ShineBright ha chiesto in Arte e culturaLibri ed autori · 1 decennio fa

Mi aiutate a capire il nome di questo libro/brano?

in pratica l'ho letto al test di invalsi di italiano all'esame.

la storia parlava di due amici non ricordo i nomi quindi :

mettiamo A il primo.

B il secondo.

A durante l'estate andava sempre da B per le vacanze sin da piccolo.

I due erano amici dall'infanzia e si vedevano tutti i giorni solo che molto sepsso litigavano e avevano dei battibecchi. i due si incontravano sempre in un angolo della strada.

Un giorno A che come tutte le estati andava in vacanza dove abitava B vede che B non arriva all'appuntamento all'angolo della strada cosi decide di andare a casa sua

Arrivato vede che B aveva litigato con il padre il qualche li aveva accorgiato la vacanza insieme ad A.

a quel punto A e B non si videro per molto tempo e cosi A iniziava a riflettere se la loro era o non era una vera amicizia.

piu o meno era questa la trama del brano se non sbaglio..non mi ricordo il nome o l'autore voi ne sapete qualcosa? era interessante..

2 risposte

Classificazione
  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    Le estati del rancore:

    Come abbiamo fatto a restare amici così a lungo.Che poi non so se siamo stati

    amici per davvero,o meglio non so se due ragazzi che si vedono ogni estate in

    una piccola città di mare,e lì stanno insieme,sempre insieme per due mesi,e poi

    in inverno non si vedono e non si sentono,possono definirsi amici.Oh certo,non

    facevamo altro che definirci amici quando qualcuno ci chiedeva di noi,amici per

    la pelle,da sei anni,poi sette,otto,nove anni,poi “da quando eravamo piccoli

    così”.Gli altri ci guardavano ammirati mentre ci ascoltavano ricordare gli anni e

    il tempo passato insieme,e provavano quel po’ di impotenza che si ha di fronte a

    due ragazzi legati da chissà quale specialità determinata dal tempo,e si capisce

    subito che non si potrà mai diventare uno di loro,che il tempo per diventare uno

    di loro è passato,bisognava incontrarli prima,“quando si era piccoli così”.Ecco,quando parlavamo agli altri degli anni passati insieme,io sentivo che

    eravamo amici.Non lo sentivo mai quando eravamo noi due soli perché

    eravamo diversi da come ci raccontavamo;eravamo diversi,vivevamo in due

    città diverse per il resto dell’anno,ognuno di noi aveva una vita sconosciuta e

    solida da qualche altra parte,e poi arrivavamo un giorno su quel lungomare e per

    due mesi eravamo lì,in una pausa che segnava la scansione tra un anno e l’altro.E forse anche per questo pensavo che non eravamo amici,perché questa non era

    la nostra vita,ma un’interruzione.Tutte le estati erano uguali,mentre ogni

    inverno portava qualcosa di nuovo.Tu pensavi esattamente il contrario.Arrivavi il primo luglio,ogni anno,mai

    un giorno prima né più tardi del primo pomeriggio,e sembrava che per te fosse

    finalmente finita la lunga pausa della stagione invernale:era arrivata l’estate,e

    bisognava approfittarne subito perché era il momento di vivere.Durava poco,ma tu sapevi consumare le ore a una a una,proprio come chi le ha attese a lungo.Appena arrivato,percorrevi di corsa il lungomare,i due isolati che ci

    separavano,intanto che i tuoi genitori scaricavano i bagagli,e mi trovavi sul

    balcone che guardavo l’ultimo angolo possibile da dove saresti apparso,e poi

    scendevo giù di corsa.Questo,quando eravamo ancora bambini.Mi accorsi che

    avevamo smesso di esserlo,quando quell’anno il pomeriggio del primo luglio

    passò invano,ero inquieto,continuavo ad andare dalla mia stanza al balcone,ma quell’angolo in fondo alla strada era deserto.Non era mai successo.Era

    quasi sera ormai,e allora decisi di andare verso casa tua.Camminavo con fretta,avevo voglia di correre,ma non correvo perché intanto avevo paura,una paura

    terribile che tu non venissi quell’anno,non lo avevo mai considerato possibile e

    durante quel tragitto lo pensai per la prima volta,e cosa avrei fatto lì da solo,per

    due mesi interminabili.Quando arrivai,capii.Aiutavi tuo padre a portare su in casa le valigie più grandi,e le tante altre cose che riempivano l’auto.Mi salutasti con un sorriso,ma avevi gli occhi

    gonfi,eri affaticato e insofferente,con ogni probabilità avevi litigato a lungo

    per non fare quel lavoro,ma avevi dovuto cedere alla severità di tuo padre.Avevi pianto perché ti stavano levando delle ore preziose ai due mesi di vita

    che ti spettavano da sempre.Chiesi a tuo padre se potevo dare una mano,e c’incontrammo per le scale:tu

    scendevi saltando i gradini,con la testa bassa come ogni volta che eri

    arrabbiato,io salivo trascinandomi dietro il peso di un tavolino pieghevole.Ci

    avevano incastrati,l’impunità di quando eravamo bambini era finita

    all’improvviso.Quando ci si incontra una volta all’anno,tutto sembra essere cambiato

    all’improvviso.Invece durante l’inverno ogni giorno un piccolo pezzo di pelle

    si trasforma.Impercettibile.E rivedendosi l’estate successiva,la metamorfosi è

    ormai avvenuta del tutto.Non so se siamo stati amici.Ora di sicuro non lo siamo più.Ogni tanto ci

    incontriamo sul lungomare e se siamo in compagnia di qualcuno,ci mettiamo a

    parlare del passato,sempre del passato.Sembra che non riusciamo a fare altro –

    e ci scaldiamo,e raccontiamo gli episodi migliori dei giorni migliori,ci

    guardano divertiti,e ci chiedono come è possibile che non ci vediamo più.E noi

    rispondiamo che è vero,che una volta o l’altra dobbiamo ricominciare a stare

    insieme.Ce lo chiedono gli altri,noi no,abbiamo smesso di farlo pian piano,anzi no,abbiamo smesso di farlo all’improvviso,un’estate– come se fosse

    l’unica cosa da farsi,e quasi una liberazione.Non so se siamo stati amici,perché

    abbiamo passato tutti i nostri giorni insieme a competere,a litigare,a prenderci

    in giro.Se ho un ricordo più netto degli altri, in quelle estati,era la fatica di arrivare

    alla fine di ogni giornata senza litigare o soffrire per un torto,o portare a termine

    un qualsiasi gioco.Avevo voglia di dire a tutti che essere amico di un altro era

    una cosa estremamente faticosa, era un impegno continuo-a un certo punto

    avrei quasi consigliato di non diventarlo.

    Fonte/i: Se vuoi lo trovi in qst sito a poco http://www.lafeltrinelli.it/
  • 1 decennio fa

    Il Brano si chiama le estati del rancore. :)Tratto e adattato da: Francesco Piccolo, Storie di primogeniti e figli unici, Feltrinelli, Milano, 1998)

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