Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 9 anni fa

Potreste darmi un piccolo aiuto con questa poesia?

Città vecchia - Umberto Saba

Spesso, per ritornare alla mia casa

prendo un'oscura via di città vecchia.

Giallo in qualche pozzanghera si specchia

qualche fanale, e affollata è la strada.

Qui tra la gente che viene che va

dall'osteria alla casa o al lupanare

dove son merci ed uomini il detrito

di un gran porto di mare,

io ritrovo, passando, l'infinito

nell'umiltà.

Qui prostituta e marinaio, il vecchio

che bestemmia, la femmina che bega,

il dragone che siede alla bottega

del friggitore.

la tumultuante giovane impazzita

d'amore,

sono tutte creature della vita

e del dolore;

s'agita in esse, come in me, il Signore.

Qui degli umili sento in compagnia

il mio pensiero farsi

più puro dove più turpe è la via.

L'esercizio mi chiede:

La poesia descrive un ambiente popolare e una piccola galleria di personaggi. Dove emerge il carattere non naturalistico della rappresentazione? Rispondi facendo riferimento in particolare agli elementi stilistici del testo.

Sinceramente, non ci vedo nulla di "non naturalistico". Saba ha descritto la vita di strada, e in essa ci ha trovato un rapporto con l'infinito e con Dio. Voi cosa ne dite?

1 risposta

Classificazione
  • Kiss90
    Lv 5
    9 anni fa
    Migliore risposta

    Il poeta ci descrive un momento abituale della sua giornata, della sua vita; quando tornando verso casa attaversa strade della parte più vecchia della città di Trieste: la zona portuale. Egli attaverso i suoi occhi ci fa vedere attimi di vita vissuta come se venissero fotogarafati. Con questi versi il poeta ci comunica anche il suo stato d'animo, i suoi sentimenti che prova in quel momento. La prima strofa inizia con l'avverbio "Spesso" per indicare che questa situazione non è occasionale ma piuttosto frequente. Ci appare immediatamente l'immagine di una via della zona portuale di trieste "Città Vecchià " che il poeta percorre per raggiungere la sua casa. E' sera la strada affollata è illuminata da qualche fanale. Con la prima strofa si conclude la descrizione da esterno, oggettiva che il poeta ci fornisce all'inizio dell'ambiente circostante, infatti con la seconda strofa il poeta non è più un estraneo, ma si trova "tra la gente che viene che va". Queste persone vanno allo stesso modo a casa o al lupanare senza particolari problemi. Saba paragona le merci e gli uomini a dei detriti, a degli scarti, a dei rifiuti di una grande città come Trieste. Ma lui proprio in mezzo a questa gente ritrova "l'infinito nell'umiltà". L'infinito, un qualcosa di immenso, indeterminato, indefinito, senza confini, viene trovato dal poeta nell'umiltà di questa gente. A questo punto Saba ci da una descrizione più dettagliata delle singole persone facendocele vedere ad una ad una. Il poeta ci elenca una serie di persone, umili, di basso rango come una prostituta con un marinaio, un vecchio che bestemmia, una donna che litiga, un personaggio che siede ad una bottega di un friggitore. Saba quest'ultimo ce lo fa immaginare come un uomo, vecchio, grasso, con un sigaro che fa fumo e fa una luce rossa nella notte, un "dragone". E continua: una giovane tumuluante impazzita d'amore, definendo questo insieme "creature della vita e del dolore". Creature quindi, che nonostante appartengano agli strati più bassi della società, vivono come tutte le altre persone, momenti belli, positivi nel loro piccolo, e i momenti brutti, negativi e dolorosi. Come appena detto, anche queste sono creature come tutte le altre e quindi figli di Dio, il Signore, che non abbandona i propri figli ed è presente anche in questi luoghi, anche nella parte più povera, depravata e peccatrice della città. E come in loro il Signore si agita anche nel poeta. Nella terza ed ultima strofa Saba esprime i suoi sentimenti e ci fa capire che lui qui non si sente un estraneo, ma in "compagnia". Il suo pensiero, la sua anima, le sue preoccupazioni si alleggeriscono proprio qui in un ambiente vergognoso e peccaminoso.

    Nella lirica prevale la paratassi. Infatti vengono accostate principali, coordinate e sono presenti poche proposizioni subordinate. Gli ultimi tre periodi iniziano con l'avverbio di luogo "Qui" rispecchiando un'anafora. Nel quinto e nell'ultimo verso sono presenti due antitesi: la prima "viene" e "va"; la seconda "puro" e "turpe". Il secondo "Qui" introduce un'enumerazione verso metà del componimento costituita dall'elenco di persone che vede il poeta. Nel terzo e quarto verso è presente sia l'anastrofe che l'iperbato: "Giallo in qualche pozzanghera si specchia qualche fanale"; nel settimo l'anastrofe "son merci ed uomini il detrito"; infine è presente nel diannovesimo verso un'altra anastrofe "s'agita in esse come in me, il Signore". La punteggiatura in questo componimento ha funzione di dividere le varie immagini, i veri momenti descritti e per quanto riguarda l'aspetto grafico possiamo notare invece, come il centro del componimento sia isolato dalla prima e dalla terza strofa, le quali fungono rispettivamente da introduzione e da conclusione.

    • Accedi per rispondere alle risposte
Altre domande? Fai una domanda e ottieni le risposte che cerchi.