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Anonimo
Anonimo ha chiesto in Società e cultureReligione e spiritualità · 10 anni fa

Cosa è un immaginario collettivo?

Cos’è un immaginario collettivo? Diceva Thomas Kuhn che persino la fredda e oggettiva scienza, che dovrebbe- anche qui un immaginario collettivo- limitarsi a registrare con somma obiettività i dati che la natura generosa profonde, ha bisogno di collocare quei dati in un contenitore immaginario, una visione del mondo, un paradigma dai più condiviso. E quel paradigma diventa antecedente, sia cronologicamente che euristicamente, i microscopi o le provette che si usano per accertare i dati. Ecco l’immaginario collettivo. Noi abbiamo bisogno di sapere cosa sia il mondo nel quale ci muoviamo, per poi decidere la direzione dove andare.

Le cose vanno peggio (o meglio), se possibile nella vita quotidiana. Ogni giorno chiunque formula una quantità innumerevole di valutazioni. Nella stragrande maggioranza queste vengono formulate in una situazione di difetto rispetto al possesso degli elementi che, teoricamente, occorrerebbero perché quella valutazione possa essere obiettiva. Ogni persona, quando dice “Tizio ha fatto X”, prima, molto prima di riferirsi ai fatti che si propone di valutare, formula una scelta di campo, o forse di immaginario, nel quale collocare i propri vissuti. Perché noi non ci limitiamo a osservare la realtà, ma ne viviamo una rappresentazione che diventa l’alveo, naturale o procurato, dove i nostri vissuti e le nostre convinzioni trovano le conferme che maggiormente ci abbisognano perché la realtà sia rassicurante come noi vorremmo. Insomma… convincersi di una qualsiasi cosa, non richiede simpliciter di effettuare una valutazione rispetto a ciò che si palesa davanti ai nostri occhi, ma la nostra energia conoscitiva si sprigiona nel tentativo di difendere quella rappresentazione. Il nostro assenso- mi viene in mente John Henry Newman- non asseconda la cosa che ci pare più “vera”, ma quella più rassicurante, ovvero quella che non ci costringe a rappresentarci il mondo in un mondo diverso da come ansioliticamente ce lo siamo rappresentati fino quel momento.

Per dirla in altre parole, il processo attraverso il quale noi diciamo che una cosa sia vera, non ci vede tomisticamente come la pellicola che registra i ciò che si palesa all’apertura dell’otturatore quando questo si apre, ma in una sorta di guisa di tifosi della rappresentazione delle cose che maggiormente ci tutela nei nostri vissuti. E non si tratta semplicemente di un processo che ci vede essere sostanzialmente disonesti, piuttosto che onesti in quella formulazione. Si tratta di essere invece “appartenenti”. Di nuovo l’immaginario collettivo… esso si nutre di multireferenzialità, di rifiuto della complessità, e di architetture simboliche che ci rendono refrattari a ciò che non vorremmo vedere o sapere. Per cui- ecco l’alchimia- un immaginario collettivo, e con esso chi ha la capacità e il potere di crearne uno- quando noi apparteniamo a quella mitopoiesi, a quel metaracconto che noi ci esercitiamo a referenziare con “i nostri”, riesce ineluttabilmente a convincerci della assoluta veridicità della cosa meno evidente.

Aggiornamento:

La domanda sarebbe potuta essere: io la penso così... e voi cosa pensate sia un immaginario collettivo?

7 risposte

Classificazione
  • 10 anni fa
    Risposta preferita

    Accidenti! Bellissima disamina del come e perchè nell'immaginario collettivo ci si convince che in Italia può esistere una destra, e che addirittura la destra possa governare facendo strame di lacci e lacciuoli e portando le tasse a un livello umano e compatibile con la sopravvivenza fisica dei cittadini.

    Mentre nella realtà l'economia italiana è una overdose di monopoli, la grande industria è statale o cooperativa, i settori secondario e terziario gestiti direttamente dal pubblico, gioco e scommesse compresi.

    Come sanno bene gli italiani emigrati all'estero, che hanno nostalgia per la casa natale ma che non ci tornerebbero più neanche da morti, avendo comprato l'asilo politico dallo straniero e molto contenti dell'obiettivo raggiunto e della loro migliorata posizione

    E' grazie al falso e bugiardo immaginario pubblico italiano che mandrie di elettori si danno da fare belluinamente ad eleggere comunisti di sinistra, di centro e di destra che fanno finta di essere dei socialisti e dei liberali.

    L'immaginario privato di una frazione minoritaria spinge invece all'astensionismo preventivo nei confronti di politicanti, sindacalisti, sette religiose e opinionisti mercenari. Questi soggetti vengono guardati con commiserazione se non proprio odiati, in quanto omettono di compiere il loro dovere di schiavi, anzi la colpa di governi ladri e bugiardi non è tanto di chi li vota, ma sorprendentemente di chi si rifiuta di votare per ladri e bugiardi.

    Ovvio che poi gli elettori coscienziosi e creduloni si lamentino e dicano che sono stati imbrogliati...ma svegliarsi mai e poi mai, è troppo bello pensare che siamo in democrazia, invece che nell'ultima ridotta mondiale del più ferreo burocomunismo e della più imbattibile economia pianificata e illiberale che sia mai esistita al mondo in tutti i secoli dei secoli.

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  • Worf
    Lv 6
    10 anni fa

    In altri termini ti stai autorispondendo che l'immaginario collettivo è una supercazzola.

    Curioso ...

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  • 10 anni fa

    Non c'è nessuna domanda nel tuo scritto.

    ... hai spiegato cos'è un immaginario collettivo, ma non chiedi un ulteriore delucidazione!

    Nella semplificazione divulgativa il termine ha acquisito un significato di mentalità comune.

    La maggior parte degli autori da te citati sono vicini a posizioni "metafisiche" (sia spiritualiste che scientiste).Esistono posizioni critiche verso il concetto di "immaginario collettivo" (le cosidette letture materialistiche).

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  • Se sai già la risposta, cosa lo chiedi a fare.

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  • Anonimo
    10 anni fa

    ..alias , anche la cosiddetta certezza della scienza in realtà è una fede delle tante. A dirla tutta ogni nostra convinzione è una fede. La differenza sta più nel riconoscere queste 'fedi' che nel misurarsi sull'ipotetica oggettività delle stesse. Avrai notato come in realtà su answers invece di confrontare le esperienze, si tenda a screditare gli interlocutori (devo ammettere che ciò avviene in modo particolare nei confronti dei credenti).

    Spesso mi sono trovato a discutere (senza mai riuscire ad essere abbastanza chiaro) circa la natura della Verità e circa la natura della mia fede in Cristo. Mi sono trovato a fare 'lesempio della mela': tutti quelli che osservano una determinata mela fanno una esperienza di quella della mela (verità) che è una unica per tutti, eppure le varie esperienze sono soggettive. Ognuno se ne fa una immagine nella memoria. Nel momento in cui si descrive la mela anche queste descrizioni saranno soggette alle varie interpretazioni personali. Tutti potranno asserire di parlare della mela (verità) eppure non fanno altro che descriverne soggettivamente una immagine. La scienza stessa non è altro che un linguaggio che serve per descrivere una immagine della realtà, eppure troppi sembra non si rendano conto di questo fatto. Chi afferma di avere fiducia nella scienza non fa altro che professare un atto di fede in un metodo, in un linguaggio, non diversamente da chi afferma di avere fiducia nel proprio olfatto o nella propria vista. Il punto è che , come già detto, i nostri sensi non ganno altro che consegnarci una immagine della mela-verità. La scienza è solo un metodo più elaborato e ,nelle intenzioni ,meno soggettivo, ma non rimane che un linguaggio, eppure, paradossalmente sono più vicino all'oggettività della mela pronunciando la parola 'mela' piuttosto che darne una descrizione scientifica. Il punto è che esiste una verità-mela che colgo solo in parte (perchè i miei sensi sono limitati), verità mela che trascende ogni mio giudizio. Cos'è allora la Verità? Chiamo Verità ciò che trascende le cose, Verità che è uguale solo a se stessa, che è impossibile descrivere senza operare una sorta di 'impoverimento' . Questa Verità trascendente io la chiamo Dio. Ovviamente la parola 'Dio' non è una descrizione, ma semplicemente una 'convenzione'. (da un punto di vista puramente logico la scelta degli ebrei di non pronunciare il nome di Dio è assolutamente coerente!). Perchè ho parlato di Verità? Perchè è assolutamente la discussione che manca quando si affronta una qualsiasi discussione con un ateo (o sedicente tale)(in realtà spesso manca anche con chi si definisce credente). Ci si ferma a quel 'immaginario collettivo' che sinceramente non mi interessa se non al fine di sapere qualcosa del mio interlocutore. Io però do un altro nome a questo atteggiamento: lo chiamo 'insieme di pregiudizi' o 'preconcetti' .

    Fonte/i: Hai citato la capacità di alcuni di creare e fomentare questi immaginari collettivi. Ho pensato subito ai totalitarismi, alla capacità di alcuni uomini di fare breccia nelle paure e nei desideri di altri uomini per creare questi 'immaginari collettivi'. Oggi diciamo che il nazismo era un regime che faceva del pregiudizio raziale uno dei suoi capi saldi, eppure molti non si rendono conto del suo meccanismo, banale per la verità, eppure profondamente subdolo perchè fa leva su quanto abbiamo di più inconfessabile : la paura di essere soli e deboli (...se no perchè la teoria del superuomo..?). Da notare come la 'debolezza' nel Cristianesimo sia la condizione esistenziale, mentre altrove è elemento da cancellare (e sappiamo cosa per il nazismo sia significato la parola 'cancellare'). Purtroppo questa omissione , questo voler cancellare , non si è interrotta col nazismo (parlo del nazismo perchè nell 'immaginario collettivo' viene spesso utilizzato come paradigma del male). La 'rimozione' avviene in maniera sistematica e direi inconscia (ma non sempre). Oggi per me esempi emblematici di questa rimozione sono aborto e eutanasia, ma il meccanismo in realtà sembra un marchio di fabbrica della nostra società sempre più decristianizzata. Leggendo le prime righe del tuo intervento mi hai fatto venire in mente il passo evangelico dell'adultera. 'Chi è senza pecccato scagli la prima pietra'. Gli anziani furono i primi ad andarsene. Quante volte Gesù ci ha chiesto di 'non giudicare'? . In realtà ogni qual volta giudichiamo commettiamo una violenza sulla Verità. La compassione, il perdono, l'amore verso il prossimo assumono la forma di una esigenza logica di quelli esseri che in fondo non hanno che una immagine sbiadita della Verità. Perchè sono cattolico? Perchè è la Chiesa che mi ha permesso di guardare la Verità, è la Chiesa che mi permette di scrollarmi di dosso i pregiudizi (...non che sia facile liberarsene...) è la Chiesa che mi ricorda che sono 'piccolo' anche quando aspirerei a sentirmi padrone del mondo. Solo Cristo dice 'beati i poveri...', solo Cristo mi richiama alla mia vera natura, solo Cristo mi invita a guardare con occhi limpidi.
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  • 10 anni fa

    (scusa l'interruzione, mi serviva un mattone per sistemare una cosa nella cantina allagata. prendo quello appena sopra di me, ciao grazie)

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  • 10 anni fa

    Un immaginario collettivo si può paragonare ad una sorta di grande fratello.

    La nostra società attuale è il frutto di questo "immaginario"collettivo.

    La tv e tutti i mezzi di comunicazione "iniettano" questo (spesso) falso immaginario collettivo al fine di avere un pensiero unico e limitato della popolazione a vantaggio di chi lo emana.(ovviamente)

    Tu invece, che indea ti sei fatto sull'immaginario collettivo?! E' uno svantaggio o uno vantaggio per la nostra civiltà?

    Ciao

    Allora ho risposto bene ;)

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