Come si viveva al tempo della nonna:a tavola,il cucito,come si curavano le malattie,come si andava a scuola...?

e come si vive adesso?

4 risposte

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  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    Pollo di cortile, coniglio gustoso con tutti i profumi dell'orto, carne solo quando barattavano le barbatelle del vivaio con mezzi quarti di vitellone da distribuire per tutta la famiglia; salami di casa e pane bianco di farina. Vino un poco acidulo, che non andava in testa, ma dissetava.

    Preghiera prima di impugnare il cucchiaio, minestrone con le fette di pan tostato, "jota" d'inverno, sardoni e calamari d'estate. Pompa dell'acqua in cortile e il nonno che svuotava il pozzo nero per concimarci barbatelle dopo due anni di maturazione.

    Con i sacchetti della farina americana stinta e ritinta con "l'oltremar" le "vecchie" facevano i pigiami per i più piccolini, alla fiera in piazza non mancava nessuno e si comprava ogni settimana un "pezzo" per fare il corredo alle cugine. Il filo era caro e la "Singer" a pedale della bisnonna (ancora perfettamente funzionante) era il massimo della tecnologia casereccia. Dagli 8 anni dovevi almeno cucirti i bottoni se eri maschietto, le femminucce imparavano ad infilare l'ago e cucire i primi fazzolettini.

    C'era il medico della Mutua, un brav'uomo che veniva a casa con la 1400 nera con le gomme bianche a prescrivere Farmidone e Dequadin, ti allungava qualche medicina dal campionario che aveva in borsa, la pennicillina era per i casi gravi, altrimenti olio di fegato di merluzzo seguito da mezzo bicchiere di limone acido come il diavolo. Siamo sopravissuti "all'Asiatica" e a tutte le porcherie che avebbero oggi causato infezioni da ricovero in ospedale.

    Il nonno si è spento nel suo letto, curato dalla moglie e con il medico e il prete vicino, rispettato come un Uomo e come un cristiano. Nessuno ne rimase sconvolto, la morte faceva parte della vita, i nipoti più piccoli furono accompagnati a pregare vicino al nonno assopito per sempre, la zia, quella che era vedova di guerra, con fierezza e dolcezza ci disse due parole sulla serenità della morte di un nonno tanto bravo. Il figlio maggiore prese ad amministrare la famiglia con una novità da far parlare in osteria alla sera: aveva aperto un conto in banca e aveva il libretto degli assegni!

    In città c'era uno o due telefoni per ogni palazzo, solo a Genova quasi tutti gli inquilini avevano il telefono, ma si trattava di un palazzo con le finiture di marmo in portone e l'ascensore. In campagna si andava al posto di telefono pubblico e si prenotava l'interurbana dal pomeriggio alla sera.

    La scuola era a due passi, infilati la mantellina puzzolente di gomma di ultima qualità quando pioveva, ti recavi con la borsa di cuoio con dentro tre libri: sussidiario, libro di lettura, libro di religione e quatto quaderni. Un maestro per 25 marmocchi, il migliore aveva il mal di pancia fisso, il peggiore venva in classe perchè fuori pioveva. Pennaiolo super fornito, i più fortunati avevano anche la boccettina di colla arabica e la penna stilografica, righello, squadretti e compasso, nonchè matite comprate dalla Upim, gomme da macchina da scrivere portate dallo zio che lavorava all'Assicurazione. Maledizioni durante l'uso del compasso, che non "teneva" neanche a legarlo con il fil di ferro. Regalo di compleanno del papà: un VERO compasso Salmoiraghi, riposto dalla mamma in cassetto della bigiotteria e usato solo per i disegni geometrici su fogli Fabriano ruvidi (Che Dio maledica chi ci obbligava a fare i primi disegni in china su quella dannata carta).

    I giochi erano magnifici: in una marmaglia di una dozzina di Sandokan esuberanti, si inventava dal nascondino alla gara dei tappi in occasione del Giro d'Italia. Qualunque cosa poteva costituire un giocattolo: dal cartone dei vasi di burro salato cui ci si disegnavano le ruote e si trascinava con uno spago a mò di auto, a complicati esperimenti missilistici con stagnola e fiammiferi. Per giocre a palla bisognava andare nel campetto della parrocchia, ce la cavavamo con il segno della croce quando ci capitava il pretino giovane, inchiodati a pater, ave e gloria per qualche lunghissimo minuto quando ci capitava il parroco. Dopotutto anche noi volevano andare in Paradiso e nel'attesa ci sfogavamo sulla più bella erba dei dintorni.

    Un certo negozio di giocattoli in Via Galata ha influenzato le mire di un innocente bambino trasformandolo in tenera età in uno specialista di meccano, con ingranaggi, giunti cardanici, equilibrio di gru in miniatura e tutto quel corredo mentale che si è portato dietro per una vita che se vede una Ferrari si accorge solo di come è imbullonata la sospensione posteriore e del come le cerniere delle porte possono essere più robuste senza appesantire.

    La scienza non aveva limiti nell'armamento pesante con studi sulle fionde e sulla gittata di cerbottane in tubo di alluminio. I monelli (senti chi parla!) sapevano che l'armamento era preciso e munito e non ti venivano a "rompere", ciononostante un paio di punti in testa capitavano.

    Su per i Giovi eri tirato da due vaporiere che ti facevano arrivare a Tortona, poi vita facile con il locomotore elettrico; i primi tempi una locomotiva a vapore ti portava fino al binario 19 o 20 della grande stazione di Milano. Si prendeva il "rapido" ancora diesel elettrico perchè molte linee aeree dei treni erano da rifare. Rimanevi incantato del meccanismo degli scambi e dei passaggi a livello, guardavi con curiosità i locali dove ricaricavano le batterie che andavano sotto i vagoni.

    Attaccavi bottone con le ragazzine, soggetti che funzionavano in tutt'altro modo di come avrebbero dovuto reagire, i più furbi avevano capito di occuparsene più avanti con gli anni.

    E intanto si cresceva, nel terrore che un imbecille tirasse una bomba al'idrogeno; per stemperare la tensione si raccontavano per radio le mirabilanti proprietà del "fungo cinese" e di una cosa che si sarebbe chiamata televisione che in America è addirittura a colori nella Radio CIty Hall.

    La nonna era di scorza dura. Ha pensato di prepararsi quasi cent'anni per l'Aldilà e siamo andati a salutarla chi con la sposa e chi con i pronipoti. Mi accorsi che era cambiata una epoca. La morte non era più qualcosa che interessasse intimamente una casa e una famiglia, ma individui riuniti in una stanzetta di ospedale, una vecchietta con ossigeno e flebi, il medico aveva altro da fare e il prete, anonomino, veniva su chiamata senza sapere chi fosse quel corpo che muoveva solo gli occhi; non si provava più la serenità del momento del distacco, ma un dolore in un momento incompensibile da copertina di rotocalco.

    Fonte/i: Vissuto
  • Anonimo
    1 decennio fa

    Grazie Mastro Gepetto, mi hai fatto scendere una lacrima. Era così bello, sopratutto perché la guerra era finita e si tornava a vivere. Oggi non si vive.

    Per chi capisce o legge lo spagnolo, guardate questo link bellissimo

    http://www.powerpoints.org/presentacion_12686_Que-...

    (Quanti anni hai, nonna?)

  • Anonimo
    1 decennio fa

    Chiedilo a tua nonna.

  • ?
    Lv 5
    1 decennio fa

    si stava meglio quando si stava peggio!

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