Ste... caselli ha chiesto in Arte e culturaPoesia · 1 decennio fa

Ragazzi mi potete fare un commento sulla poesia "San Martino" di Carducci? Grazie in anticipo!?

2 risposte

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  • 1 decennio fa
    Risposta preferita

    COMMENTO

    L'atmosfera piena di brio del borgo è dovuta al giorno di San Martino(cioè l'11 novembre) in un paesetto della Maremma (Bolgheri o Castagneto), poiche' per le vie si diffonde quell'odore aspro di vino e di carne che viene cotta sullo spiedo, ma i pensieri dell'uomo sfuggono a quest'allegria e volano lontani proprio come gli uccelli.

    Questo giorno risulta di una certa importanza per gli agricoltori perchè segna la fine del lavoro nei campi e l'inizio del travaso del vino dai tini nelle botti. All'allegria del borgo si contrappone quella tristezza del paesaggio autunnale in quanto avvolto dalla nebbia.

    o (non è riferito al commento)

    Bozzetto paesaggistico: siamo in Maremma e d’autunno. Il primo novembre nella società contadina era il giorno dei trasferimenti.

    Alla genesi della poesia non fu certo estraneo un lungo soggiorno a Roma nell’ottobre 1883, durante il quale il poeta ebbe modo di osservare bene la vita corrotta che vi si svolgeva; per contrasto, il viaggio di ritorno attraverso la Maremma lo portò a rievocare la semplicità agreste della terra della sua infanzia, ancora immune dall’ipocrisia e dall’artificiosità dominanti nella capitale.

    Fonte/i: Scusa se sono due... Ma così hai + idee..
  • 1 decennio fa

    E' una delle più celebri poesie di Carducci, che per l'apparente semplicità e per facilità di memorizzazione viene sottoposta a scuola fin dalle elementari. Si tratta di un componimento naturalistico tipico del Carducci, in cui il paesaggio che viene descritto appare al lettore (e al poeta stesso) da un punto di vista alto e panoramico, da cui l'occhio può spaziare senza impicci (a differenza della siepe che toglie la vista a Leopardi nell'infinito).

    Velate dalla nebbia, appaiono le colline maremmane che digradano verso il mare che, laggiù, infuria e rumoreggia sotto la spinta del maestrale.

    Successivamente la visione si restringe: compare il borgo, con le sue strade percorse da gente che sembra, nonostante la stagione, allegra. Il punto di osservazione sembra più provenire da una finestra alta dalla quale, oltre che osservare la vita del villaggio, si può sentire l'odore del mosto che fermenta nelle cantine.

    Poi il campo si restringe fino ad entrare in una casa: la spaziosa cucina contadina in cui il protagonista indiscusso è il focolare. L'occhio è attratto dallo spiedo che gira lentamente: si può anche sentire lo sfrigolio del grasso che cade sulle braci. Poi si passa al cacciatore, che se ne sta sull'uscio. Infine, il punto di vista si sposta dall'uscio verso il cielo, dove c'è una fuga di uccelli che si stagliano neri contro le rosse nubi del tramonto.

    Il passaggio dei sentimenti, dalla tristezza della nebbia, all'allegria del focolare, è evidente:

    la vita continua a svolgersi nonostante la natura ostile, trovando anche momenti di serenità.

    Un'ultima annotazione sulla struttura metrica e sulle allitterazioni: la relativa facilità della memorizzazione è certamente dovuta alla semplice ma efficace struttra settenaria, che ispira una musicalità tipica delle filastrocche e delle ninne nanne.

    Molte le allitterazioni e le onomatopee: ebbia/, / iggi /, / eggia /; / bor/, /ri /, / ir/, / spro/, /or/, /ra /, / ar / costituiscono la "melodia", sostenuta dal suono della a di ogni sillaba iniziale di verso (Ma, da, va, l'a-). Interessante la parola rallegrar, che è quasi un palindromo ("rargellar").

    L'onomatopea è evidente nella terza strofa: i suoni / ppi/, /cce/, /spied/, /scoppie/, / ttando/, /fischia/, /uscio/ servono a rappresentare i rumori che provengono dal focolare e lo zufolare soprappensiero del cacciatore. Il colore caratterizza, invece, l'ultima strofa, non tanto per gli aggettivi rossastre e neri, quanto per la presenza di vocali scure come la /o/ e la /u/ (rossastre, nubi, stormi, uccelli, esuli, vespero) che indicano un sentimento di tristezza, appena temperato da un lieve speranza che si manifesta nelle vocali di suono chiaro e nel rosso del tramonto ("rosso di sera, bel tempo si spera").

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