Quale fu la vera malattia di Van Gogh?

Secondo quello che avete letto che patologia manifestò il famoso pittore tra 1888 e 1890???

Schizofrenia, epilessia, paralisi..??

P.S: Aggiungete (se ve lo ricordate) i testi da dove avete attinto l'opinione o comunque l'esponente che ha formulato tale ipotesi.

4 risposte

Classificazione
  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    quando le sue crisi, caratterizzate soprattutto da allucinazioni e attacchi di tipo epilettico, si manifestavano, l'artista "cadeva" in uno stato di profonda depressione, ansietà e confusione mentale, tanto da renderlo totalmente incapace di lavorare.

    Dapprima si pensò che si trattasse di epilessia, ma questa ipotesi rimane solo in parte convincente in quanto non è provato che van Gogh soffrisse dei sintomi che caratterizzano il "grande male" (convulsioni di tipo motorio, tonico-cloniche), tanto meno delle manifestazioni proprie del "piccolo male".

    Questa prima ipotesi diagnostica, d'altro canto, fu probabilmente formulata non in base ai sintomi che distinguevano la sua malattia, ma da ciò che van Gogh disse di sé: " .sono un pazzo o un epilettico ".

    Sulla base, soprattutto, delle allucinazioni di cui soffriva e in seguito ad un episodio di paranoia, nel quale fu tormentato dalla convinzione che i vicini lo volessero avvelenare, Jasper ipotizzò che l'artista potesse essere schizofrenico, ma anche questa supposizione pare soddisfare solo in parte i criteri che rientrano nel quadro della schizofrenia.

    Un' ulteriore trattazione è quella proposta da Arnold (1992), il quale riscontra nei sintomi dichiarati dal pittore una somiglianza con quelli propri di una rara malattia eridataria: la porfiria acuta intermittente.

    Questa patologia si manifesta in età adulta con attacchi improvvisi, intervallati da periodi di benessere; disturbi gastro-intestinali gravi, neuriti periferiche, disturbi psichiatrici con allucinazioni ne caratterizzano il quadro sintomatologico, nonché quello proprio della malattia di van Gogh.

    È noto inoltre che, come numerosi artisti dell'epoca (Manet, Degas, Toulouse-Lautrec), anche van Gogh facesse uso di una bevanda alcolica decisamente tossica ma assai in voga nella Francia di quel periodo: l' assenzio . Questo liquore dal colore verde intenso, che diviene giallo se allungato con acqua, si ricava dalla pianta Artemisia absinthium e contiene, oltre all'alcol, alcuni olii essenziali molto tossici, dagli effetti dannosi sul sistema nervoso, come il tuione in grado di provocare allucinazioni visive ed attacchi epilettici.

    Quindi, come sostengono numerosi studiosi [Holstege et. al., 2002; Berggren, 1997; Bonkovsky et al., 1992; Arnold, 1988] l'uso di assenzio e di altre bevande alcoliche, associato ad una cattiva o scarsa nutrizione devono aver aggravato i sintomi della sua malattia.

    Il pittore Paul Signac, amico di van Gogh, raccontò un episodio che sottolinea l'ultimo periodo della vita del grande pittore:" Tutto il giorno mi aveva parlato di pittura, letteratura, socialismo. A sera era un po' stanco. [.] Voleva bere d'un colpo un litro di essenza di trementina, che si trovava sul tavolo della camera ".

    Alcuni studi [Lee, 1981; Lanthony, 1989; Arnold, 1991; Elliot, 1993] hanno tentato di mettere in relazione la malattia di van Gogh con la sua passione per il colore giallo, che predomina nelle tele del periodo francese. Offuscando un po' la sua "reale" creatività questi autori sostengono che i colori caldi - e così "veri" - gli furono ispirati soprattutto dalle allucinazioni visive, in grado di alterare il senso cromatico e la percezione di forma e dimensione.

    Esempi di letteratura riguardante le cause delle sua malattia, le quali suscitano ancora oggi grande interesse [Arnold, 1992; 2004; Blumer, 2002; van Meekeren, 2000; Strik, 1997; Meissner, 1994; Lemke, 1993; Rahe, 1990; 1992].

    Una bibliografia è qui:

    http://www.med.wayne.edu/elab/vangogh2/ref.htm

    Un recente articolo sulla Rivista Scientifica Lancet ha sostenuto che Van Gogh fosse affetto da PORFIRIA, una malattia metabolica ereditaria dovuta alla diminuita attività di uno degli enzimi della catena biosintetica dell'eme, uno dei costituenti dell'emoglobina.

    Altrimenti esiste sempre l'interessante ipotesi dell'avvelenamento da piombo, metallo contenuto in alte quantità in molti dei colori da lui usati come il bianco di piombo, il giallo di cromo e affini.

  • 4 anni fa

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  • 6 anni fa

    In un documentario ho sentito che quando era ancora in Olanda, Van Gogh aveva preso la sifilide. E' vero ?

    Non sono un medico ma mi pare che negli stati avanzati della malattia i germi raggiungono il cervello e provocano squilibri mentali.

  • 1 decennio fa

    Van Gogh, il giallo della malattia

    Com' è bello il giallo, scriveva Vincent Van Gogh verso il 1880. Ad Arles la sua camera era completamente dipinta di giallo. E negli ultimi quadri, come «La sedia con pipa», predominava questo colore. La sua non era una semplice predilezione: il celebre pittore olandese «vedeva giallo» perché era intossicato dal liquore d' assenzio. E dalla digitale, un farmaco che assumeva per curare l' epilessia. Medicine, droghe, malattie hanno sempre condizionato la creatività degli artisti e oggi gli strumenti della chimica di laboratorio e della scienza medica permettono di capire meglio questo complesso rapporto. L' assenzio contiene un composto chimico, chiamato tujone, della famiglia dei terpeni, che in quantità eccessive è tossico per il sistema nervoso e provoca xantopsia, appunto la visione gialla degli oggetti bianchi e violetta di quelli scuri. A questo si aggiungeva l' inalazione di vapori di canfora (un altro terpene) che l' artista teneva nel suo cuscino convinto che lo aiutasse a vincere l' insonnia. Oggi i segreti dell' assenzio sono stati svelati dalla biochimica: il tujone blocca un recettore cerebrale per una sostanza conosciuta come acido gamma-aminobutirrico A e il risultato è un' anomala attivazione del cervello. La tossicità della digitale, invece, si manifesta direttamente sulla retina dove danneggia un enzima indispensabile per il funzionamento dei bastoncelli, le cellule retiniche deputate alla visione dei colori. Van Gogh è uno dei tanti nomi di una lista di artisti compilata da Paul Wolfe, direttore del Dipartimento di patologia e di medicina di laboratorio all' Università della California di San Diego, e appena pubblicata su Archives of pathology. Benvenuto Cellini, per esempio, uno dei più grandi scultori di tutti i tempi, aveva la sifilide, ma rifiutava di curarsi con il mercurio perché lo riteneva tossico. Un giorno stette malissimo, ma si riprese e miracolosamente la sua sifilide migliorò. Alcuni malfattori avevano tentato di ucciderlo aggiungendo mercurio alla salsa di un' insalata. Oggi l' avvelenamento sarebbe stato scoperto grazie all' identificazione del metallo nelle urine con la spettrometria. Ma Cellini aveva già capito tutto: la famosissima scultura di bronzo «Perseo con la testa di Medusa» poggia su un piedestallo dove è raffigurato Mercurio accanto alla Venere dalle molte mammelle, dea dell' amore e della bellezza, ma anche delle malattie veneree. Così Cellini ha voluto rappresentare la causa e la cura della sua malattia. Anche Michelangelo proiettava i molti disturbi che lo affliggevano nelle sue opere. Soffriva di depressione o meglio di sindrome maniaco-depressiva e il volto di Jeremiah, una delle oltre quattrocento figure che affrescano la volta della Cappella Sistina, è il ritratto della malinconia. L' epidemiologia e la genetica ci dicono oggi che la sindrome maniaco-depressiva e la creatività sono correlate tant' è vero che tendono a manifestarsi nella stessa famiglia e la farmacologia ha trovato il farmaco che a Michelangelo mancava per curare la sua malattia: il carbonato di litio. La moderna chimica di laboratorio avrebbe anche scoperto che la gotta di cui soffriva Michelangelo era provocata da un' intossicazione da piombo. Ossessionato dal suo lavoro, l' artista si alimentava per giorni con solo pane e vino. Ma il vino a quell' epoca era conservato in contenitori di terracotta rivestiti di piombo e gli acidi della bevanda, come l' acido tartarico, sono ottimi solventi per questo metallo. Quest' ultimo è tossico per il rene e inibisce l' eliminazione di acido urico che aumenta così nel sangue e si deposita nelle articolazioni provocando la gotta. Il famosissimo «L' urlo» del pittore norvegese Edvard Munch potrebbe sì essere stato ispirato dagli effetti di un' esplosione vulcanica nell' isola di Krakatoa, proiettati nel cielo della Norvegia, ma potrebbe essere interpretato diversamente. Secondo Wolf è la rappresentazione dello stato psicotico del pittore o forse della sorella Laura che soffriva di schizofrenia. La psichiatria moderna ha trovato che molti disturbi psichiatrici hanno radici genetiche che spiegano il perché possono colpire membri di una stessa famiglia. Il compositore Louis Hector Berlioz fumava oppio per stimolare la creatività, ma anche per alleviare i suoi frequenti mal di denti. E la sua sinfonia più famosa, «La Sinfonia fantastica», rimanda alle esperienze di un giovane musicista, presumibilmente l' autore, sopravvissuto a un' overdose di oppio. O secondo un' altra ipotesi, deciso a uccidersi con questa droga. Adriana Bazzi Prediligeva quel colore perché intossicato di assenzio ARTE E SALUTE Il pittore olandese è nella lista di Paul Wolfe, studioso dell' Università della California di San Diego, che ha «sezionato» la vita di pittori e scultori, poeti e musicisti, mettendo in relazione il loro stato di salute con le loro opere più famose MICHELANGELO Il Buonarroti soffriva di una grave depressione, condizione dipi

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