? ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 1 decennio fa

ragazzi devo fare una ricerca su anoressia e blulimia apriteeee?

devo fare una ricerca su anoressia e bulimia...vi dico quello che devo sapere:

-introduzione in generale sulle 2 malattie

-le cause o da dv vengono generate e in ke età

-quali sn i motivi ke spingono le persona a farlo

-perchè lo fanno

-come fanno a diventarlo

-le cose che aggravano qst malattie

-e le cure o quello ke si può fare per ridurle

grz in anticipooooo!!

1 risposta

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  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    Vi è una malattia della quale i mass-media sono costretti ad occuparsi, con sempre maggior frequenza, per le conseguenze tragiche cui spesso conduce. Questa consiste nell’anoressia nervosa un grave disturbo alimentare che il Ministero della sanità, già da alcuni anni, ha stabilito venisse considerata una vera e propria epidemia. Essa, al pari dell’AIDS e delle tossicodipendenze, miete numerose vittime soprattutto fra i giovani.

    1. PAURA DEL CIBO

    Anoressia letteralmente significa "senza appetito", ma in realtà il malessere è qualche cosa di molto più serio e preoccupante di una semplice inappetenza in quanto può degenerare in una vera e propria repulsione ossessiva nei confronti del cibo; nei casi più gravi può produrre uno stato di pericolosa malnutrizione e anche la morte. L’anoressia può essere conseguente ad alterazioni metaboliche prodotte da malattie di varia natura come gastriti, intossicazioni o alcune forme di tumore ma può anche manifestarsi sotto forma di nevrosi e si parla in questo caso di "anoressia nervosa", detta anche “anoressia mentale”. Oggi è proprio sotto questa forma che si presenta più di frequente.

    L’anoressia nervosa è comune soprattutto nelle ragazze (l’età più critica va dai 12 ai 25 anni), la stragrande maggioranza delle quali non è sposata (oltre l’85%). Fino ad alcuni anni addietro la malattia era stata sottovalutata pensando che si trattasse di semplice depressione o di un disturbo comportamentale legato all’assunzione del cibo: solo di recente si è compreso invece che si era in presenza di una vera e propria malattia psichiatrica che andava affrontata con terapie molto complesse le quali dovevano coinvolgere sociologi, psicologi, neurologi, dietologi e gli stessi familiari.La patologia si sviluppa in genere a partire da un’immagine distorta del proprio corpo che si percepisce sempre come inadeguato e, in particolare, costantemente in condizioni di soprappeso. 2. UNA MALATTIA SIMILE ALL’ANORESSIA: LA BULIMIA

    Un’altra malattia legata al disordine alimentare è la bulimia (letteralmente "fame da bue"). Si tratta di una patologia solo apparentemente opposta all'anoressia, con la quale in realtà ha molte analogie. La bulimia consiste sostanzialmente in un'incontrollabile necessità di ingerire grandi quantità di cibo che poi, però, si tenta di neutralizzare attraverso comportamenti indirizzati a prevenire aumenti di peso. Queste grandi abbuffate creano soprattutto nelle donne giovani, forti sensi di colpa e quindi il bisogno di liberarsi al più presto di tutto ciò che si è ingerito, attraverso le cosiddette “condotte di eliminazione” che consistono nel vomito autoindotto, nell’uso frequente di clisteri e nell'assunzione esagerata di purghe o di altri farmaci. La bulimia insorge verso i 18-19 anni, quindi mediamente un po’ più tardi dell’anoressia, ma più della metà delle donne diagnosticate anoressiche sono anche bulimiche. Si calcola che ogni anno nel nostro Paese oltre 10 mila persone si ammalano di bulimia, mentre le anoressiche e le bulimiche croniche si stima siano 65.000. Un progetto pilota è stato attivato da poco tempo nella Regione Veneto con due centri di diagnosi e cura che prevede anche terapie di lungo termine in collaborazione con le Università di Verona e Padova. Le strutture sono organizzate in modo da rendere l’ambiente terapeutico il più confortevole possibile: niente corsie di ospedale, ma stanze e cucine autonome in modo da consentire alle ragazze di riassaporare il piacere di cucinare e di mangiare. I primi risultati sembrano incoraggianti tanto che il Piano sanitario nazionale si propone di realizzare almeno una comunità terapeutica in ogni Regione.

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