solidzeus ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 1 decennio fa

COMMENTO IL TRENO HA FISCHIATO?

IL TRENO HA FISCHIATO

ANALISI DEGLI AMBIENTI SECONDO LO SCHEMA LOGICO DELLA NOVELLA

Postulato che in ogni narrazione persiste, declinato ovviamente secondo l' intreccio, le attitudini dell' autore e la trama, un logico canovaccio di sequenze - risalire alla fabula, che è l' architettura cronologica della storia, e alle sue rispettive geografie è un' opera di rigore quasi matematico. La narrazione in sè implica dei fatti, degli accadimenti con uno spazio ed un tempo: da essi non bisogna mai prescindere - specialmente se si vuole penetrare il valore contenutistico della narrazione. Riflettere soltanto su frammenti è tanto incoerente quanto costruire una casa tralasciando le fondamenta. E più si vuole cogliere il significato, più le "fondamenta" analitiche del testo devono essere solide e profonde.

La novella de "Il treno ha fischiato" è un rompicapo cronologico. La narrazione retrocede infatti con cospicue analessi, investendo il lettore con un inizio-lampo in media stress. La mappa degli ambienti su cui si muovono gli eventi è invece ridottissima e ne conta quattro, precisamente:

La Casa, L' Ufficio, Il Manicomio e Il Treno - dove quest' ultimo corrisponderebbe all' immaginazione del protagonista Belluca, è tuttavia tanto cruciale da assumere una caratterizzazione dimensionale.

La Casa è co-protagonista assieme all' Ufficio della Situazione Iniziale, dove l' "equilibrio" tipico è degenerato in una routine mortificante. La Casa è luogo di cattività e sudditanza. Belluca abita infatti con tre cieche aguzzine (la moglie, la suocera e la sorella della suocera) che si fanno servire continuamente e due figliuole vedove, l' una con quattro, l' altra con tre figliuoli, senza voglia o tempo di collaborare. La Casa, solitamente simbolo di un approdo ristoratore, si capovolge in un Inferno striminzito - con tre letti in tutto - di strilli indiavolati. E Belluca è costretto a lavorare fino a tardi, quando tutti finalmente dormono, dopo aver sopportato un tale pandemonio. La Casa è un ambiente ai limiti dell' umana sopportazione, anzi forse li scavalca, e Belluca vi sopravvive infatti non da uomo ma da automa. Essa ritorna nel momento della Spannung, che nella novella precede in maniera atipica le Peripezie, anche se soltanto come sfondo ad uno scenario ben più grandioso. Belluca sente la notte il fischio del treno. Avviene la Catarsi, il mondo gli rientra come per travaso violento nello spirito. E' nella Casa, indubbiamente, il momento di massima tensione.

L' Ufficio spartisce quindi con la Casa il ruolo di scenografia per la Situazione Iniziale. Qui piove su Belluca una triade di penosi nomignoli - vedi "Casellario Ambulante", "Somaro" e "Circoscritto". La mansione che Belluca vi svolge è subito definita "arida", un gramo esercizio di contabilità, e per le sue prestazioni, anche eccelenti, egli guadagna molto meno del dovuto. L' occhio vigile dell' intellettuale coglie subito una postilla che racconta della repressione e della spersonalizzazione dell' uomo nella società moderna. L' Ufficio - come la Casa - torna nuovamente nella sezione delle Peripezie, quando Belluca si ribella bruscamente al suo capo ufficio. L' animo dell' uomo libero e quindi, ora, anche di Belluca, è capace di insorgere contro le prevaricazioni.

Nell' episodio di ribellione di Belluca contro il capo ufficio è speciosissima la compenetrazione degli spazi che si può cogliere. Belluca dove si trova mentre pronuncia le famose parole "Il treno ha fischiato..." con uno sguardo tra "l' impudenza e l' imbecillità"? Vive egli questo istante veramente solo tra le quattro mura dell' Ufficio, o galleggia contemporaneamente in una nuova realtà astratta? Questa quarta dimensione è tanto forte che ci si domanda se non si possa coglierne il riflesso nell' iride dei suoi occhi. Pirandello le da un nome: Il Treno.

Belluca è seduto virtualmente in qualche scompartimento in viaggio per chissà dove dalla notte in cui sente il fischio fino alla visita dei suoi colleghi al Manicomio.

Poi torna lucido. Ma è cosciente di poter "accendere" questa realtà a suo piacimento.

Del Manicomio si parla poco, ma lì finisce fisicamente la novella, con una Conclusione che tutto sommato è un happy-ending. Non ci sono più mura che possano trattenere Belluca, nè confini, nè oceani, nè galassie perchè lui viaggia su un mezzo supersonico, sul suo Treno che sfida la realtà.

1 risposta

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  • Anonimo
    1 decennio fa
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    il treno ha fischiato, la finestra si è aperta, la luce...un frastuono di luci, frastuono di vita e " Tutto il mondo, dentro d'un tratto: un cataclisma". cosa succede a un unomo comune, più che comune, invisibile, invisibile anche a se stesso, un uomo "mansueto" e "metodico" e "paziente"...cosa succede a un uomo che una notte SENTE un treno fischiare?

    immaginate il primo respiro di neonato, la prima parola di un muto, il primo sguardo di un cieco...si può "impazzire"! la "stanza" di Belluca è piccola, è grigia, è polverosa della polvere della consuetudine, è così tremendamente conosciuta, tremendamente "sicura"...quella stanza è la sua forma, la sua "maschera", senza porte, senza finestre, piccola, si restringe, si restringono sempre di più quelle pareti, e invece il mondo è tanto e la "Siberia" è grande....eh è lontana. Ma "si fa in un attimo".

    "Una capatina"? No. Non si può, non puoi andare per poi non tornare, puoi gettare via una maschera, ma ne devi mettere un'altra, la società ne avrà di certo una a cui non puoi sfuggire, non temere. Ti darà qualla del "pazzo" se ti ostini a dire che il treno ha fischiato: 2frenesia", "febbre cerebrale", "encefalite"... eppure è così "naturale", il tremo ha fischiato e non ci può essere niente uguale a prima, "naturalissimo", la sua vita era impossibile, e ora il treno ha fischiato.

    E' naturale come la coda di un mostro che vista da sola appare bestiale e incomprensibile, ma ricongiunta al resto appare "quale deve essere", frutto del contrasto tra il magma della vita ed una condizione di rigidità insoppertabile, "naturale" reazione ad un lampo rivelatore che squarcia il velo degli occhi e monstra per un secondo,un attimo, ma decisivo, ciò che poteva essere, ma non è stato, e che, dopo aver chiesto scusa al "capo-ufficio" e rispreso la propria "computisteria", lascia solo la pena di "vedersi vivere" nell'inconsapevolezza ormai infranta ceh la vita dietro una maschera possa bastare a se stessa, basta fare una "capatina" in "Siberia" ogni tanto, " Si fa un attimo signor Cavaliere, ora che il treno a fischiato

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