Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 9 anni fa

mi potete fare un tema sui disastri ambientali?

2 risposte

Classificazione
  • Anonimo
    9 anni fa
    Migliore risposta

    La difesa dell'ambiente

    Tra le esigenze più sentite dall'uomo contemporaneo c'è quella di vivere in un ambiente salubre ed esteticamente piacevole.

    Si tratta di soddisfare i bisogni di sopravvivenza e di conservazione, ma anche di placare il proprio desiderio spirituale di bellezza.

    La rivoluzione industriale, se da un lato ha migliorato il tenore di vita di strati sociali altrimenti esclusi dalla fruizione di tutta una serie di beni e servizi, ha dall'altro creato degli squilibri nell'ecosistema globale. E il liberismo sfrenato, da molti auspicato in economia come catalizzatore di sicuro progresso, minaccia di produrre danni ancora più terribili.

    Le metropoli, troppo densamente abitate, sono già oggi invivibili; i centri urbani del mondo sviluppato sono soffocati da un traffico ingovernato e folle, dallo smog che impedisce di respirare, dalle esalazioni industriali che a volte minacciano da vicino i cittadini; le acque, spesso usate senza razionalità e rispetto cominciano già a scarseggiare, quando non sono avvelenate da ogni sorta di veleno prodotto dalle lavorazioni industriali e dai consumi domestici o inquinate da microrganismi patogeni, il cui sviluppo è dovuto ad uno sviluppo produttivo non armonioso.

    Il disastro ecologico determinato dal cambiamento radicale della produzione e dell'economia, ha determinato come reazione, un movimento di idee critico verso la civiltà industriale. Il filone principale di questa ideologia antindustriale è rappresentato dal marxismo e da tutte le sue ramificazioni ideologiche novecentesche. Il movimento ecologista, che oggi raccoglie in qualche modo l'eredità di questo pensiero critico radicale, ha rinunciato beneficamente a molti massimalismi e fondamentalismi ideologici (e ad altri sarebbe bene rinunciasse) e si è andato invero stemperando in un un movimento variegato, dalle molte anime, ma con un obiettivo comune: garantire all'uomo la vita nell'ecosfera, la più armoniosa e salubre possibile.

    Qualsiasi intervento parziale, settoriale, locale sull'ambiente ha, secondo me, scarse probabilità di successo.

    Sempre più va profilandosi la necessità di intervenire sul modo di produrre, nell'impedire quelle lavorazioni che, come sottoprodotti generano veleni pericolosi per l'uomo, nel cercare delle fonti di energia il più pulite possibile.

    Non si tratta di predicare un'austerità ideologica fine a se stessa; tutti, credo, vogliamo continuare a godere degli agi e delle comodità che il mondo contemporaneo ci offre copiosamente. Si tratta, però, di modulare meglio, in maniera più concertata e razionale, lo sviluppo.

    Il ruolo di regolatore deve essere ripreso dallo Stato o da quegli organismi sovranazionali che ne hanno l'autorità. E' necessario che le istituzioni riacquisiscano il loro ruolo, cui troppo frettolosamente avevano abdicato, di arbitri del mercato e della vita economica, con troppa euforia e superficialità lasciati nelle mani della pur necessaria iniziativa, intelligenza e lungimiranza dei singoli.

    Lo Stato, o chi per lui, deve fissare delle regole da rispettare e stabilire con chiarezza cosa è lecito e cosa è illecito.

    La cosiddetta "mano invisibile", benefica regolatrice di ogni cosa, è ormai un'utopia a cui credono in pochi.

    Sull'uomo contemporaneo urgono e incombono, inoltre, le gravi responsabilità nei confronti delle generazioni future.

    Superare il narcisismo egotista del massimo piacere e divertimento da realizzare nel presente immediato significa dirigere il nostro pensiero al benessere dei nostri figli e nipoti, consegnare loro, in una ipotetica e ideale staffetta, un pianeta vivibile.

    Non solo; significa tutelare il patrimonio urbanistico, architettonico e artistico delle nostre città, così piene di storie e di cultura.

    Soddisfare il nostro senso estetico e permettere che le testimonianze più alte delle civiltà che ci hanno preceduto siano accessibile anche alle generazioni future.

    Per ottenere questi importanti obiettivi, c'è bisogno si diffonda in maniera sempre più capillare, e massimamente in coloro che amministrano e governano, una sensibilità e una cultura che anziché alla quantità, siano orientate alla qualità.

    • Accedi per rispondere alle risposte
  • Anonimo
    9 anni fa

    Ecco un articolo sui disastri ambientali da cui puoi prendere spunto per il tuo tema d'italiano: Negli ultimi 20 anni i disastri naturali sono quadruplicati, passando dai circa 129 all'anno nella metà degli anni Ottanta, ai 500 all'anno di oggi. E' l'allarme lanciato dal Wwf, in una dossier pubblicato in vista di Stand Up 2009, una iniziativa a cui prenderanno parte di milioni di persone in tutto il mondo tra il 16 e il 18 ottobre prossimi, che si alzeranno in piedi contemporaneamente per ricordare ai rispettivi di governi di mantenere gli impegni presi contro il cambiamento climatico.

    A causa del riscaldamento globale, spiega il Wwf, tra il 15% e il 37% delle piante terrestri e delle specie animali potrebbero estinguersi entro il 2050. Mentre in assenza di misure adeguate il libello del mare potrebbe alzarsi anche di un metro entro il 2100.

    Scenari drammatici che, sottolinea l'organizzazione ambientalista, colpirebbero soprattutto i Paesi poveri: se il livello del mare continuerà a salire al ritmo attuale, a pagarne le spese più di tutti sarà il Bangladesh, che si troverà ad avere 35 milioni di sfollati. Tra il 1990 e il 1998 il 94% dei disastri naturali, complessivamente 568, ha colpito i Paesi in via di sviluppo. Tra il 2000 e il 2004, invece, 262 milioni di persone sono state colpite da disastri legati al clima.

    Ma il riscaldamento globale porterà anche la sete: entro il 2025 soffriranno la scarsità d'acqua 1 miliardo e 800 milioni di persone, la maggior parte delle quali in Asia e Africa. E se 180 milioni di persone soffrono la fame già oggi, altri 49 milioni potrebbero esserne colpite entro il 2020 e, se non si interviene, il numero potrebbe salire a 600 milioni entro il 2080. Il riscaldamento globale, infatti, potrebbe provocare un crollo del 50% della produzione agricola in alcuni Paesi poveri. Non solo, ma l'aumento delle temperature avrà conseguenze anche sulla salute: Brasile, Sud Africa e Corno d'Africa, saranno colpiti da malattie infettive oggi assenti, grazie al clima temperato.

    Secondo il dossier del Wwf, sarebbe sufficiente un investimento dell'1% del Pil mondiale ogni anno per arrestare il cambiamento climatico. Occorre, spiega l'organizzazione ambientalista, 'concordare un regime climatico forte e vincolante a partire dal 2012', e 'assicurare che le emissioni di carbonio raggiungono un picco entro il 2017 per poi diminuire rapidamente subito dopo, allo scopo di tagliare le emissioni globali di almeno l'80% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2050'.

    • Accedi per rispondere alle risposte
Altre domande? Fai una domanda e ottieni le risposte che cerchi.