x buddhisti: quali sono le azioni preliminari x raggiungere la retta visione?

Io per retta visione intendo vedere le cose per quello che sono: tutte impermanenti, tutte temporanee, tutte effetto di causa, retta visione è comprendere le cause immediate di ogni effetto che vediamo nel nostro sé e intorno a noi, e rimanere a contemplarle in perfetta quietezza d'animo, senza affezione, né avversione, semplicemente x quello che sono, effetti impermanenti del vento karmico... sbaglio?

4 risposte

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  • 9 anni fa
    Migliore risposta

    Prima di sviluppare la retta visione, cioè capire che siamo interdipendenti e, di conseguenza, tutto è in continuo cambiamento, dobbiamo sviluppare due poteri.

    Il primo è il controllo della mente, che si consegue con la meditazione seduta.

    Il secondo è la presenza nella realtà, cioè essere consapevoli di cioò che facciamo con corpo, parola e mente.

    Il controllo della mente è il fondamento di tutta la procedura per realizzare la buddhità, il Buddha lo ha dichiarato:

    La Retta Concentrazione è il più nobile degli otto nobili sentieri.

    A esso va dedicata particolare attenzione e determinazione, è ciò che il Buddha ha chiamato Retto Sforzo.

    Infatti per attivare il controllo della mente occorre fare uno sforzo di volontà.

    Il resto giunge più spontaneamente.

    Per controllare la mente, è necessario osservare sensazioni, emozioni, pensieri. Soprattutto i pensieri.

    L’emozione, infatti, è generata dal pensiero, che è quindi la causa della sofferenza.

    Il pensiero che produce sofferenza non è volontario, nessuno si produce intenzionalmente della sofferenza, ciò va contro l’universale programma genetico di sopravvivenza.

    Il controllo della mente consiste nel controllo del pensiero.

    Il Buddha ha dedicato il Retto Pensiero e la Retta Concentrazione al controllo della mente.

    Col Retto Pensiero eliminiamo i pensieri negativi (che portano a separazione, come diffidenza, sospetto, antipatia, rancore, odio…) e costruiamo pensieri positivi (che portano a unione, come fiducia, accettazione, simpatia, benevolenza, amore…).

    Si tratta di operare un’igiene mentale.

    L’osservazione distaccata dei pensieri è la metodica fondamentale da attuare per realizzare il controllo della mente.

    “Fratelli, prima di imparare a osservare con distacco il pensiero, dovete imparare a osservare e a calmare il vostro respiro, il vostro corpo e le vostre emozioni.” (Suttapitaka, Majjhima-Nikaya, Cularahulovada Sutta).

    La presenza nella realtà non è possibile se si ha la mente invasa dai pensieri.

    Quindi l’attenuazione del pensiero ottenuta col controllo della mente è necessaria e agevola la presenza nella realtà, la rende spontanea.

    La realtà è l’ambiente che ci circonda.

    Ognuno ha la sua realtà, concreta, che percepisce con i sensi, non è qualcosa nella memoria o nella mente.

    1. Il mondo della realtà è reale

    2. Il mondo della mente non è reale

    L’attribuzione di realtà agli oggetti della nostra mente è la causa tecnica della nostra sofferenza.

    Prendiamo per reali i fantasmi della nostra mente.

    “I fantasmi del vostro pensiero non sono reali. Essi sono generati dal vostro attaccamento, e quindi dal vostro desiderio, dal vostro odio, dalla vostra ira, dalla vostra paura.

    Fratelli, i fantasmi del vostro pensiero sono generati da voi stessi.” (Suttapitaka, Majjhima-Nikaya, Satipatthana Sutta).

    Lo stato di buddhità comporta la consapevolezza della distinzione fra mondo della mente e mondo della realtà.

    Questa consapevolezza deve diventare permanente, per abbandonare il mondo della mente ed entrare nel mondo della realtà.

    Nella realtà non c’è mai sofferenza.

    La sofferenza è solo dentro di noi, non è un oggetto. E’ uno stato psichico, una cosa che sta dentro la nostra mente.

    Un famoso koan zen recita: mostrami la mano nella quale tieni la tua sofferenza.

    La presenza nella realtà non ha bisogno di spiegazioni, è un’esperienza.

    Cipermette di osservare la realtà nella sua oggettività e scoprire che non c’è niente che rimane uguale. Infatti tutto è in continua trasformazione.

    Questa scoperta costituisce la famosa illuminazione ed è accompagnata da un’altra scoperta: che le cose dell’universo sono tutte dipendenti fra loro.

    E’ appunto l’interdipendenza che dà luogo al continuo cambiamento.

    Un abbraccio...

  • Anonimo
    9 anni fa

    Non sbagli!

    Gli insegnamenti del Buddha sono molto validi e sta a noi coglierne l'essenza.

    L'unico pericolo che ci vedo è quello di farne una religione come le altre e di mettere in primo piano gli insegnamenti minori (dedicati ai meno dotati per elevarli dal loro stato) e trascurare gli insegnamenti più alti. Visto che il Buddha insegnava su più livelli di comprensione, ho notato che molti suoi seguaci si fermano ai primi livelli (Hinayana) come se fossero le massime Verità insegnate dal Buddha, (ma il Buddha è andato ben oltre) e così assistiamo a riti religiosi e recitazione di Sutra, come fossero Salmi di una religione tipo monoteista.

    Questo è quello che ne penso io, ma non vorrei offendere le credenze di qualcuno, e se l'ho fatto chiedo scusa!

  • 9 anni fa

    Soham ha risposto benissimo. La meditazione (mantra, trascendentale ecc.) è uno strumento formidabile per "pulire lo specchio" della nostra vita, vedere correttamente cio' che siamo e la vita che si riflette in esso. Non è tanto una accettazione passiva quanto un lasciar fluire liberamente il pensiero libero da schemi e preconcetti fino ad arrivare alla soglia dell'illuminazione ed elevare di conseguenza il nostro stato vitale. Ma è solo uno strumento, l'importante è sapere che il Buddismo è essenzialmente vita quotidiana. Non un superuomo quindi un Budda, ma un "risvegliato" alla vera essenza della vita.

  • soham
    Lv 7
    9 anni fa

    Beh, il messaggio radicale e trascinante del pensiero buddista è che ciascuno di noi ha la saggezza, l' amore e la forza del Buddha, ma queste doti interiori sono per lo più dormienti. E' facile tuttavia svegliarci a quello che siamo realmente e intraprendere la via liberatoria per condurre un' esistenza pacifica e compassionevole. Basta seguire il "nobile ottuplice sentiero": otto precetti che rappresentano l' ammaestramento alla rettitudine- nella visione, nelle intenzioni, nella parola, nell'azione, nei mezzi di sostentamento, nell'impegno, nella consapevolezza, nella concentrazione-e che non sono poi così lontani dall'etica proposta dalle religioni di tutti i tempi.

    L' unica differenza è che si percorre il sentiero senza fanatismi religiosi, senza affidarci a un dio o a un libro sacro, senza sottometterci a un guru tirannico, senza fideismi acritici, ma con calma, nel silenzio mentale, nella riflessione, nella meditazione, e contando sul proprio "Sé" con compassione ed equanimità. Ciao

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