Deb
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Deb ha chiesto in Arte e culturaLibri ed autori · 1 decennio fa

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salve, ho scritto questo pezzo di favola ( non preoccupatevi se è priva di descrizioni ma è per un compito e non deve durare più di una pagina) e volevo chiedervi se ha, almeno questo pezzettino di tutta la fiaba, un significato e se è scritto bene,

C’era una volta un mostro che aveva perso il suo nome. Esso portava desolazione e distruzione al suo passaggio, divorando tutto e tutti.

Un giorno incontrò la maga Felicia, conosciuta per la sua potenza e per il suo dono di portare allegria a tutti. Il mostro desiderava divorarla ma c’era qualcosa che lo fermava, una strana forza tratteneva la sua fame.

«Perché mangi tutto?» chiese la ragazza, spaventata ma decisa a fermarlo.

«Non lo sai? E l’unica sola cosa che so fare aahg!» ribatté il mostro.

«Ma non hai un nome?»

La creatura sospirò« No, ahimè l’ho perso tanto tempo fa».

«E perché?» domandò lei in tono innocente.

«Non ricordo» rispose la belva.

Felicia fu presa dalla pietà per quella creatura tormentata.« Sai, ognuno di noi ha due nomi: uno che si può udire e l’altro che si percepisce solo. Il secondo c’è l’hanno tutti, anche un mostro senza nome come te, ed è parte di noi»

«Non capisco, cosa vuol dire?» ammise lui.

«Per scoprirlo devi volerlo davvero» disse la maga, sorridendo.

E così il mostro e Felicia divennero amici. La giovane donna era così solare e ingenua che il mostro, nonostante fosse sempre in preda alla tentazione di mangiare, se ne innamorò perdutamente. La maga emanava un’aura così gioiosa che rendeva facile per lui resistere al suo lato oscuro.

Un giorno Felicia fu rapita e imprigionata da un malvagio demone della paura, e i demoni si sa, sono creature più meschine dei mostri.

Così quando la creatura lo scoprì cos’era successo s’incamminò verso il castello del demone. Aveva sentito terribili voci riguardo a quel luogo: tutti quelli che avevano provato a varcarne la sogli erano morti o impazziti.

Ma il mostro, ripensando alla sua amica, e consapevole del pericolo,entrò.

L’interno del castello si fece improvvisamente caldo, molto caldo. Sembrava di stare dentro non uno, ma mille forni.

«Accidenti che caldo…mi fa venire fame» pensò il mostro. Improvvisamente davanti ai suoi occhi apparve un gigante di fuoco dall’aria cattiva. I suoi occhi lampeggiavano aggressivi e guardavano con astio il malcapitato. Era lui l’inferno del palazzo.

«Chi sei?» chiese il povero mostro. «Io? Sono la rabbia che ti ha avvolto e ti ha fatto dimenticare il tuo nome. Sono colei che ti ha aiutato a diventare mostro e ti ha fatto mangiare tutte quelle persone».

La creatura senza nome cominciò a rimembrare : vide tutti gli uomini che aveva mangiato e fu preso da un’oscura consapevolezza che lo fece tremare fino a farlo inginocchiare per terra. L’uomo di fuoco rise.« Io e te siamo una cosa sola, accettami e vieni a testa alta perché la rabbia non ha padroni»

Il mostro ripensò a Felicia e trovò la forza per rialzarsi.

« Vattene via demone!Non avrai padroni ma io non mi farò dominare da te!». L’uomo di fuoco lo attacco e i due lottarono con una furia terribile. Fuoco e fiamme uscivano come serpenti dalla bocca del gigante, cercando di bruciare il mostro.

Ad un tratto il povero mostro notò un grosso vaso colmo d’acqua. Svelto come una lepre tentò di prenderlo ma si accorse che era bollente allora ebbe un’idea. Aspettò che il gigante si avvicinasse e poi gli lanciò, incurante delle zampe bruciate, l’acqua, trasformandolo in una grossa nube di vapore che sparì. E così la rabbia se ne andò.

1 risposta

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  • 1 decennio fa
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    mi piace davvero..anche perchè non è sciocca,ma la trovo sensata..con una sorta di morale finale..che cmq nella vita si può e bisogna combattere la rabbia...anche se tende a sopraffarci,siamo in grado di allontanarla..con tanta forza di volontà certo..come ha fatto il mostro nella favola...

    complimenti davvero!!!

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