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Storia del nucleare in Pugliaaa?

So che non ci sono centrali attualmente, ma ho bisogno più o meno di sapere un pò la storia e le decisioni prese riguardo l'argomento in questa regione. Grazie!!! :)

2 risposte

Classificazione
  • Anonimo
    1 decennio fa
    Risposta preferita

    La regione Puglia ha detto no al nucleare...

    la situazione in Puglia è questa; si esporta quasi il doppio dell'energia elettrica prodotta, di cui circa il 60% proviene dal carbone..., ha inoltre il più grande parco eolico in Italia, insieme alla Campania, che eguaglia l'energia elettrica prodotta in Friuli. Non è poco, ma ci sono luoghi in cui le pale si piegano a causa del vento, per cui il vento non è sfruttabile...

  • Anonimo
    1 decennio fa

    La storia del nucleare in Italia

    L'atteggiamento critico nacque nel 1986 con l' esplosione del reattore della centrale nucleare di Chernobyl

    (dal web)MILANO - Fu il fisico italiano Enrico Fermi a innescare la prima reazione nucleare a catena controllata della storia: utilizzò uranio naturale all'interno di un blocco di grafite pura che rallentava i neutroni. Fu questo il primo «reattore nucleare».

    IL PRIMO REATTORE - Nel 1959 fu costruito il primo reattore di ricerca ad Ispra (Varese). Gli investimenti ed il favore dell'opinione pubblica nei confronti dell' iniziativa furono notevoli tanto che nel 1966 si raggiunse una produzione di 3,9 miliardi di kWh: l' Italia era il terzo produttore al mondo di energia elettrica di origine nucleare. Questo ciclo espansivo si chiuderà con l' attivazione della centrale di Caorso (Piacenza) nel 1980. Ma fu nel 1986 con l' esplosione di un reattore della centrale nucleare di Chernobyl (attuale Ucraina - allora Unione Sovietica) che nacque un vero e proprio atteggiamento critico nei confronti dell' energia nucleare. In Italia fu bloccata l' attuazione di una parte del Piano Energetico Nazionale che prevedeva l'apertura di cantieri per nuove centrali nucleari.

    REFERENDUM - L'8 novembre 1987 si svolsero tre referendum sul nucleare (e due sulla giustizia): la maggioranza degli italiani che andò alle urne votò per il «Sì», abrogando una serie di norme e orientando le successive scelte dell' Italia in ambito energetico verso una direzione di sfavore nei confronti del nucleare. Il cosiddetto «referendum sul nucleare» non fu e non poteva essere «nucleare si, nucleare no». I 3 quesiti riguardavano normative relative alla localizzazione degli impianti, l'abrogazione del compenso ai comuni che ospitavano centrali nucleari o a carbone, e il divieto all’Enel, allora azienda di Stato, di partecipare ai progetti nucleari anche all’estero. Comunque sia con il referendum abrogativo del 1987 è stato «di fatto» sancito l'abbandono da parte dell' Italia del ricorso al nucleare come forma di approvvigionamento energetico.

    LO SMANTELLAMENTO - Resta ancora da completare il totale smantellamento, la rimozione e la decontaminazione (operazioni definite di «decommissioning») di strutture e componenti degli impianti nucleari in Italia. Sia delle centrali nucleari ex-Enel: Trino Vercellese (Vercelli), Caorso (Piacenza), Latina, Garigliano (Caserta) Sia degli impianti del ciclo del combustibile ex-Enea: EUREX di Saluggia (Vercelli), FN-Fabbricazioni Nucleari di Bosco Marengo (Alessandria), OPEC in Casaccia (Roma), Plutonio in Casaccia (Roma), ITREC in Trisaia - Rotondella (Matera). Il governo ha affidato il compito dello smantellamento alla Sogin.

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