Anonimo
Anonimo ha chiesto in Musica e intrattenimentoMusicaMusica - Altro · 9 anni fa

Quanti tipi di microfoni esistono?

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  • Anonimo
    9 anni fa
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    Il microfono a carbone

    Praticamente non più utilizzato, il microfono a carbone sfrutta la variazione di resistività di granuli di carbone sottoposti ad agitazione meccanica dalla sottile membrana che chiude la capsula che li contiene. Economico da costruire, può coprire un campo di frequenza molto limitata. Erano di questo tipo i primi microfoni radiofonici (quelli stile anni '30, che si vedono nei vecchi film), ma anche le capsule microfoniche adottate per i telefoni a cornetta in uso fino agli anni 80; agitando tra le dita la capsula, è percepibile il movimento dei granuli, simili a zucchero.

    Antica capsula microfonica a carbone

    Il microfono dinamico (magnetico)

    Il microfono dinamico è strutturalmente simile ad un piccolissimo altoparlante, con funzionamento inverso: sfrutta il fenomeno dell'induzione elettromagnetica per convertire il movimento di una membrana (la parte destinata a raccogliere le pressioni sonore, normalmente costituita da una pellicola di mylar, poliestere dello spessore di pochi decimi di mm) in forza elettromotrice, grazie ad un avvolgimento di filo conduttore sottilissimo meccanicamente fissato alla membrana stessa chiamato bobina mobile. Tale struttura è immersa nel campo magnetico generato da un nucleo di magnete permanente. Il movimento della bobina mobile nel campo magnetico genera, ai capi del filo di cui è composta, una corrente elettrica proporzionale all'ampiezza dei movimenti dell'avvolgimento e quindi, in definitiva, alla magnitudo del segnale acustico: questa corrente costituisce il segnale elettrico audio il quale, tramite un cavo oppure via radio, viene trasferito alla consolle o agli outboard.

    Microfoni a nastro usano un nastro sottile e, a volte, ondulato sospeso in un campo magnetico. Il nastro è collegato da un circuito elettrico all'uscita audio del microfono cosicché le sue vibrazioni nel campo magnetico possano generare un segnale elettrico. Sia il microfono a nastro che quello a bobina mobile hanno in comune la caratteristica di produrre il suono per induzione magnetica.

    Il microfono a condensatore

    Per approfondire, vedi la voce Microfono a condensatore.

    L'interno di un microfono a condensatore

    Il microfono a condensatore (electret) sfrutta le variazioni di capacità del condensatore, realizzato con una lamina metallica o di plastica metallizzata costituente l'armatura fissa del condensatore, ed una seconda, mobile, (la membrana).

    La capsula del microfono a condensatore, avendo caratteristiche di alta sensibilità, si presta a prelevare suoni anche a grande distanza: per tale uso è possibile accentuare le caratteristiche direzionali del microfono, montando la capsula all'interno di tubi progettati e calibrati per ottenere determinate interferenze additive e sottrattive.

    Viene spesso impiegato nella sonorizzazione di molti film durante la presa diretta. Altri impieghi del microfono a condensatore sono: conferenze, televisione (microfoni lavalier), traduzioni simultanee ecc.

    Il microfono a condensatore, il cui principio di funzionamento si basa sulla variazione di un campo elettrico, per funzionare ha bisogno di una batteria di alimentazione che viene utilizzata per generare il campo elettrico necessario (la cui alimentazione generalmente si chiama "phantom"). Molto spesso tali microfoni, specialmente se di buona qualità, sono composti da due moduli separati: il modulo di alimentazione (con batteria da pochi volt, fino ai 48 volt dei microfoni professionali) ed il modulo microfono vero e proprio che può essere ad una, due o quattro celle, per distanze piccole, medie e grandi.

    La batteria potrebbe non essere necessaria nel caso in cui l'amplificatore al quale viene allacciato sia provvisto di alimentazione "fantasma" (phantom): questo metodo permette di fornire l'energia necessaria al preamplificatore contenuto all'interno del microfono.

    Radiomicrofoni

    Per ovviare alle scomodità dei cavi di trasmissione del segnale elettrico utilizzati dai microfoni tradizionali, sono stati introdotti, e vengono utilizzati principalmente negli studi televisivi o in manifestazioni dal vivo, i cosiddetti radiomicrofoni, che incorporano, oltre ad una normale capsula microfonica (solitamente magnetica), un circuito trasmettitore che modula il segnale su un'onda radio ed una piccola antenna che trasmette il segnale ad un ricevitore, posto vicino alla consolle o comunque all'unità che si occupa dell'acquisizione del suono. Il ricevitore si occupa quindi di riconvertire il segnale radio in un segnale audio e passarlo via cavo alla consolle.

    Tali microfoni sono capaci di funzionare anche a decine di metri dal ricevitore, soprattutto in ambienti privi di ostacoli (in particolare pareti in muratura). Data però la necessità di convertire il suono in frequenze radio e poi viceversa, oltre al rischio che si esaurisca la batteria durante la performance o che altre fonti di onde radio interferiscano con la comunicazione, nei concerti e tantopiù negli st

    Fonte/i: Wiki
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