Cleo. ha chiesto in Arte e culturaLibri ed autori · 9 anni fa

cos'è la crisi dell'io di cui parla Pirandello?

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  • Anonimo
    9 anni fa
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    IL PENSIERO E LA POETICA

    Nella formazione culturale, Pirandello, incontrò l’opera dei grandi veristi: Capuana, Verga, De Roberto. S’interessò anche agli studi di psicologia di Alfred Binet (Le alterazioni della personalità) e a quelli del relativismo di George Simmel il quale affermava che non esiste una verità assoluta ma solo una soggettiva. Per lui la vita è un continuo fluire che crea “forme” che poi deve distruggere. Questi termini di “vita e forma” saranno usati nell’”Umorismo”.

    Pirandello vede la realtà come un magma caotico, dal quale però si stacca per affermare la propria identità attraverso una maschera che non gli permette di vivere.

    Tutta la poetica di Pirandello si può riassumere in un solo concetto il relativismo.

    Pirandello s’inspira alle teorie di Freud anche se a differenza di Svevo non lo ha mai letto.

    Il Relativismo corrisponde alla frantumazione dell’io: l’uomo non è una sola persona ma si suddivide in tante persone. Da ciò deriva che non esistono delle verità e dei valori assoluti: ognuno percepisce la realtà non per quello che è ma per come la vede in un determinato momento, a seconda anche della propria educazione (religione, famiglia, ecc…).

    Il Relativismo corrisponde al dualismo tra vita e forma: la vita è un libero fluire degli istinti umani e la forma è una maschera che la società ci impone. Di maschere ce ne sono due: un’attribuita da noi stessi e un’altra che ci viene imposta dalla società, e che c’imprigiona nella trappola delle convenzioni sociali. La prima trappola è la famiglia. Si diventa così forestieri della vita e spettatori della vita altrui. La realtà è multiforme poiché ognuno la guarda con occhi propri.

    Secondo Freud nell’uomo esistono tre personalità: Es= che corrisponde all’io inconscio; Io= che corrisponde all’io cosciente e che è il tramite tra l’Es e il Superio; Superio= che corrisponde alla maschera pirandelliana.

    Per fuggire da questa realtà esistono tre possibilità: il suicidio; la pazzia (qui emerge l’elemento autobiografico che si ricollega alla pazzia della moglie); e infine il vedersi vivere, che è un po’ come morire (la vita non la vivo ma la vedo dal di fuori).

    Egli, insieme a Svevo, rappresenta la crisi dell’uomo che ha visto crollare tutti i valori della civiltà borghese. Originale prodotto della sua riflessione è la Lanterninosofia: che corrisponde al rapporto tra uomo e mondo. Gli uomini rispetto alle altre specie hanno il privilegio di “sentirsi vivere”. Essi lo usano come strumento di conoscenza del mondo esterno, illudendosi di averne una conoscenza oggettiva. In realtà ognuno di noi ha un’idea soggettiva del mondo esterno. Questo sentimento della vita è paragonabile a un lanternino (sapienza) colorato, che ci portiamo appresso e che diffonde un chiarore debole che fa apparire minaccioso il buio. Con questi lanternini noi alimentiamo i grandi lanternoni delle ideologie, che in determinati periodi della vita cadono e ci lasciano vagare nel buio. Noi abbiamo così inadeguati strumenti di conoscenza, da cui ricaviamo un senso di smarrimento per il buio che ci circonda.

    A questa situazione pessimistica Pirandello cerca una soluzione attraverso il “teatro dei miti”.

    spero ti sia d' aiuto ciao

    Fonte/i: mio libro
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