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Tril :D ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 9 anni fa

parafrasi e commento poesie?

infinito di leopardi

carpe diem di orazio fuocco

mareggiare pallido e assorto

uomo del mio tempo

2 risposte

Classificazione
  • 9 anni fa
    Risposta preferita

    MAREGGIARE PALLADIO E ASSORTO DI EUGENIO MONTALE

    COMMENTO

    Commento

    Già dal titolo non è difficile capire il motivo centrale della poesia; il poeta cerca di trovare tranquillità interiore nella calura estiva, ma è come se non vi riuscisse, a causa del tormento interiore, trasmesso dalle allitterazioni. Il poeta, addirittura, paragona al vita, piena di sofferenze, a una muraglia con pezzi di vetro taglienti, che è impossibile da valicare. Inoltre, quello che all’inizio era un muro di un orto, diventa alla fine una muraglia, come a indicare gli ostacoli e i tormenti della vita, i quali aumentano di giorno in giorno. *

    Molto dettagliata è anche la descrizione del paesaggio estivo, composto da cespugli spinosi (come del resto la vita) e arbusti secchi a causa della siccità. Il muro sembra emanare calore e gli animali sembrano risentire anche loro del caldo.

    Il terreno presenta delle crepe (anche questa è una metafora della vita) e le formiche si muovono, quasi intrecciandosi, sugli steli erbosi. Vengono anche descritte le onde, che sembrano essere di color argenteo, come il metallo, e da cime aride risuona il verso delle cicale.

    Il linguaggio usato presenta poche parole non di uso comune, ma nel complesso la poesia è scritta con un linguaggio non troppo difficile. Esso, comunque, cerca di trasmettere il tormento del poeta, quindi ricerca termini che riescono a trasmettere questa sensazione.

    PARAFRASI

    Trascorrere le ore del pomeriggio pallido e assorto presso un rovente muro d’orto, ascolta tra i pruni e gli sterdi rumori secchi di merli, fruscii di serpi.

    Nelle crepe del suolo o sulla pianta rampicante, spiano le file rosse delle formiche: che ora si rompono ed ora si intrecciano a somme di minuscole biche.

    Osserva tra le fronde il palpitare lontano di scaglie di mare mentre si levano tremuli scricchi, di cicale dai calvi picchi.

    E andando nel sole che abbaglia si sente triste meraviglia com’è tutta la vita e il suo dolore in questo camminare lungo una muraglia che ha in cime frammenti di bottiglia messi sui muri per impedire che vengano scavalcati.

    UOMO DEL MIO TEMPO

    PARAFRASI

    Uomo del mio tempo, sei del tutto simile all'uomo passato, colui che cacciava con la fionda e con le pietre. Ti ho visto, eri nell'aeroplano, con le ali cariche di bombe, nel carro armato, al patibolo e alle ruote di tortura. Si eri tu, con il tuo credo perfetto, dedito allo sterminio, senza amore e senza Dio. Tu hai accuso ancora una volta, come fecero gli avi prima di noi. Il sangue è lo stesso, ha lo stesso sapore ed odore del sangue del tradimento di Caino e Abele, quando l'uno uccise l'altro nei campi. E quella frase di tradimento, "Andiamo nei campi", giunge fino a te, fino alla quotidianità della tua giornata. Dimenticate o fogli del nostro tempo, le battaglie, le guerre combattute dai nostri predecessori. Le loro tombe ormai sono abbandonate e disperse nella cenere dell'oblio, e gli uccelli neri ed il vento oscurano il loro cuore.

    COMMENTO

    ”Uomo del mio tempo” è una lirica di Salvatore Quasimodo tratta dalla raccolta “giorno dopo giorno” pubblicata nel 1947, che riflette l’opposizione al regime fascista e l’orrore della guerra da parte del poeta. Questa raccolta si apre con la poesia “Alle fronde dei salici” in cui Quasimodo racconta anche con una

    forte ispirazione religiosa per quale motivo durante la 2° guerra mondiale, la voce della poesia ammutolì, e si chiude con l’opera “Uomo del mio tempo”. In questa poesia l’autore accusa la malvagità dell’uomo, paragonandola alla ferocia degli animali. Inoltre ribadisce che la figura

    umana non è cambiata affatto dalla

    preistoria fino ad oggi nonostante il forte sviluppo della scienza e delle sue capacità intellettive. Inoltre il poeta fa un secondo paragone tra l’uomo e questa volta la malvagità di Caino che lo spinse ad uccidere suo fratello. Alla fine del poema, Quasimodo con un messaggio rivolto a tutti, allude una speranza per il

    futuro esortando i figli a non commettere gli stessi errori dei loro padri rifiutando i cattivi insegnamenti. in questo poema quindi Quasimodo spera che in futuro il mondo cambi, in modo tale da non ripetere eventi disastrosi come le guerre e questo sarà molto difficile ma non impossibile basta che ognuno

    di noi trovi innanzitutto la pace con se stesso per poi provare a cambiare il mondo in positivo, ma come si è visto negli ultimi tempi questo sarà molto difficile, ma spero che un giorno si riuscirà a vedere la pace.

    *Spero di essere stata d'aiuto*

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  • 9 anni fa

    L'infinito, Commento:

    La poesia è una fuga fantastica, e la fuga fantastica è un'esperienza sensistica, oggetto della realtà sensibile che fa scattare la fuga. L'incipit ci proietta in questa relatà concreta (il colle e la siepe); il "questo" è un elemento deittico che rafforza il realismo. Colle e siepe sono cari perché impediscono la vista, spingendo ad immaginare; c'è quindi un rapporto causa-effetto tra "caro" ed "esclude" (è "caro" perché "esclude"). L'uomo, non vedendo con gli occhi, è invitato a vedere con la mente. C'è continuità semantica tra "interminati" e "sovrumani", in clausola di versi, e tra "spazi" e "silenzi", in incipit. "Interminati", "sovrumani" e "profondissimi" ben suggeriscono l'infinità di spazio in cui si muove la fantasia per il significato che hanno che per la loro lunghezza (4-5 sillabe).Tale è la grandezza degli spazi che il cuore sobbalza: "per poco il cor non si spaura"; dà sensazione di smarrimento. Mente e cuore, abituati a vivere nel finito, quasi si smarriscono nell'infinito. Il v. 8 lega perfettamente le 2 sequenze: il continuum è reso a livello formale su tutti i piani, c'è un movimento lirico assolutamente unitario. Il punto fermo a metà del verso divide perfettamente i due momenti, uniti da "E". Prima c'è un momento visivo, poi uditivo. Si crea una corrispondenza assolutamente perfetta tra le due parti della poesia e tra le 2 fasi dell'esperienza: "questo colle", "questa siepe", "queste piante", "questa voce". Lo "stormir" del vento è un suono vago e lontano, indefinito, sussurrato. "Questo" delinea il tangibile; "quello" il remoto. I numerosi enjambement trascrivono il continuum, tracciano una linea continua dall'inizio alla fine del canto. Nel polisindeto c'è l'opposizione finito-infinito, presente-passato. Significa il susseguirsi incalzante dei movimenti interiori. Il naufragio, lo smarrimento, è "dolce", termine che rimanda al "caro" del v. 1. L'esperienza di questo canto dà all'uomo l'illusione del piacere infinito cui esso aspira. E' una poesia consolativa: consola l'uomo, in quanto non potrà mai raggiungere il piacere infinito. La poesia è un'illusione indispensabile per quest'uomo dolente. La poesia del "caro immaginar" nasce dal più lucido razionalismo, e per questo è strettamente legato all' "arido vero". La prima fase dell'esperienza, l'entrata nell'infinito, provoca paura, mentre la seconda dà un senso di infinita beatitudine. "Questa immensità" mostra proprio come l'uomo sia entrato nell'infinito. Questa esperienza estatico-mistica non è un percorso, come in Dante, alla ricerca dela verità, ma per fuggire la verità.

    Parafrasi:

    Da sempre mi è cara questa solitaria collina, e questa siepe, che esclude lo sguardo da tanta parte dell'orizzonte più lontano. Ma sedendo e guardando l'infinito spazio oltre quella siepe e silenzi (sovrumani) totali e immensi e una calma profondissima, inizio ad immaginare di essere un tutt'uno con l'infinito tanto finchè il mio cuore quasi si spaventa. E come il vento quando penetra tra le piante rumoreggia, così quest'infinito silenzio rumoreggia dentro di me: e mi viene in mente l'eterno, il tempo passato, il presente e quello che sta accadendo. Così in quest'infinito spazio mi perdo con tutto me stesso immedesimandomi e vagando con i miei pensieri: e perdermi mi piace (è dolce).

    é giusta me l'ha fatta la mia prof ;)

    Carpe diem, commento:

    In questo componimento egli invita i lettori a godere appieno, senza eccedere, dei momenti felici che offre la vita, evitando di pensare troppo al futuro, che causa solo inutili preoccupazioni. L'ode è dedicata e rivolta a una fantomatica donna, di nome Leuconoe, molto probabilmente di origine immaginaria. Il titolo stesso contiene, tramite un imperativo, una palese esortazione a catturare tutto ciò che di piacevole ci offre il presente. Anche nella poesia i concetti sono espressi tramite imperativi, affermativi e negativi: “non chiedere… credimi… pensaci…”. Troviamo anche un vocativo al secondo verso che ci introduce chi è il destinatario dell'opera. La etimologia del nome della donna suggerisce i concetti di giocosità e di ingenuità di uno spirito non agitato da tormenti esistenziali. L'autore la esorta in modo amichevole a non consultare inutili oracoli che dovrebbero rivelarle il futuro: l'unica entità che lo ha in mano è Giove, circondato dagli altri dei, e spetta a lui deciderne il corso. E' solo lui che conosce quanto durerà la nostra vita, se molti “inverni”, o se è già giunta al termine. L'abilità del poeta si riscontra nel linguaggio, che pur nella sua semplicità, si rivela appropriato e presenta numerose figure retoriche, come la similitudine dei versi 4-5 o la sineddoche subito dopo, in cui la parola “inverni” viene usata per esprimere il concetto molto più ampio degli anni a noi concessi dai Celesti.

    gli altri 2 nn li so.. ciaooooooo

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