Gara di racconti brevi?

Il sito "concorsi non ufficiali" apre aperta la competizione "Racconti in libertà".Non sono previsti premi ma solo la volgia dui mettersi in gioco.Scrivete un breve racconto su qualsiasi argomento e al più presto possibile vi comunicherò i risultati!

2 risposte

Classificazione
  • 10 anni fa
    Risposta preferita

    Okay, ci provo con una storia che ho già messo come risposta tempo fa

    Chi nelle notti d'inverno non temeva il gelo e la fame dei lupi, o aveva talmente fretta di raggiungere il villaggio a ovest da non curarsene, allora doveva attraversare il bosco. Così faceva il giovane, tremando nel mantello troppo sottile e incespicando nella neve che gli arrivava ai polpacci. Di ritardare il proprio ritorno alla bottega non se ne parlava proprio. Il padrone non aveva vergogna né ad affidargli le proprie commissioni personali né a rimproverarlo se a causa di esse non si presentava al lavoro puntuale alle nove di mattina. Per fortuna aveva smesso di nevicare, e la luna e le stelle brillavano intense come lampade a olio. Il ragazzo seguiva il sentiero, scansando gli alberi neri gelati, finché, improvvisamente, si trovò in una radura. Il percorso non gli era nuovo, ed era certo di non aver sbagliato strada, eppure quel luogo gli appariva per la prima volta. Al centro vi spiccava una figura che pensò essere una roccia coperta di neve o la carcassa congelata di un cervo. Invece, come scoprì con sgomento avvicinandosi, si trattava di una ragazza. Seduta su un masso, la testa china come se fosse assorta nei suoi pensieri, indossava un abito leggero di un tenue color argento ed era completamente ricoperta da una scintillante patina di ghiaccio. I capelli biondi soltanto si agitavano liberi, con solo qualche cristallo di neve imprigionato tra le ciocche. La pelle congelata, sotto la crosta di brina, era biancoazzurra quasi come il vestito, le ciglia immobili. Il suo volto triste, assente, era il più bello che il ragazzo avesse mai visto. Preso da un desiderio irrazionale, si tolse il mantello e vi avvolse il corpo della giovane, che era freddo e duro come una roccia congelata, e prese a sfregarle le spalle e la schiena, cercando di passarle il suo poco calore. I piedi di lei erano nudi e immersi nella neve, li prese tra le mani e li scaldò, vi avvolse intorno la sua sciarpa. Cercò di accendere un fuoco accanto a lei, lottando con la legna troppo umida. Si sedette vicino a lei abbracciandola e sussurrando al suo orecchio insensibile parole di conforto. Riattizzò innumerevoli volte il pallido fuoco con le sue dita gelate. Si tolse la giacca di panno e la mise sulle spalle di lei, rimanendo in maniche di camicia. Cercò di sciogliere il ghiaccio col proprio respiro. Passò tutta la notte con lei, dandole ogni goccia del proprio calore. E all'alba non gliene restò più un briciolo in corpo, e, in mezzo alla radura fatata, due statue gemelle imprigionate nel ghiaccio condividevano un eterno abbraccio d'amore.

  • CIAO!

    Mi è venuta fuori una cosa un po' strana....la canzone in questione è dei Doors " Alabama Song". Spero vi garbi answeriniii!

    “ Well, show me the way

    To the next whisky bar

    Oh, don't ask why

    Oh, don't ask why ”

    Il suono della radio fu scosso da una delle solite intermittenze. La casa isolata, nella palude. Quel suono da solo avrebbe potuto sembrare desolato, così solitario in quel assoluto silenzio.

    John alzò appena il capo, asciugandosi la fronte dal sudore. Quella sera perfino le cicale avevano smesso di gracchiare, sentendo il gran caldo.

    Fissai la radio aspettando che la voce profonda iniziasse a cantare. Non fu così.

    Odiavo quel posto. Così isolato. Così fuori dal mondo.

    Desideravo vivere quegli anni meravigliosi, la mia giovinezza, in città ben più grandi e aperte di mentalità. Il profondo sud mi opprimeva.

    - vado a prendere delle torce a olio, la zanzare mi stanno sbranando-

    - e non solo a te…- mio fratello mi sorrise - brava stellina, portami anche qualcosa da bere-

    “Show me the way

    To the next whisky bar

    Oh, don't ask why

    Oh, don't ask why “

    Il suono tornò. La cucina era vuota e buia. Le tendine di pizzo erano ingiallite. Il tavolo di quercia esibiva fieramente gli squarci causati dal tempo. E non solo….

    Proprio lì, papa era morto. Ucciso da ignoti.

    Ero ritornata lì quel giorno, dopo scuola, e mi ero immobilizzata davanti alla scena. Mio padre freddo e pallido. Il suo viso colorato dal sangue versato. Gli occhi aperti che fissavano il soffito. Mentre i piccoli predatori del sud già iniziavano a festeggiare col suo corpo.

    Chiusi gli occhi, fingendo che quel ricordo fosse stato solo un brutto sogno.

    Presi un accendino e lo infilai in tasca, mentre gli echi della radio già mi facevano dimenticare la richiesta di mio fratello. Lo chiamai per nome. – Ehi, cosa vuoi da bere?-

    - John?-

    Non ricevevo risposta. Arrivai lentamente fino alla veranda, illuminata solo da una piccola lampada a muro. –John, mi senti?-, fissai la vecchia sedia a dondolo, di quel bianco latte un po’ scrostato. Era vuota. Lui non c’era.

    “For if we don't find

    The next whisky bar

    I tell you we must die

    I tell you we must die

    I tell you, I tell you

    I tell you we must die “

    Fissai il vuoto, dritta davanti a me. – John? Dove sei?-

    Nessuna risposta.

    I miei occhi iniziarono a bruciare. Non poteva essere…i miei incubi non dovevano, non potevano avverarsi, ora, di nuovo. Non adesso.

    Estrassi l’accendino, infiammando la miccia della torcia di bambù. La usai come lampada.

    - Jo’ vieni fuori. Se è uno scherzo, non mi diverte affatto, sappilo-

    Feci qualche passo, calpestando l’erba del giardino. Perché non ricevevo risposta?

    La palude, la boscaglia folta a pochi metri. – John, ti prego…-il suono della mia voce era una supplica. Mi morsi le labbra, potevo vedere il mio viso contrarsi in una smorfia di dolore.

    “Oh, moon of Alabama

    We now must say goodbye

    We've lost our good old mama

    And must have whiskey, oh, you now why”

    I miei occhi schizzavano da una parte all’altra. Fissavo ogni punto in quelle tenebre, dove l’unica cosa che riuscivo a scorgere era lo stesso buio. Sentivo solo lo scroscio delle acque fetide.

    Forse udivo solo un lontano ronzio.

    Lo stesso ronzio che avevo sentito vorticare sopra il corpo di mio padre.

    Deglutii. No, non volevo crederci.

    Avanzai lentamente. Le lacrime agli occhi. Zanzare. Un vortice di puntini neri, sopra un corpo illuminato appena dalla luna.

    “For if we don't find

    The next little girl

    I tell you we must die

    I tell you we must die

    I tell you, I tell you

    I tell you we must die”

    La torcia cadde. Potei udire solo il mio urlo straziante.

    Poi il silenzio.

    Silenzio.

    ORA DAMMI LA MIGLIOR RISPOSTA!

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