Deb
Lv 4
Deb ha chiesto in Arte e culturaLibri ed autori · 1 decennio fa

Favola 10 punti...............?

questa è una parte di una favola che ho scritto x un compito ( è povero di descrizioni perchè il limiti erano di una pagina e mezza). Ps: vi piace? Secondo voi il messaggio è bello. psps: non è completa.

C’era una volta un mostro che aveva perso il suo nome. Esso portava desolazione e distruzione al suo passaggio, divorando tutto e tutti.

Un giorno incontrò la maga Felicia, conosciuta per la sua potenza e per il suo dono di portare allegria a tutti. Il mostro desiderava divorarla ma c’era qualcosa che lo fermava, una strana forza tratteneva la sua fame.

«Perché mangi tutto?» chiese la ragazza, spaventata ma decisa a fermarlo.

«Non lo sai? E l’unica sola cosa che so fare aahg!» ribatté il mostro.

«Ma non hai un nome?»

La creatura sospirò« No, ahimè l’ho perso tanto tempo fa».

«E perché?» domandò lei in tono innocente.

«Non ricordo» rispose la belva.

Felicia fu presa dalla pietà per quella creatura tormentata.« Sai, ognuno di noi ha due nomi: uno che si può udire e l’altro che si percepisce solo. Il secondo c’è l’hanno tutti, anche un mostro senza nome come te, ed è parte di noi»

«Non capisco, cosa vuol dire?» ammise lui.

«Per scoprirlo devi volerlo davvero» disse la maga, sorridendo.

E così il mostro e Felicia divennero amici. La giovane donna era così solare e ingenua che il mostro, nonostante fosse sempre in preda alla tentazione di mangiare, se ne innamorò perdutamente. La maga emanava un’aura così gioiosa che rendeva facile per lui resistere al suo lato oscuro.

Un giorno Felicia fu rapita e imprigionata da un malvagio demone della paura, e i demoni si sa, sono creature più meschine dei mostri.

Così quando la creatura scoprì cos’era successo s’incamminò verso il castello del demone. Aveva sentito terribili voci riguardo a quel luogo: tutti quelli che avevano provato a varcarne la soglia erano morti o impazziti.

Ma il mostro, ripensando alla sua amica, e consapevole del pericolo,entrò.

L’interno del castello si fece improvvisamente caldo, molto caldo. Sembrava di stare dentro non uno, ma mille forni.

« Accidenti che caldo» mormorò il mostro asciugandosi la fronte. Improvvisamente davanti ai suoi occhi apparve un gigante di fuoco con gli occhi ardenti e aggressivi e guardavano con astio il malcapitato. Era lui l’inferno del palazzo, un demone della rabbia.

«Chi sei?» chiese il povero mostro. «Io? Sono la rabbia che ti ha avvolto e ti ha fatto dimenticare il tuo nome. Sono colei che ti ha aiutato a diventare mostro e ti ha fatto mangiare tutte quelle persone».

La creatura senza nome cominciò a rimembrare : vide tutti gli uomini che aveva mangiato e fu preso da un’oscura consapevolezza che lo fece tremare fino a farlo inginocchiare per terra. L’uomo di fuoco rise.« Io e te siamo una cosa sola, accettami e vieni a testa alta perché la rabbia non ha padroni»

Il mostro ripensò a Felicia e trovò la forza per rialzarsi.

« Vattene via demone!Non avrai padroni, ma io non mi farò dominare da te!». L’uomo di fuoco lo guardò divertito e iniziò ad attaccarlo e i due lottarono con una furia terribile. Fuoco e fiamme uscivano come serpenti dalla bocca del gigante, cercando di bruciare il mostro. Ad un tratto il povero mostro notò un grosso vaso colmo d’acqua. Svelto come una lepre tentò di prenderlo ma si accorse che era bollente allora ebbe un’idea. Aspettò che il gigante si avvicinasse e poi gli lanciò, incurante delle zampe bruciate, l’acqua, trasformandolo in una grossa nube di vapore che sparì. E così la rabbia se ne andò.

Il mostro andò nella stanza successiva. La camera era ben arredata ma aveva un’atmosfera così malinconica che pareva che le pareti piangessero.

Improvvisamente il mostro vide una donna singhiozzante, girata di spalle. La belva le sia avvicinò per chiederle informazioni e la donna si voltò, mostrando il suo volto. Doveva essere bella, ma il suo viso era trasfigurato da una smorfia selvaggia, mentre una marea di lacrime le scendevano dagli occhi. Il mostro notò con orrore che i suoi occhi erano cuciti.

«Cosa vi hanno fatto ?Chi siete?»

La donna rise e pianse allo stesso momento« Io? Sono il dolore che ti ha fatto diventare così. Sono i tuoi sensi di colpa. Sono la ferita della tua solitudine e del rifiuto degli altri. Sono cieca perché il dolore non vede, proprio come la rabbia.».

6 risposte

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  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    è BELLA. BELLA. BELLA. come vorrei tornare anche io a scrivere favole così! forse in alcuni punti tende ad essere un pò banale, ad esempio quando il mostro x sconfiggerlo usa solo un po' d'acqua...ma nel complesso la fantasia nn ti manca al 100% e poi la DONNA CON GLI OCCHI CUCITI.... LE PARETI CHE SEMBRAVANO PIANGERE... LA TROVATA DELLA BESTIA CHE HA PERDUTO IL NOME... e soprattutto la risposta VATTEE VIOA DEMONE, NON AVRAI PADRONA MA I NON MI FARò DMINARE DA TE .....A me piacciono tantissimo.*__*

    verità!

  • 1 decennio fa

    che bella!!!! SEMBRA TIRATA FUORIDALLIBRO DELLE FAVOLE DELLA MIA INFANSIA è FANTASTICA , IL PENSIERO IDALISTICO E FILISOFICO COMPRIME TUTTO CIO CHE NON RIUSCIAMO A CAPTARE NELLA REALTA è QUESTA NE è LA PROVA!!!

  • Anonimo
    1 decennio fa

    e stupenda............scommetto ke a scuola hai tutti 7

  • 1 decennio fa

    E' bellissima! Hai una grande fantasia e scrivi bene. Mi piacerebbe sapere cm va a finire=)

    Comunque complimenti davvero.

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  • 1 decennio fa

    è molto bella e, a parte alcuni errori, scrivi molto bene. complimenti!

  • Cipol
    Lv 4
    1 decennio fa

    beh devo dire ke è 1 storia mlt karina...cioe ovviamente come hai detto è da finire pero è proprio bella!!!! guarda ti accendo una stellina!!!

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