Riscaldamento autonomo?

Ciao a tutti,

Dovrò ristrutturare completamente un alloggio in un condominio per andarci a vivere.

L’alloggio ha un riscaldamento centralizzato. Ho chiesto all’amministratore se si poteva creare un riscaldamento autonomo in casa e svincolarmi cosi da quello centralizzato del condominio.

La risposta dell’amministratore è stata “NO, in quanto le ultime normative sul risparmio energetico lo vietano

addirittura per i fabbricati di nuova costruzione ”.

Il regolamento di condominio non dice nulla a proposito.

La domanda è: quale è la LEGGE che mi vieta o consenta di creare il riscaldamento autonomo nell’appartamento?

1 risposta

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  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    Per prima cosa bisogna sempre tenere presente che l'impianto di riscaldamento centralizzato e' una delle parti comuni condominiali previste dal comma 3 dell'articolo 1117 del Codice Civile, e che quindi, proprio a causa della natura di parte comune condominiale dell'impianto, la sua soppressione e' lecita solo quando tutti i condomini sono d'accordo. Questa e' la regola generale che trova costante applicazione a tutti i casi di deliberazioni relative alla soppressione della centrale termica comune.

    La Corte di Cassazione ha messo la parola fine sulle tante battaglie legali insorte tra i condomini ogni qualvolta si è posta la necessità per alcuni di staccarsi dall'impianto centralizzato e di mettere un impianto di riscaldamento autonomo . Secondo la Corte (Sentenza 26822/2008) infatti per "mettersi in proprio" non c'è bisogno di una delibera unanime dell’assemblea condominiale ma basta la maggioranza. Nell'impianto motivazionale della sentenza la Corte chiarisce che il dpr 412/93 finalizzato al risparmio energetico rende possibile una decisione a maggioranza per sostituire l'impianto centralizzato con impianti autonomi che corrispondono alle caratteristiche di legge e chi non è daccordo non può più decidere di mantenere il vecchio impianto. Pur tuttavia, il singolo condomino puo' unilateralmente e legittimamente rinunciare ad usufruire del servizio di riscaldamento centralizzato e staccare le diramazioni della sua unita' immobiliare dall'impianto comune solo se riesce a dimostrare che dalla sua rinuncia e dal suo distacco non derivino ne' un aggravio di spese per coloro che continuano a usufruire del riscaldamento centralizzato ne' un danno alla funzionalita' dell'impianto o uno squilibrio termico dell'intero edificio tali da pregiudicare la regolare erogazione del servizio.

    Cio' significa, nella pratica, che il condomino che decide di rinunciare a servirsi dell'impianto comune deve fare accertare da un termotecnico di propria fiducia l'esistenza di tutti questi presupposti e fargli redigere apposita perizia da inviare all'amministratore per le opportune valutazioni.

    La rinuncia all'uso del riscaldamento non e' di regola subordinata a una autorizzazione da parte dell'assemblea condominiale, chiamata semmai a valutare unicamente la sussistenza nel suo caso concreto dei presupposti legittimanti il distacco visti in precedenza, la cui prova, come detto, incombe esclusivamente su chi vuole operarlo.

    L'onere dalla prova viene meno nel caso in cui l'assemblea condominiale abbia effettivamente autorizzato il distacco dall'impianto comune sulla base di una propria autonoma valutazione positiva della sussistenza dei citati presupposti, escludendo a priori conseguenze pregiudizievoli per l'impianto comune.

    A seguito del distacco il condomino rimane sempre proprietario dell'impianto centrale e deve quindi continuare a sostenere gli oneri relativi alla manutenzione e all'adeguamento del bene stesso, salva la disponibilita' di esonero con il consenso unanime di tutti i condomini.

    Non puo' invece essere chiamato a partecipare alle spese di consumo o di esercizio riguardanti un servizio di cui non usufruisce.

    Attenzione pero' al regolamento di condominio, che puo' negare totalmente la possibilita' di staccarsi dall'impianto centralizzato.

    In questo caso il distacco e' considerato illecito, quand'anche il condomino riesca a dimostrare l'assenza di qualsivoglia danno o maggior onere per i condomini che continuano a usufruire dell'impianto comune e per l'impianto stesso.

    Simile divieto pero', comportando una forte limitazione dei diritti del condomino di disporre liberamente del proprio bene, deve essere contenuto in un regolamento di natura contrattuale e come tale accettato da tutti i condomini al momento della stipula dell'atto di compravendita dell'immobile.

    Un siffatto regolamento puo' addirittura prevedere che al distacco dell'impianto da parte del singolo condomino non consegua il suo diritto a ottenere l'esonero dal continuare a contribuire alle spese inerenti il servizio

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