Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 10 anni fa

Potete farmi il riassunto della novella di Giovanni Verga Nanni Volpe???Dò 10 punti subito aiutatemiiii!!!!!?

1 risposta

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  • 10 anni fa
    Risposta preferita

    Nanni Volpe, nei suoi begli anni, aveva pensato soltanto a far la roba. - Testa fine di villano, e spalle grosse - grosse per portarci trent'anni la zappa, e le bisacce, e il sole, e la pioggia. Quando gli altri giovani della sua età correvano dietro le gonnelle, oppure all'osteria, egli portava paglia al nido, come diceva lui: oggi un pezzetto di chiusa, domani quattro tegole al sole: tutto pane che si levava di bocca, sangue del suo sangue, che si mutava in terra e sassi. Allorché il nido fu pronto, finalmente, Nanni Volpe aveva cinquant'anni, la schiena rotta, la faccia lavorata come un campo; ma ci aveva pure belle tenute al piano, una vigna in collina, la casa col solaio, e ogni ben di Dio. La domenica, quando scendeva in piazza, col vestito di panno blu, tutti gli facevano largo, persino le donne, vedove o zitelle, sapendo che ora, fatta la casa, ci voleva la padrona.

    Egli non diceva di no, anzi, ci stava pensando. Però faceva le cose adagio, da uomo uso ad allungare il passo secondo la gamba. Vedova non la voleva, ché vi buttano ogni momento in faccia il primo marito; giovinetta di primo pelo neppure, per non entrare subito nella confraternita, diceva lui. Aveva messo gli occhi sulla figliuola di comare Sènzia la Nana, una ragazza quieta del vicinato, cucita sempre al telaio, che non si vedeva alla finestra neppure la domenica, e sino ai ventott'anni non aveva avuto un cane che le abbaiasse dietro. Quanto alla dote, pazienza! Vuol dire che aveva lavorato egli per due. La Nana era contenta; la ragazza non diceva né si né no, ma doveva esser contenta anche lei. Soltanto qualche mala lingua, dietro le sue spalle, andava dicendo: - Acqua cheta rovina mulino -. Oppure: - Questa è volpe che se la mangia il lupo, stavolta! -

    A Pasqua finalmente giunse il momento della spiegazione. I seminati erano alti così, gli ulivi carichi, Nanni Volpe aveva terminato allora di pagare l'ultima rata del mulino. - Ogni cosa proprio opportuna. - Infilò il vestito blu, e andò a parlare a comare Sènzia. La ragazza era dietro l'uscio della cucina ad ascoltare. Quando poi sua madre la chiamò, comparve tutta rossa, lisciata di fresco, colla calzetta in mano, e il mento inchiodato al petto.

    - Raffaela, qui c'è massaro Nanni che ti vuole per sposa, - disse la madre.

    La giovane rimase a capo chino, seguitando a infilare i punti della calza, col seno che le si gonfiava. Massaro Nanni aggiunse:

    - Ora si aspetta che diciate anche voi la vostra -.

    La mamma allora venne in aiuto della sua creatura.

    - Io, per me, sono contenta -.

    E Raffaela levò gli occhi dolci di pecora, e rispose:

    - Se siete contenta voi, mamma... -

    Le nozze si fecero senza tanto chiasso, perché compare Nanni Volpe non aveva fumi pel capo, e sapeva che a fare un tarì ci vogliono venti grani. Pure non si dimenticarono i parenti più stretti ed i vicini; ci furono dolci del Monastero, e vino bianco. Fra gli invitati c'erano anche quelli che sarebbero stati gli eredi di Nanni Volpe, poveri diavoli che s'empivano di roba, e si sarebbero mangiata cogli occhi anche la sposa. Questa, impalata nel vestito di lana e seta, cogli ori al collo, badava già ai suoi interessi, l'occhio al trattamento, il sorrisetto della festa e una buona parola per tutti, amici e nemici. Nanni Volpe, tutto contento, si fregava le mani, e diceva fra sé e sé:

    - Se non riesce bene una moglie come questa vuol dire che non c'è più né santi né paradiso! -

    E Carmine, suo cugino alla lontana, che lo chiamava zio per amor della roba, ed ora gli toccava anche mostrarsi amabile con lei che gli rubava il fatto suo, diceva alla zia, ogni manciata di confetti che abbrancava:

    - Avessi saputo la bella zia che mi toccava!... Vorrei pigliarmi gli anni e i malanni di mio zio, stanotte! -

    Chiusa la porta, quando tutti se ne furono andati, compare Nanni condusse la sposa a visitare le stanze, il granaio, sin la stalla, e tutto il ben di Dio. Dopo posò il lume sul canterano, accanto al letto, e le disse:

    - Ora tu sei la padrona -.

    Raffaela, che sapeva dove metter le mani, tanto gliene aveva parlato sua madre, chiuse gli ori nel cassetto, la veste di lana e seta nell'armadio; legò le chiavi in mazzo, così in sottanina com'era, e le ficcò sotto il guanciale. Suo marito approvò con un cenno del capo, e conchiuse:

    - Brava! Così mi piaci! -

    Tutto andava pel suo verso. Nanni Volpe badava alla campagna, duro come la terra, e sua moglie poi gli faceva trovare la camicia di bucato bella e pronta sul letto, quando tornava il sabato sera, la minestra sul tagliere, il pane a lievitare per l'altra settimana. Teneva conto della roba che il marito mandava a casa: tanti tumoli di grano, tanti quintali di sommacco, tutto segnato nelle taglie, appese in mazzo a pié del crocifisso; buona massaia e col timor di Dio, a messa col marito la domenica e le feste, confessarsi due volte al mese, e il resto del tempo poi tutta per la casa, sino a far la predica al marito, se Carmine, il nipote povero, veniva a ronzargli intorno.

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