? ha chiesto in Musica e intrattenimentoCelebrità · 1 decennio fa

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vestitini e le tutine ammassate, i tanti regali graziosi, il seggiolone con gli animaletti disegnati su che sorridono allegramente , le bavette del primo Natale, il corredo di lana della nonna. L’elenco di cose utili e inutili,l’infinità di borse, un vastissimo assortimento di creme e prodotti. Arredamento per la camera, carta da parete, peluche che sussurrano una dolce ninna nanna:SOGNI, proprio come quelli che ogni notte mi ripercorrono la mente confusa e frastornata… sognante. Dall’altra parte del letto, lui amava fantasticare. Io l’avevo fatto per troppo tempo. Ero stanca delle dolorose illusioni dei miei desideri.

Pietro no. Lui continuava a sognare, a desiderare il frutto della loro unione.

Inverno 2009: a causa di un ritardo di 3 mesi, decisi,un po’ spinta da mia madre, a rivolgermi ad un ginecologo. Fissato l’appuntamento,mi rimanevano pochi giorni per sperare una piccola comparsa di una macchiolina rossa sugli slip. Nonostante le mie vane speranze,mi recai nello studio “gelido” della Dottoressa. Una stanza di un condominio con al centro un enorme tappeto e sulle mura appesi dei poster di gemelli, di donne incinta e di illustrazioni del nostro misterioso corpo. C’era solo un portariviste vicino la mia sedia ed ebbi la tentazione di ammazzare il tempo leggendo o meglio sfogliando distrattamente qualche articolo. Ahimè, trovavo solo brochure di agenzie immobiliari, inserti che consigliavano l’arredamento della casa. Fui sorpresa da un momento di sorriso,seguito da un attacco di angoscia e timore. Volevo uscire da quella stanza, mi condizionava emotivamente. Pensavo al mio futuro. Mi chiedevo se avessi davvero una creaturina nella mia pancia o se fosse soltanto una sensazione, bellissima.

Dopo 2 ore trascorse nella luminosa sala d’attesa sentii pronunciare in lettere poco scandite il mio cognome: “la signorina Valenti?” disse la mia futura “compagna” di un’avventura impegnativa, qualsiasi natura essa sia. Cominciamo bene! “Valente” dissi ed entrai.

Mi fece un colloquio informativo di circa mezz’ora e in seguito pronunciò tre parole, che in quel momento di certo non avrei voluto ascoltare: “stenditi sul lettino”. Presi fiato e mi stesi in posizione supina su quell’antipatico lettino. La carta si strappava, si arrotolava dietro i miei fianchi provocando una sensazione fastidiosa. Ecco qui un viscido e gelatinoso liquido aveva sommerso la mia pancia tremante; subito dopo uno strano affare poggiato sul ventre. La ginecologa mi guardò e disse di guardare uno schermo in alto. Apparse sulla mini televisione una anomala forma che prendeva le somiglianze di un grosso ortaggio. Era scura e con dei puntini bianchi intorno che si muovevano. Pensai subito a quegli esserini bianchi che l’uomo conserva con perfezione. Sbagliavo. Erano dei fibromi che stavano per intaccare il mio apparato così prezioso, ma delicato. Finita l’ecografia mi asciugai con un fazzoletto ruvido e rigido, proprio come il viso della ginecologa. Dopo qualche istante mi accomodai sulla poltrona vicino la sua scrivania. Mi trovavo di fronte a lei, la mia sola via d’uscita, sommersa da un’enormità di carte e libri per la consultazione. Attimi di silenzio, di paura, di speranza, attimi in cui avrei preferito sparire, oziare sul divano del mio soggiorno con in mano un barattolo di Nutella, ma nello stesso momento impazzivo dalla voglia di sentirle esclamare qualche notizia bella o brutta che sia.

Cominciò con una frase che mi spaventò molto e continuò il suo discorso facendo riferimenti di ogni genere; di certo aveva uno sviluppato uso della retorica, ma iniziavo ad odiare quei secondi e poi minuti di attesa sempre più lunghi.

Dopo circa dieci interminabili minuti di ragionamento e attenta analisi mi informò dispiaciuta che la mia pigra ipofisi non mandava gli imput al mio cervello. Anche se un giorno la ghiandola si decidesse di fare meno la vagabonda, avrei un utero non accogliente per il bambino a causa dei miei molteplici fibromi nelle ovaie. Ringraziai per la visita accurata e uscì da quello studio medico esclamando un “buonasera” a due ragazze con il pancione.

Ero triste, la mente non voleva pesarci, ma il cuore lo faceva inevitabilmente. Chiamai Pietro, anzi mi ricordo che mandai un messaggio perché già qualche lacrima solcava il mio viso, e gli dissi che quella sera avevo voglia di stare con lui; così trascorremmo quella serata insieme un po’ tristemente. Non volli svelarli crudamente la forte verità, così aspettai fino a maggio (dello stesso anno) per poter parlare di tutto.

Ho sofferto dentro di me,odiandomi, arrivando ad uno stato di chiusura con il mondo esterno, detestavo tutto ciò che mi circondava. In quel periodo persi quasi tutte le mie amicizie, perché non ne parlavo con nessuno,non esternavo i miei sentimenti: non volevo farlo. Questo per paura di me stessa. Avevo paura e mi sentivo come in un labirinto irrisolvibile, con mille ostacoli

4 risposte

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  • 1 decennio fa
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    Carino risp anche alla my?

    http://it.answers.yahoo.com/question/index;_ylt=Aq...

    vanno bene anche delle gif di michael jackson e basta che siano x msn

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  • 1 decennio fa

    fa skifo come te questo racconto !! 6 proprio scarsa , xk non ti pippi al posto di scrivere fesserie??

    vergognati nabba !

    Fonte/i: vendetta , x aver risposto sgarbatamente alla mia domanda in scuola ed educazione>test attitudionali
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  • 1 decennio fa

    Non mi piace per niente. E' scritto male.

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  • 1 decennio fa

    Patetica!Non so se è allo stesso livello della **** 3MSC oppure una squallida storiella....mmmm

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