Se fossi pittore, come rappresenteresti una "Natura Morta" in chiave metropolitana, post-moderna, cyber-punk?

Via le mele bacate e le foglie d'uva di caravaggiesca memoria!

Via i violini e le arpe di settecentesca fattura!

Via le bottiglie vuote così care a Picasso e agli artisti del Novecento!

Come rivitalizzare questo tema così caro alla pittura di genere per il nuovo Millennio?

Quali oggetti che oggi ci rappresentano, rappresentereste?

Aggiornamento:

@ Bond to be free: Complimenti! Ottima risposta! Molto "pulp"...

5 risposte

Classificazione
  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    visto che si chiama "natura" morta e visto che nomini il cyber punk gli elementi dovranno essere necessariamente biologici con inserti cibernetici.

    Ovviamente frutta e verdura sono da scartare.

    Meglio utilizzare tessuti animali.

    Magari sullo sfondo al posto della solita parete in stucco o il retro di una bottega direi che una parete di pannelli metallici, con magari cavi elettrici che si snodano come vasi sanguigni.

    Al posto del tavolino in legno con la tovaglia sopra il tavolo metallico "da autopsia".

    Su di esso posati un'arto biomeccanico che imbratta il tavolo di sangue misto a olio meccanico.

    Un occhio con il nervo ottico sostituito da cavi elettrici e il numero seriale sulla pupilla.

    E al centro spostato leggermente verso destra la testa di un cadavere con dei cavi che escono dal cranio collegati a chissà quale macchina.

    Ovviamente tutto illuminato da neutre luci al neon.

    magari possiamo far impugnare qualcosa alla mano, oppure forse meglio disporre le dita come se stessero ad indicare qualcosa all'esterno dell'inquadratura della scena, magari per dar la sensazione che ci sia dell'altro.

  • TR3ViS
    Lv 4
    1 decennio fa

    Al posto del tanto caro "cestino" per la frutta o il tavolo su cui poggia, il mio soggetto si staglierebbe nel grigio sporco di un bidone dell'immondizia rovesciato a terra in un vicolo cieco illuminato solo da una soffusa insegna al Neon rossa.

    Come elemento di rilievo spicca su tutti una testa robotica distrutta, aperta come un melone che mostra in parte tutti i circuiti destinati a farla funzionare e in parte la sua pelle molto simile a quella umana per consistenza e colore ( e per questo la sua funzione era quella di replicarla perfettamente ), come se carne e circuiti fossero due facce della stessa medaglia, fusi insieme per creare un essere artificiale irriconiscibile se non dal suo interno.

    La testa è attorniata da cavi, siringhe insanguinate, arti meccanici, occhi sintetici e lattine colorate di qualche bevanda energetica in parte bagnate dalla pioggia acida corrosiva e coperte da un fumo bianco che fuoriesce dai sotterranei marci della metropoli.

    Tutto questo dipinto con mano nervosa e ma decisa, come se lo spettatore si trovasse davanti uno squarcio fututistico di una realtà metropolintana alla deriva, filtrata dallo sguardo allucinato e in preda alle droghe sintetiche di uno dei suoi alienati abitanti.

  • 1 decennio fa

    Riproducendo pari pari certo mausoleo in quel di Arcore!

  • mmmh, sarò banale:

    un androide privo di vita e qualsivoglia movimento, abbandonato al suolo, come un cadavere.

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  • 1 decennio fa

    un uomo robot che spella un animale, da vivo, come accade nella realtà.

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