parafrasi x media di ulisse e polifemo please !!!!!!!!!!111?

dal versetto 1 al 30 con testo vicino grz per domaniiiii

Aggiornamento:

fummo presto alla grotta.

ma egli non c' era:al pascolo guidava il suo gregge.

E dentro la spelonca, guardavamo stupiti ogni cosa :

colmi di caci i graticci; e fitti i recinti

d'agnelli e capretti,gli uni distinti dagli altri:

a parte i primi nati,a parte i secondi ,e poi gli ultimi.

Il siero traboccava dai vasi,dalle secchie ,dalle conche

in cui mungeva il latte.Qui,allora,i compagi

mi pregarono(e con quali parole!)di portar via dei caci,

e spingere agnelli e capretti dai chiusi

e di tornar in fretta verso la nave veloce

per riprendere il mare. ma non volli ascoltarli

(ed era la cosa migliore);volevo vedere il Ciclope

e ricevere i doni degli ospiti . ma poi ai compagni

non doveva il Ciclope apparire d'amabile aspetto!

Acceso il fuco offrimmo primizie agli dèi,

ed anche noi mangiammo dei caci,aspettando seduti.

Tornò il Ciclope dal pascolo con un carico enorme

di legna già secca ,da bruciare durante la cena,

e con alto fragore lo gettò nella grotta;

e noi spaventati cercammo un ri

Aggiornamento 2:

fugio nell'ombra. egli nella vasta caverna spinse il gregge da mungere

e i maschi,capri e arieti,lasciò nell'alto recinto.ùbenchè grave di peso, mise un enorme macigno.

Ventidu carri ben saldi a quattro ruote non l'avrebero smossa da terra: tale la rupe

che pose contro la porta. Poi,seduto,mungeva una ddopo l'altra e pecore e cape belanti,

e un piccolo nato metteva sotto ad ognuna.

2 risposte

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  • Anonimo
    9 anni fa
    Migliore risposta

    devi mettere il testo almeno...io ho questa vedi se ti può essere utile:

    essendo approdato kon la sua nave e i suoi compagni sull'isola dei ciclopi, decide di partire per una rapida perlustrazione, accompagnato da 10 compagni. Camminando x l'isola, giungono all'entrata di una grotta che sembra essere piena di cibi e comodità; dapprima timorosi, poi sempre più sicuri gli uomini entrano, e, vedendo latte, formaggio ecc. si mettono comodamente a mangiare. Ad un certo punto sentono dei rumori provenienti dall'esterno ke s fanno sempre + vicini, e all'improvviso compare davanti alla soglia della caverna un enorme mostro con un solo occhio in mezo alla fronte. Gli uomini non hanno il tempo x nascondersi, e così Polifemo li vede: Ulisse pensa, non conoscendo l'indole del ciclope, che sia meglio parlare civilmente e kiedere ospitalità, così incomincia un lungo discorso cercando di conquistarsi la sua simpatia. Il ciclope, tuttavia, non si fa addolcire dalle parole di Ulisse, anzi gli risponde in malo modo e altrettanto male parla degli dei, facendo intuire al lettore il suo carattere egoista e arrogante. Polifemo si avvicina agli uomini afferrando un uomo e sbattendolo malamente sul pavimento della grotta x poi ingoiarlo. Ulisse e i compagni sono atterriti e spaventati dalla piega ke hanno preso le cose in questo momento, così, appena il cilope esce x portare le sue greggi al pascolo, architettano un piano. Infatti, la sera, al ritorno del ciclope, Ulisse gli offre un'otre di vino, in modo da farlo ubriacare e da farlo cadere addormentato. Poi, con l'auito dei compagni, prende un enorme bastone al quale durante il giorno aveva affilato la punta, e lo infila con forza nell'occhio di polifemo, che così viene acceccato. Il ciclope urlando lo maledice e gli chiede il suo nome, al quale Ulisse risponde 'Nessuno' così il ciclope urlando grida 'Aiuto!Nessuno mi ha acceccato!', affermazione senza alcun senso. Ora Ulisse deve trovare un modo x uscire dalla caverna ke Polifemo kiudeva sempre con 1 enorme masso; così lega i suoi compagni sotto il ventre delle pecore ke Polifemo avrebbe portato al pascolo la mattina, legando sè stesso sotto al più grande caprone. Infatti, la mattina dopo Polifemo tastanto il vello delle pecore non si accorse degli uomini ke erano legati sotto, e YUlisse con i compagni riuscì a fuggire.

  • 9 anni fa

    Il viaggio di Ulisse prosegue ma si arresta quasi subito nella terra dei Ciclopi; ed è qui che abbiamo il famoso passo di Polifemo.

    Polifemo pascolava le sue greggi quando Odisseo e i compagni giungono alla sua enorme spelonca e, credendo nell'ospitalità del Ciclope, rimangono ad attenderlo per favorire assieme al mostro i suoi viveri.

    Poco tempo dopo egli arriva con la mandria e, non accorgendosi subito della presenza degli estranei, sbriga le solite faccende (mungere le capre e le pecore e disporre il latte). Ma ecco che il ciclope li scorge nel fondo della caverna e, lasciandoli tutti terrorizzati dalle sue parole, prende due dei compagni di Ulisse e li divora come cena. Il mattino seguente, prima di portare al pascolo il bestiame, Polifemo uccide ancora due uomini e Ulisse, vista l'uscita della caverna bloccata da un enorme masso e volendo vendicarsi per la morte degli amici, elabora un piano: ordina ai compagni di sgrossare e levigare un grosso tronco trovato nella grotta (rendendone aguzza un'estremità) da utilizzare per accecare il gigante dopo averlo fatto ubriacare. Il tentativo riesce e quindi Ulisse si prepara per la fuga: lui e i suoi compagni si legano al ventre dei caproni. Il mattino seguente Polifemo, ormai ceco, tasta il bestiame sulla groppa per prevenire eventuali evasioni. Ma lo stolto non si accorge di nulla e così Ulisse con gli amici rimasti torna sulla nave e riprende il mare.

    In questo passo dell'Odissea, se analizzato, si può certamente notare, per contrasto fra Ulisse e Polifemo, una grande esaltazione dei Greci. Innanzi tutto la descrizione della spelonca del mostro che come dimensione e aspetto rassomiglia in tutto il suo proprietario, diventando così un locus orridus (topos letterario per indicare un luogo caratterizzato di lati alquanto negativi o malefici o spaventosi) dove perdono atrocemente la vita sei compagni dell'eroe greco. Quest'immagine è sicuramente frapposta a quella dell'abitazione di Ulisse, una gran reggia circondata da un luminoso mare.

    In seguito i comportamenti primitivi dei Ciclopi innalzano quelli alquanto civilizzati e sviluppati dei Greci. Essi, infatti, non lavorano la terra ".. fidando negli dei immortali..", non sanno navigare (mentre i Greci sono degli abilissimi e famosi navigatori), non vivono in gruppi più ampi del loro ristretto gruppo famigliare e "..ciascuno comanda sui figli e le mogli, incuranti gli uni degli altri.." (mentre i Greci hanno un forte senso della vita famigliare, il cui esempio è Ulisse), "..costoro non hanno assemblee di consiglio, né leggi..", caratteristiche di una vita sociale organizzata e quindi serena. I Ciclopi sono solo dei rozzi pastori e ciò, come detto in precedenza, rivaluta gli abili e civilizzati Greci.

    Ma ciò che distingue i Greci non è solo la civiltà sviluppata che dimostrano, è anche la gran fedeltà agli dei cui devono tutto. Polifemo, infatti, divorando i compagni di Ulisse, calpesta quelle che sono le leggi dell'ospitalità (il dovere cioè di accogliere un ospite e di aiutare un supplice quale è Ulisse), sacre al popolo greco in quanto proclamate da Zeus in persona. Così facendo il Ciclope disprezza gli dei e arriva addirittura a proclamarsi più potente di loro, dimostrando quindi una grande sfacciataggine che i Greci mai si permetterebbero con i loro compagni, figuriamoci con gli dei sacri!

    Purtroppo la sfacciataggine non è l'unico difetto di Polifemo (il mostro per eccellenza) che si presenta anche come terribilmente stupido, il che va tutto a vantaggio dell'astuzia di Ulisse. La sua tontaggine si nota specialmente nel suo riferire ai compagni Ciclopi che "..Nessuno mi uccide!..", non rendendosi conto della stupidaggine appena pronunciata. La formidabile astuzia di Odisseo, in questo passo, è delineata sia nel dire a Polifemo di chiamarsi Nessuno, sia nell'architettare il piano per fuggire. La sconfitta del mostro anche in questo campo diviene automaticamente l'esaltazione delle capacità di Ulisse.

    Infine rimane uno scontato contrastante aspetto fisico del gigante e quello dell'eroe. Di Polifemo non abbiamo una perfetta descrizione fisica ma sono i suoi comportamenti, le sue parole, le reazioni che provoca in Odisseo e nei suoi compagni che lo descrivono come un essere orrido e mostruoso. Il gigantismo di Polifemo e caratterizzato dalla sua capacità di trasportare carichi alquanto grevi, spostare l'enorme masso all'ingresso della vasta spelonca. La sua bestialità è connotata dal modo in cui ha orribilmente divorato e straziato i compagni di Odisseo. Insomma, ciò che esce da tali descrizioni è l'immagine di un mostro da un occhio solo alquanto spregevole, immagine che stona con quella luminosa, aitante e astuta di Ulisse.

    Questo passo, oltre ad essere (come accennato prima) la grande esaltazione del protagonista dell'Odissea e quindi del popolo greco in generale, è anche un mirabile esempio di epica. L'ho apprezzato molto sotto ogni punto di vista, per le descrizioni ben curate, la suspance che caratt

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