Anonimo
Anonimo ha chiesto in Arte e culturaLibri ed autori · 1 decennio fa

commenti utili?? Commentate in tantii!!!!!!!!?

è un piccolo brano che ho scritto io:

-il dolce suono degli uccellini mi svegliò, anche se, ripensandoci risvegliare non è il termine adatto.

mi promisi di rimanere stesa su quel morbido materasso solo per altri 5 minuti. Non credo sarei riuscita a farlo, ma tentai lo stesso l' impossibile. Constatai che ero stesa su un sacco di molle e spugna... non ci avevo mai fatto caso, ma quando non avevo niente da fare realizzavo le cose più assurde. Poco dopo a svegliarmi per la seconda volta fu il trillare incessante della sveglia maledetta.in verità non trillò semplicemente. Comincio a tuonare facendomi sobbalzare dal letto mentre le mandavo mille accidenti. Quell'orribile suono mi ricordò che mi aspettava una dura giornata di lavoro... mai una volta che non accadesse. Corsi nel bagno a controllare l'orologio (la svìeglia andava avanti di non so quanti minuti), a quel punto mi resi conto che forse la sveglia non era più avanti, bensì era piuttosto indietro...mi lavai e mi vestii il più velocemente possibile, come ogni volta non feci colazione e dopo aver spento tutte le luci di quella casa, che emanavano una lieve e fioca luce e scappai di sotto. Scesi le scale appoggiando la mano sulla ringhiera. Un piccolo brivido gelido mi percorse il braccio, fino al collo. Quasi cadendo atterrai sul pavimento marmoreo dopo aver abilmente saltato i tre gradini rimanenti. Mi affrettai a raccogliere le chiavi dell'auto che mi erano cadute dopo il mio salto olimpico e aprii la macchina. Con il mio stipendio abbondante ero riuscita a comprarmi un'Alfa Mito, e adesso la svoggiavo per andare a lavorare. Una volta lì, mi fermai a contemplare quell'edificio a specchio. Era imponente, chi non ci lavorava avrebbe detto che fosse dispersivo, ma io lo trovavo piuttosto accogliente e amichevole. Il portone fatto di marmo aveva delle incisioni ricoperte di vetro verdastro. La prima volta che arrivai lì per il colloquio di lavoro mi ero fermata a percorrere con tutte le dita quelle incisioni affascinanti. Finchè non mi ricordai che dovevo sbrigarmi per andare a fare il colloquio. Questa volta non lo feci, ormai mi ero abituata a vederle ogni mattin sotto gli occhi e avevano perso il loro fascino e la loro limpidezza col passare del tempo. Presi l'ascensore e mi ritrovai davanti al direttore. "Ritardo, eh?" impacciata sfoggiai uno dei miei migliori sorrisi da perfetta idiota. Lui mi guardò intensamente, come se quel suo sguardo potesse da un momento all'altro bucarmi. Mi odiava, e io lo sapevo.. in effetti quel luogo non era proprio amichevole. Corsi verso la mia scrivania, accesi il computer e solita routine. Il lavoro di uno scrittore è questo: mettersi davanti al computer e spremersi le meningi finchè non viene qualcosa in mente.-

2 risposte

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  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    Il testo è grazioso e ben scritto, ma denota un po' di inesperienza: un editore, credo, ti direbbe che usi troppi aggettivi inutili e troppi avverbi in -mente (perfettamente, agilmente...)

    il segreto sta nel descrivere le cose talmente bene da rendere inutili gli aggettivi: ad esempio, non dico che il suono degli uccellini è dolce, ma dico che il suono degli uccellini mi sveglia con delicatezza... da che intuisco che si tratta di un canto dolce e non del verso stridulo di una cornacchia...

    Il soggetto trattato è piacevole, ma capita troppo poco e se inizi una storia così rischi di non incuriosire il lettore.

    buon lavoro!

  • Anonimo
    1 decennio fa

    beh sicuramente è ben scritto, ma ti consiglio di non perdere troppo tempo a descrivere piccole cose così alla lunga, potrebbero risultare prolisse... in definitiva potrebbe essere una storia carina se questo non fosse il preludio di un'autobiografia, ti consiglio di farlo diventare un racconto avvincente e non la semplice storia di una ragazza come altre... buon lavoro e buona fortuna!

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