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? ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 1 decennio fa

10 punti a chi mi fa questa ricerca entro le 20:30 (max)!!!!?

ragazzi dmn mi interroga storia dell'arte e ha detto di fare una ricerca sulla tecnica della fusione bronzea (l'ha tirata fuori riguardo ai bronzi di riace)!

vi prego aiutatemi le sto cercano dalle 18.00 e nn ho trovato nnt, possiabilmente prendetemela dai vostri libri ma vi prego entro le 20.00 massimo 20.30, vi supplico!!!!

TECNICA DELLA FUSIONE BRONZEA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

10 punti al primo e al migliore (soprattutto)

4 risposte

Classificazione
  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    La tecnica metallurgica di fusione del bronzo fa risalire i propri prodromi all'età protostorica, giustappunto nota come età del bronzo III millennio a. C., ampiamente diffusa dall'estremo capo occidentale dell'Europa al Celeste Impero di Mezzo retto dalla dinastia Shang.

    Il bronzo è una lega di metalli: al rame si lega solitamente lo stagno, che conferisce al contempo resistenza e plasticità al metallo prodotto. Fu probabilmente la penuria di stagno a favorire intorno al I millennio a.C. la transizione dall'età del bronzo all'età del ferro, che incanalo' l'ordinaria produzione di armi e utensili all'utilizzo del ferro, più leggero e plasmabile.

    Grazie alla sua incorruttibilità rispetto all'azione degli agenti ambientali, il bronzo fu da allora in poi utilizzato specificamente per la realizzazione di oggetti di particolare valore: come se la sua temporalità votata all'eterno fosse permeata da un alito divino e superasse gli umani limiti fondendosi tutt'uno con l'infinito.

    La storia dell'arte ci ricorda numerosi esempi scultorei di oggettivazione del trascendente nell'immanente materialità del metallo: dalla produzione bronzistica orientale della cultura Karasukiana alla zoomorfa sembianza del Bucranio del Luristan; dai vasi rituali e gli specchi finemente decorati dell'arte cinese al Tian Tan Buddha di Hong Kong; dai bronzi di Riace della Magna Grecia alla statua equestre di Marco Aurelio in Campidoglio; dal fiorentino Perseo di Benvenuto Cellini a Le Penseur di Auguste Rodin......

    La tecnica scultorea della fusione a cera persa fu originariamente inventata nell'età del bronzo, conoscendo in seguito una notevole fioritura, soprattutto nell'arte greca e romana.

    Esistono due modi di servirsi di questa tecnica:

    Modo diretto - Consiste nel creare un modello di cera e utilizzarlo per farne uno stampo di argilla. Praticando due fori sullo stampo, uno in alto e uno in basso si fa uscire la cera scaldandola e si versa del bronzo fuso al suo posto. Se ne ricava un modello identico a quello di cera.

    Modo indiretto - Assomiglia al primo metodo, ma il modello di cera è realizzato su di un altro in creta in modo che la statua finale sia vuota all'interno (o meglio, contenga solamente argilla per limitare il peso e la quantità di metallo usata).

    La tecnica a cera persa, per la fusione di statue cave in bronzo di grandi dimensioni, era conosciuta fin dall'antichità. Tra gli esempi antichi meglio conservati, realizzati con questa tecnica, ci sono i Bronzi di Riace, di epoca classica. La tecnica passò in disuso durante il medioevo, restando viva solo nell'Impero bizantino. Fusioni in bronzo di piccoli oggetti erano sempre praticate, ma si trattava comunque di opere "piene", impensabili su grandi dimensioni. Con il Rinascimento, nel quadro del recupero di tutti gli aspetti della civiltà classica, la tecnica venne ripresa. La prima statua di grandi dimensioni fusa con la tecnica della cera persa in epoca moderna è il San Ludovico di Tolosa di Donatello (1446-1453), che venne prudentemente fatta in dodici pezzi separati, assemblati in un secondo momento, anche per facilitare la doratura. La tecnica del bronzo aveva innegabili vantaggi rispetto alla pietra, poiché la maggiore coesione del materiale permetteva un atteggiarsi più libero nello spazio dei soggetti senza timori di fratture, ottenendo risultati di maggiore naturalezza e vivacità.

    La tecnica usata è descritta in vari trattati. Per il Rinascimento è una dettagliata testimonianza il Trattato della scultura di Benvenuto Cellini.......

  • 1 decennio fa

    coi 10 punti mi sciacquo il c...

    studia e fatti i compiti da te come fanno tutti,è impossibile che non la trovi in internet,io ho visto e ce quindi non scaricare impegni ad altri

  • Anonimo
    1 decennio fa

    prova a cercare tecnica a cera persa , a noi la kiama così

  • Anonimo
    1 decennio fa

    fusione bronzea penso ke significa del bronzo!!! quindi

    LA FUSIONE DEL BRONZO

    Tra i minerali di rame da fondere i più semplice e pratici sono gli ossidi ricavati dalle superfici esposte agli agenti atmosferici (malachite); a 700° - 800°C i carbonati si riducono a metallo. In una esperienza documentata (Coglhan 1940) venne scavato un pozzo, fu fatto asciugare con il fuoco, lo si circondò con pietre in circolo di circa un metro di diametro, acceso il fuoco si ammassò carbone di legna con la malachite sepolta al centro.

    Dopo molte ore di intenso calore, la malachite si trasformò in ossido nero senza produrre metallo. La temperatura del fuoco all'aperto è tra i 600° - 700°C, e i minerali potevano convertirsi in ossidi scuri senza formare metallo. Una delle cause dell'insuccesso venne ravvisata nell'eccesso di aria nel pozzo e contro il minerale.

    In un secondo esperimento con la malachite posta sotto un vaso di ceramica refrattaria rovesciato, sepolto e riscaldato con il medesimo procedimento, produsse rame spugnoso. Forzando l'aria per fare aumentare la temperatura del carbone, si raggiunsero 1100°C riducendo l'ossido in rame metallico (Coles 1973).

    Il rame fonde a 1083°C e il bronzo, miscela di rame con un 10% di stagno fonde a 1000°C, temperature più alte di quelle che si possono ottenere con un fuoco all'aperto senza ventilazione forzata. La percentuale di stagno normalmente varia dal 4 al 10%, asseconda che il bronzo serva per forgiare gioielli o utensili.

    La prassi per ottenere una fusione prevede la realizzazione di una coppia bivalve di arenaria per lo stampo, dotato di sfiatatoi per far fuoriuscire l'aria nel momento della colatura del bronzo fuso. L'arenaria deve essere riscaldata a 150°C prima della colatura.

    Sono stati usati anche stampi in bronzo bivalve, anch'essi riscaldati a 150°C prima della fusione. Il bronzo fuso, per avere la fluidità ottimale deve essere portato a 1150°C.

    IL FOCOLAIO

    Una fossa di un metro di diametro, profonda 10 cm. e protetta da un circolo di pietre deve essere asciugato preventivamente dal fuoco. Il fuoco deve essere mantenuto costantemente attivo con carbone (meglio se di quercia) minerale. La carbonella per barbecue non sempre funziona!

    IL CROGIOLO

    Il contenitore del minerale da fondere deve essere di argilla refrattaria e fatto con un apposito incastro per le pinze (in legno, bagnate con acqua al momento di usarle) che serviranno per manovrarlo e per ruotarlo al momento della colatura del bronzo fuso.

    IL MANTICE

    Una delle opere essenziali per ottenere la fusione del bronzo con metodologie di quattromila anni fa è la ricostruzione del mantice in pelle a doppia sacca (o tasca) da azionare alternativamente per innalzare la temperatura del fuoco di carbone. Manovrare il mantice è un'operazione faticosa.

    Nell'esperimento meglio riuscito, in trenta minuti si è raggiunta la temperatura sufficiente per la fusione, ma la tecnica di manovra deve essere perfetta per avere un soffio d'aria costante (l'alternanza dell'azione permette di avere un flusso praticamente continuo).

    Le due sacche sono dotate di valvole e di raccordi in pelle, che confluiscono in una “Y” di sambuco svuotato a cui è collegato un secondo raccordo in pelle a cui è unito un cannello a “L” in refrattario, il quale agisce direttamente sulla brace posta sopra al minerale nel crogiolo.

    LA MATRICE

    La matrice bivalve per lo stampo viene realizzata in ardesia, scavata con scalpelli in bronzo per darne la forma in negativo dell'oggetto da realizzare.

    Vengono praticati dei fori passanti per “bloccare” le due semi forme con dei perni di legno tra loro, e delle scanalature di sfiato che collegano la forma scavata all'esterno per permettere la fuoriuscita dell'aria nel momento della colatura, che avviene per una apertura superiore ad imbuto.

    La matrice rimane aperta ai bordi del focolaio con le superfici scavate rivolte verso il fuoco, a circa ottanta cm. dal crogiolo. Quando il bronzo arriva alla forma pastosa (non ancora liquefatto) le due valve vengono unite e legate con cuoio bagnato.

    Dopo il raggiungimento della temperatura ottimale (1150°C) e mantenuta per qualche minuto, il crogiolo viene afferrato dalle pinze, liberato dal carbone depositato sul bronzo incandescente, e portato sulla matrice preriscaldata.

    Le impurità che rimangono a galleggiare sul bronzo fuso non preoccupano minimamente, sono assolutamente dissociabili. Dopo circa mezzora la matrice può essere aperta per rimuovere il pezzo che dopo il completo raffreddamento, può essere pulito e rifinito.

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