebbe essere uno dei pilastri che contraddistinguono gli ambienti extraparlamentari, differenziandoli da quelli istituzionali?

Per chi frequenta gruppi, movimenti o realtà extraparlamentari: che organizzazione sussiste all'interno dell'ambiente al quale compartecipate?

Vi sono gerarchie? Se ve ne sono, quanto sono rigide, e come sono impostate? Son prettamente "figurative" o , a volte, rischiano di rasentare l'autoritarismo?

Ritenete che la presenza di gerarchie propriamente dette, all'interno delle suddette realtà, sia un limite o un vantaggio?

3 risposte

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  • Anonimo
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    All'interno degli ambienti autonomi non c'è necessità di gerarchie per perseguire gli obiettivi preposti.

    E' più utile la partecipazione attiva, organizzata orizzontalmente, libera dalle gerarchie, che consentirebbe l'espressione dei pareri di tutti, senza elevare alcuna concezione rispetto alle altre, ma degnando tutte della medesima considerazione (cit. tua lol). Bisogna dialogare e trovare un'accordo comune, che c'è sempre.

    La presenza di gerarchie la troviamo solo in Lotta Comunista e in Cs del càzzo come il Cantiere a Milano. Il rischio di renderli sempre più simili agli ambienti politici istituzionali c'è, tant'è che l'ultimo esempio come il Cs Barattolo di Pavia sono in collaborazione col Comune e "di proprietà" di figli di papà, tipo...

    Purtroppo non partecipo a nessun gruppo e progetto, ma bisogna capire che centri sociali autogestiti come associazioni di cittadini per uno sviluppo locale devono essere liberi da ogni tipo di autorità. Poi purtroppo moltissimi gruppi extraparlamentari sono soggetti a gerarchie (si parla di imposte, non volontarie).

  • ILRECA
    Lv 5
    1 decennio fa

    no non credo ci sia il bisogno in una civiltà avanzata, magari qualcuno che organizza, che invita o fa pubblicità, ma l'organigramma è stato inventato da chi vuole prevalere.

  • 1 decennio fa

    Non faccio parte di gruppi, ma esprimo il mio parere personale.

    Ritengo che individualmente si possano fare tante cose, e già comunque, per dire, non necessariamente mancano incombenze organizzative). Se si pensa di fare qualcosa in gruppo occorre qualche tipo di organizzazione. E' vero che non necessariamente l'organizzazione comporta una gerarchia, ma sicuramente necessita di ruoli, ovvero di affidare a qualcuno determinate responsabilità.

    Ad esempio, può essere necessario (come minimo) qualcuno che coordini un'assemblea (si chiama ancora moderatore? forse nell'ambito di cui parli il termine potrebbe non essere popolare). Una seconda responsabilità, che in generale è necessario sia riconosciuta dal gruppo, è quella di portavoce (altrimenti è difficile che abbia senso pensare di 'parlare come gruppo', e si torna all'azione individuale, magari ispirata o maturata insieme a un gruppo). Allo stesso modo, occorrerà fare riferimento a qualcuno che conservi le deliberazioni del gruppo, perché le azioni del gruppo possano essere organizzate da molte persone in modo da rispettare le scelte comuni, e siano difese da distorsioni (come potrebbe essere l'azione di infiltrati provocatori in una manifestazione che vuole essere pacifica, che può mettere in pericolo i manifestanti in oltre che far perdere la credibilità del gruppo o la forza della manifestazione).

    Affidare ruoli non significa togliere a qualcuno la possibilità di esprimersi, anzi se le cose si fanno nel modo giusto può dare a tutti la garanzia di potersi esprimere e di essere presi in considerazione, cosa che altrimenti non è facile che avvenga, per la debolezza di qualcuno o per la possibilità di reazioni vissute come violenza, come è in generale anche il non essere ascoltati. E' vero però che una responsabilità corrisponde in genere a un potere, e che su questo potere è sempre necessario un controllo obiettivo. Il mio professore di economia diceva (non ricordo bene in quali esatti termini) che chi detiene un potere (esercitato in nome di una collettività) tende a conservarlo. Questo non sarebbe necessariamente un male, ma può facilmente distorcere l'uso che ne fa. E' questa l'esperienza comune che giustamente ti rende diffidente nei confronti del potere, oltre ai tanti abusi che sono possibili e che oggi sono più evidenti che mai.

    Dal mio punto di vista è sempre necessario darsi qualche regola di base (ad esempio per l'attribuzione, il controllo e la revoca delle responsabilità, e per le modalità del loro esercizio), e poter contare sul fatto che chi assume un ruolo lo svolga correttamente per la sua durata. Se il gruppo è maturo, non avrà difficoltà a rispettare le sue regole, a ottenerne buoni risultati e a cambiarle nel modo appropriato quando è necessario.

    Se non lo è, il problema che poni è reale, ma resta una scommessa che vale sempre la pena di fare se si desidera agire insieme, o anche semplicemente vivere insieme.

    ---

    In un gruppo in cui si faccia qualcosa di concreto, ancora di più se non sempre tutti sono presenti, ma essenzialmente se ci si rivolge al di fuori, se si vuole portare qualcosa fuori del gruppo, come un'idea, una visione di qualcosa, uno stile di vita, secondo me non è possibile fare a meno di responsabilità riconoscibili che rispondano a delle regole stabilite dal gruppo.

    Non conosco una "civiltà avanzata" senza regole in cui si rispettino tutti e nessuno tenti di prevaricare. Non credo possa durare un gruppo di questo tipo, almeno se questo gruppo non è educato seguendo una pedagogia molto evoluta, che non esisterebbe in una società che non si sia data regole.

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