Anonimo
Anonimo ha chiesto in Arte e culturaStoria · 1 decennio fa

Quali erano i limiti della navigazione greca?

Cioè, i greci furono grandissimi marinai, come dimostrano i viaggiatori Nearco e Pitea ad esempio, ma trovo pochissimi accenni ai limiti della navigazione, come dimostra il fatto delle colonne di ercole. è senza che uardate su internet, altrimenti avrei non avrei postato questa domanda. grazie a chi risponderà bene.

2 risposte

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    La marina greca fu una delle più possenti nell'antichità, si vanta appunto di viaggiatori come Nearco, Coleo di Samo, Midacrito di Massalia, Eutimine, Pitea, Annone ecc.

    Le colonie greche si espandevano per tutto il Mediterraneo, e un primo limite fu politico, l'opposizione fenicia cooperò con la resistenza etrusca a limitare l'espansione dei greci, anche se tanto i Cartaginesi quanto gli etruschi ebbero intensa attività di scambi commerciali con le colonie greche. Cuma rappresentò l'estremo limite settentrionale degli stanziamenti greci in Italia. Le colonie doriche della Cirenaica rappresentarono, egualmente, l'estremo limite della penetrazione greca in Africa settentrionale. Questi "Limiti" politici non si videro soltanto in occidente, infatti tutte le terre circostanti al Mar Nero erano impermeabili alla penetrazione della civiltà greca. Per lungo tempo, così, le basi cartaginesi in tutta l'area che precedeva lo stretto di Gibilterra, e la riscossa di Cartagine che eliminò le colonie greche nel sud della Spagna, sostituendole con colonie proprie, rese impossibile ai Greci di aspirare per lungo tempo alla navigazione atlantica. D'altra parte la stessa convinzione che oltre le porte di Ercole si trovasse un'infinita massa d'acqua che correva circolarmente intorno alla terra aggiungeva un limite di carattere tecnico oltre che politico, sconsigliando la navigazione nell'Oceano Atlantico.

    La marina greca aveva molti limiti interni, che non le consentivano viaggi lunghi e oltremodo pericolosi:

    -Dimensioni e criteri di costruzioni delle navi

    -Mancanza di conoscenze sul fenomeno delle maree e dei venti extramediterranei

    -Modesto prezzo degli scafi (all'inizio del V secolo a.C. un talento, ovvero 6000 dracme) che dimostra come fossero poco solidamente costruiti e poco adatti per navigare in condizioni difficili.

    D'altra parte si cercò un rimedio alle dimensioni delle navi, i tentativi di costruire navi più grandi, come quella di Gerone II di Siracusa e alcuni tentativi (di Demetrio Poliarcete e di alcuni fra i Tolomei) dimostrarono che le navi più lunghe di una quarantina di metri erano difficilmente manovrabili, per il tipo di timone e di vela usati e, soprattutto perché pochissimi erano i porti adatti a ospitare navi così eccessivamente grandi. E' probabile che una delle ragioni per cui Gerone finì per sbarazzarsi della sua "Siracusana" (nome della nave) fosse il fatto che il solo porto di Siracusa, in tutta la Sicilia era adatto a riceverla. La mancanza di sestante e bussola obbligava i piloti a navigare soltanto in base a sicuri punti geografici e a osservazioni astrali, mentre enormi errori nella misurazione di distanze marittime furono fatti dai greci, come, del resto, da tutti i navigatori. sino all'età moderna, per la mancanza del solcometro, che non fu inventato e usato che nel XIX secolo d.C. I Greci sostituivano gli strumenti moderni con lo gnomone, inventato dai Babilonesi, cioè una stecca metallica issata perpendicolarmente al centro di un disco pure metallico, sul quale la stecca proiettava un'ombra, che aveva diverse lunghezze a seconda dell'ora e della latitudine della località di osservazione. Il sistema dello gnomone, che aveva permesso le misurazioni dell'arco di meridiano fatte da geografi alessandrini, presentava qualche difficoltà oggettiva nel suo uso anche nel III secolo a.C. per la necessità del sole e per l'imprecisione della misurazione del tempo, variante nei luoghi. Nel II secolo a.C. fu inventato anche l'astrolabio, il più antico strumento nautico, che permetteva di determinare e misurare le posizioni rispettive degli astri nel corso della navigazione.

    Forse più che tutte le circostanze tecniche, la limitazione dei viaggi greci e delle loro esplorazioni consistette proprio nel fatto che, malgrado il grande sviluppo delle scienze in Grecia, non vi era nessun vero interesse geografico per le esplorazioni, le quali erano sempre compiute al servizio di esigenze pratiche, cioè per finalità inerenti al commercio. D'altro canto, la maggior parte delle navi, all'infuori di quelle da guerra era di proprietà di commercianti, in quanto molto sovente la figura dell'armatore di nave si confondeva con quella del mercante. In ogni caso armatori e commercianti navigavano per finalità limitate e precise e avevano pochissimo o nessun interesse nella ricerca di nuove rotte, anche se queste potevano venire cercate allo scopo di cercare forti diminuzioni nel costo di certe derrate.

    Altro limite per la navigazione greca erano le cospicue correnti del mar Mediterraneo e la presenza di frastagliamenti sulle coste della madrepatria e delle terre affacciate sulle acque. Ad aggiungere difficoltà e a rendere più problematica la navigazione vi era la pirateria, divenne una vera e propia professione, nonché una possibilità d'impiego. Molti marinai infatti preferivano l'ingaggio nelle flottiglie di pirati ai regolari imbarchi sulle unità militari o mercantili. I pirati si costrurono molte fortificazioni

    Fonte/i: su isole e remoti porti anatolici. Da questi recessi, i pirati compivano sbarchi su località della costa, mettendo così in pericolo la partenza di navi nei porti. M r.o.
  • Flavio
    Lv 4
    1 decennio fa

    furono indubbiamente grandissimi marinai. hai citato Nearco che in un battibaleno equipaggio' una flotta in Pakistan. Hai citato Piteas, che, secondo alcune fonti, raggiunse la Scandinavia e la Britannia.

    I limiti della navigazione greca possono ricondursi a due ordini di fattori:

    - limiti tecnici: i navigli greci - adibiti principalmente per il traffico commerciale - difficilmente riuscivano ad affrontare l'Oceano. Gia' raggiungere il Mar Nero non era impresa facile, dato che il passaggio nel Mar di Marmara attraverso lo stretto dei Dardanelli presentava notevoli cricita' a causa delle correnti contrapposte che sballottavano i deboli e leggeri vascelli ellenici. Considera che anche nel Medioevo una delle cause che garanti' la difesa di Costantinopoli dai numerosi assedi cui fu sottoposta fu la difficolta' degli assedianti di guidare e gestire la navigazione e l'attracco sulle rive del Bosforo, cosa che invece i marinai bizantini conoscevano a perfezione (cosi' si spiega il fallimento di arabi e variaghi nei vari tentativi di assedio e il successo invece dei veneziani nel 1204, in quanto questi ultimi erano adusi ai traffici con Bisanzio).

    Addirittura dall'Odissea evinciamo - dalla presenza di Scilla e Cariddi - che pure il passaggio tra lo Stretto di Messina era difficoltoso. Per cui difficilmente ci si avventurava in territori poco conosciuti: non avrebbe avuto senso e sarebbe stato antieconomico, come esporro' nel secondo punto.

    - Ora, l'allestimento anche di una sola nave per il commercio con l'estero comportava importanti costi che solo un mercante agiato poteva permettersi: questo spingeva i commercianti greci a riunirsi in gilde o corporazioni che creavano un fondo comune a mo' di assicurazione.

    I commercianti greci partivano su navigli solo per commerciare e per trarre profitti dalle transazioni: non avevano motivo di esplorare terre di "barbari" che non avrebbero apprezzato la mercanzia greca ne' di andare in territori inesplorati dove non vi erano relazioni tali da poter imbastire una sequenza di transazioni future (per evidenti barriere culturali o linguistiche). La sfera di influenza greca si estendeva pertanto al solo Mediterraneo (e ad alcune parti), in cui vi era la forte concorrenza fenicia.

    Gia' i cartaginesi avevano alcuni traffici nel nord della Gallia e sulla costa atlantica dell'Africa: non si sa se le imbarcazioni fenicie fossero superiori a quelle greche. penso di no, ma probabilmente i marinai conoscevano e sapevano sfruttare le correnti atlantiche a loro favore.

    la perdita di un vascello con la mercanzia al suo interno era una perdita economica molto consistente per un mercante (lo portava al fallimento, solitamente): sfidare la fortuna in perigliosi peregrinazioni anche nello stesso mediterraneo in territori non greci era rischiosissimo. E i rischi attesi erano superiori ai benefici attesi, pertanto era piu' conveniente per i greci rafforzare le reti di relazioni commerciali gia' esistenti nel Mediterraneo piuttosto che scoprire nuovi orizzonti.

    Le prospettive per allargare i commerci al di fuori del Mediterraneo, come detto sopra, non erano allettanti giacche' non esistevano prospere civilta' al di fuori di esso.

    Il traffico con India e Cina era poco praticabile attraverso il mar Rosso, che non era sotto il controllo greco peraltro. Le mercanzie orientali pertanto dovevano obbligatoriamente passare per la Persia o per i porti settentrionali del Mar Nero. Quindi non era neanche fattibile un'espansione nell'Oceano Indiano.

    :)

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