? ha chiesto in Arte e culturaLibri ed autori · 1 decennio fa

se nn avete nulla da fare ecco un potenziale "inizio" di un libro... commentate:) ditemi k ne pensate!!^?

Sveglia alle 5 del mattino, niente colazione, corsa in macchina con meta l' aeroporto di Milano; così ha avuto inizio il mio viaggio verso il Marocco.

E' una serena mattina di metà Luglio nel mio piccolo paese di mare e il brontolio del motore della vecchia Renault dei miei genitori rompe il magico canto di grilli e cicale. Io sono seduta sul sedile posteriore ancora assonnata a causa del orario sconvolgente. Alla radio i Dj cercano disperatamente di rendere un minimo interessante il programma in onda arrampicandosi sugli specchi e pensando chiaramente che la gente, a quel ora, riesca ad afferrare con prontezza tutte le parole che escono a fiume dalla loro bocca ancora impastata dal sonno. Uno dei due ragazzi annuncia con fin troppa convinzione una canzone mai andata in onda ma che, secondo lui, dovrebbe dare energia agli adulti che si dirigono verso il posto di lavoro.

Ma oggi sono troppo impegnata a fantasticare sul viaggio per ascoltare la radio; chissà cosa riserva per me quella fantastica terra ancora sconosciuta ai miei occhi! Interessanti escursioni per immergersi a capofitto nella ricca cultura marocchina.

Si, sono qui seduta su questo morbido sedile e controllo l' orologio aspettando con entusiasmo l' esatto istante in cui appoggerò le mie infradito bianche sul caldo asfalto della pista di atterraggio ad Agadir.

Dopo tre lunghe ore in macchina eccoci finalmente a cercare parcheggio nell' aeroporto di Milano.

Faccio il conto: tra 5 ore sarò in Marocco.

<Gentili passeggeri vi informiamo che mancano 10 minuti all'atterraggio, vi preghiamo di stare seduti ai vostri posti e di allacciare le cinture di sicurezza>, riecheggiò la fastidiosa voce della hostess che tentava, nonostante il forte accento, di farsi capire dai passeggeri.

Presi lo zaino rosa dell' eastpack e ci misi dentro il libro e l' Ipod.

L'aereo atterrò senza difficoltà; l'impatto con il clima esterno è impressionante! E' come essere circondati da cotone caldo che non ti lascia respirare.

L'aeroporto non è molto grande, corrisponde di certo alla metà di quello a Milano.

"Bip Bip Bip" il mio cellulare suona ma non importa, i decori sulle pareti hanno già rapito la mia attenzione.

Mi metto in coda con il mio passaporto in mano; <Questa foto è davvero spaventosa!> penso, guardando quel... quel disastro nell'immagine che dovrebbe assomigliarmi. Occhi spalancati, trucco troppo spesso, viso enorme, frangetta appiccicata alla fronte e decisamente troppo lunga, labbra sottili, orecchie a sventola e chi più ne ha più ne metta!

Una volta finito il controllo andiamo verso il bus che ci porta direttamente al Villaggio. Di nuovo l'impatto esterno, mi ci dovrò abituare! Saliamo sul bus, una ragazza marocchina alta con i capelli molto corti ci parla attraverso un microfono e ci spiega ciò che potremo vedere e le comodità del villaggio.

40 minuti di viaggio, nausea, carnagione verdastra e gambe addormentate, ecco che ci fermiamo. Il Villaggio ha un cortile esterno con al centro una fontana, l'ingresso è incorniciato da grandi palme, il portone principale è alto e in legno e con due porte più piccole ai lati.

Scendiamo dal bus e alcuni ragazzi ci accolgono con musica tipica e thè alla menta; i pavimenti sono ricoperti da tappeti arabi, i muri interni sono colorati e con decorazioni tipiche; il cortile interno è molto grnade, ha una piscina grande e varie sdraio intorno, la recepcion è una tenda berbera con divanetti e tavoli bassi. Ci sono cartelli che indicano il ristorante, il centro benessere, la boutique, la palestra, il teatro e la discoteca. Le camere si trovano negli edifici intorno al cortile, questi ultimi sono divisi in "oasi" dalla 1 alla 20.

Una ragazza ci scorta nella nostra camera. E' la numero 723; davanti alla porta verde ci sono già le nostre 3 valigie, entriamo e le sistemiamo provvisoriamente in un angolo. La stanza è piccola, entrando subito a destra c'è il bagno con una grande doccia, dopo il bagno, nella parte centrale c'è il letto matrimoniale con un copriletto rosso e verde. Di fronte c'è una scrivania, un minibar e un grande specchio. Superato il letto si scendono cinque scalini e a destra c'è un letto singolo, a sinistra l'armadio e di fronte una portafinestra che porta a un piccolo terrazzo.

Ecco la prima cosa da fare dopo un lungo viaggio in macchina seguito da coda per il check-in, da altro lungo viaggio in aereo, altra lunga coda e percorso in autobus con risultato nausea è proprio una bella doccia rinfrescante. Dopo la doccia mi vesto in fretta e usciamo per la cena. Seguiamo le piastrelle azzurre e gialle con su scritto "Ristorante" ma il villaggio è talmente grande che riusciamo a perderci due volte nonostante le precise indicazioni

NON E' FINITO MA COME VI SEMBRA L'INIZIO???????????=)

Aggiornamento:

Si si sn su face e nl mio c'è scritto sl alessia caviglia:)

Aggiornamento 2:

io ho iniziato a scrivere a 13 anni (l'anno scorso) xk la mia prof d italiano mi diceva che i miei temi erano mlt belli xD allr boh mi è presa la passione!^^

ma vi piace??

Aggiornamento 3:

CONTINUA:

Arrivati finalmente al ristorante ci troviamo sovrastati da un'imponente struttura azzurra con tre grandi porte che si aprono su un ampio salone diviso in due aree: a destra ci sono i tavoli per mangiare e a sinistra sono sparsi dei banchetti ricchi di cibo.

Mi aspettavo cibi, profumi e odori marocchini e invece erano porzioni abbondanti di pasta con tonno e pomodori, pesce, salsiccia e tiramisù. Bè, prendo un freddo piatto biano e un pò delusa inizio a raccogliere pezzi di pomodori sul fondo del grande piatto colorato.

In effetti, a parte l'aspetto esteriore, nel villaggio non c'era nulla che ricordasse il marocco. Gli spettacoli nel teatro erano banali e la musica non aveva nulla a che fare con quella tipica. Era come entrare in un universo lontano da ciò che ha intorno, lontano dai rumori delle macchine e dalle forti voci dei ragazzi, lontano dall'odore di cuscus e spezie proveniente dalle case, lontano dalla mentalità e dalle usanze di quel popolo curioso.

Aggiornamento 4:

Allora un pensiero mi balenò alla mente: e se fosse fatto apposta?, Se le persone che vivevano in quella bella città ricostruita avessero voluto creare un universo fatto su misura per i turisti in questo caso italiani?, Come per voler tenere lontane le verità della loro cultura, come se i turisti fossero... fastidiosi.

La prima visita a quel "mini-mondo" fu veramente noiosa. Mi rallegrò l'idea delle escursioni all'interno della cultura marocchina. C'erano così tante località da visitare! Marrakech, Essaouira, le case dei pescatori, il deserto... Non vedevo l'ora di iniziare. Ho sempre amato l'aspetto e "l'aria" delle città marocchine, sembra tutto così morbido, così accompagnato; dove la gente ancora riesce a influenzare la città e la propria cultura a differenza dei nostri paesi dove è la città che influenza le persone e dove la cultura è ormai rimpiazzata dalla moda. E le forme non sono poi così morbide anzi sembrano scomode a tutti, così moderne e fredde che perdono unicità.

Aggiornamento 5:

I miei genitori mi chiesero di scegliere la nostra meta per la mattina successiva. Dopo aver ragionato qualche secondo esclamai: "Il deserto!".

Si, il deserto... quella distesa calda di sabbia d'oro così fine che non riesci a tenerla in un pugno perchè ti scorre fra le dita, ricca di profumi, ricca di segreti; un posto così particolare dove di giorno l'afa di schiaccia e di notte il freddo ti entra nelle ossa facendoti rabbrividire, e quando scende il tramonto tutto si trasforma diventa quasi come in una magia, ti ritrovi circondato da una luce calda e vedi all'orizzonte l'ombra di qualche cammello che, stanco, segue il suo padrone in cerca di un oasi.

Mi ha sempre affascinata il deserto. Forse anche per il silenzio e lo spazio che sembra infinito.

5 risposte

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  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    caspita

    se penso alla tua età direi "brava, brava, brava!" non solo perché ti piace scrivere, ma anche perché scrivi bene!

    Ottima la padronanza dell'italiano e l'uso degli aggettivi, mai sprecati come spesso capita agli esordienti.

    Sull'incipit, molto dipende da cosa vuoi raccontare. Mi sa di una cosa tipo diario, romance, biografia o narrativa di viaggio. Fosse invece un thriller, dovresti rendere l'inizio più emozionante.

    L'incipit di un romanzo è una promessa che l'autore fa al lettore: lì crei le aspettative, e poi devi mantenerle. Se crei le aspettative sbagliate, deluderai il lettore.

    In bocca al lupo!

    Fonte/i: ho pubblicato un romanzo e collaborato come redattore di riviste di narrativa
  • 4 anni fa

    l'hai visto in the temper for romance? se no hai perso molto. senza pace non so credo che kurosawa ne abbia sfornati parecchi, prova dersù uzala. ti consiglio anche il action picture da cui leone ha tratto consistent with un pugno di dollari , ma il titolo non lo ricordo mai!

  • Anonimo
    1 decennio fa

    io ho sedici anni e sto provando a scrivere un romanzo tu quando hai iniziato a scrivere?

  • 1 decennio fa

    se hai facebook ne possiamo parlare...anch'io scrivo e mi piacerebbe confrontarmi con altri che lo fanno...ho cercato il tuo nome su fb ma mi ha dato 2 risultati...uno è proprio "alessia caviglia", l'altro ha un altro nome in mezzo, quale sei delle due? (sempre se ci stai su face)

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  • 1 decennio fa

    <<Queste non esistono>> dissi ad Alessia.

    «Queste esistono» dissi ad Alessia. «E si fanno con ALT + 174 per aprirle, e ALT + 175 per chiuderle.»

    Detto ciò, c'è un errore iniziale...

    "Così ha avuto inizio il mio viaggio in Marocco".

    Questo fa capire che quindi tu stai narrando di una cosa successo tempo addietro, e perciò dovresti sempre usare il passato; se usi il presente invece non va bene. E ti dico una cosa, se scrivessi al passato sono sicuro che il pezzo ne guadagnerebbe moltissimo.

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